“Quello che non ho” con Neri Marcorè: ritornare a volare, a sognare e ad amare la bellezza

Data:

Trieste, Politeama Rossetti, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Sala Assicurazioni Generali, dal 21 al 22 marzo 2017

Ci sono molti modi per esprimere la propria coscienza civile. La cosa migliore è usare quel che si sa fare, trasformarsi in cassa di risonanza del proprio sentire e dar così vita a un’azione dotata di senso. Quello che non ho, spettacolo di teatro-canzone interpretato da Neri Marcorè assieme a Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini (voci e chitarre) è proprio questo.

Il tessuto drammaturgico è stato creato a partire dall’incontro tra il pensiero di due poeti che seppero essere, ognuno a modo proprio, anche dei profeti capaci di volare con le parole: Fabrizio De Andrè e Pier Paolo Pasolini. Assieme costituiscono la trama e l’ordito su cui si è costruito un arazzo contemporaneo dai colori vivi, intensi, ricco di immagini provocatorie e ironiche in grado di suscitare un’indignazione pacata, ma non per questo meno scomoda, che solleciti delicatamente alla ricerca di una rinnovata bellezza, che suggerisca la necessità di ripartire da un’umanità matura, civile, nella quale non ci sia più posto per le intolleranze piccole e grandi, in cui etica ed estetica procedano assieme cogliendo l’essenza e la sofferenza presente nel Volto dell’Altro, specchio della nostra.

Dotato di un timbro di voce che nel canto ricorda moltissimo quello di Fabrizio De André, Neri Marcorè ha accompagnato il pubblico in questa bella ed elegante alternanza tra canzoni, citazioni (soprattutto dagli Scritti corsari) e testi originali di Giorgio Gallione e di Giulio Costa (che ha collaborato alla drammaturgia); gli interventi strumentali e vocali, anche a cappella, sono stati curati con attenzione e misura.

Tali premesse, per essere efficaci, devono essere reali e concretamente agite, non si possono  limitare ed essere semplici parole, e in Quello che non ho la ricerca estetica ha avuto successo a partire dalla scenografia molto evocativa, essenziale ma non scontata, funzionale in modo preciso a quel che avverrà. Per tutta la durata dello spettacolo è stato possibile apprezzare di nuovo l’esercizio di un’intelligenza profondamente solidale verso gli ultimi e al contempo lucidamente attenta a cogliere con sguardo impietoso le malvagità di chi vuole soltanto godere dell’esercizio del potere senza pagare il prezzo della responsabilità da esso derivante; sembra quasi che quel tempo non sia passato, ma poi ci si riscuote per rendersi presto conto che la vicinanza è data dal fatto di essere figli di quella generazione i cui errori non abbiamo ancora superato: ci appartengono ancora, anche se in qualche modo trasformati e il Diverso da noi continua a farci paura. Come nell’arte, anche nella quotidianità le risposte facili non sono mai quelle giuste e quel che premia sono e saranno sempre l’impegno, la costanza, la ricerca di coerenza, l’ascolto, e non importa se a volte sembra costare troppo.

La capacità di volare è il primo concetto espresso, riferito ad entrambi ed è anche l’ultimo. Ci accoglie all’apertura del sipario e ci saluta a conclusione dello spettacolo e, anche se non sappiamo di preciso com’è che il nostro paese non riesca più a farlo, ci viene donata speranza e le lucciole, date per distrutte da Pasolini quale segnale inequivocabile della fine di un mondo più vicino al trascendente, ci sono ancora ad aiutarci a guardare il buio, cercando in esso la luce.

Ma forse, e in fondo questo spettacolo in qualche modo che lo suggerisce, oltre a volare dovremmo imparare di nuovo come si fa a sognare.

Paola Pini

Trieste, Politeama Rossetti, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Sala Assicurazioni Generali
Dal 21 al 22 marzo 2017
Quello che non ho
Canzoni di Fabrizio De Andrè
Drammaturgia di Giorgio Gallione
Scene di Guido Fiorato
Costumi di Guido Fiorato
Luci di Aldo Mantovani
Arrangiamenti musicali di Paolo Silvestri
Collaborazione alla drammaturgia: Giulio Costa
Regia di Giorgio Gallione
Produzione: Teatro dell’Archivolto
Interpreti: Neri Marcorè
e con Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini (voci e chitarre)
Dedicato a Pier Paolo Pasolini

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