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“La meccanica delle ombre”, una pellicola che indaga l’invisibilità sociale

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È un uomo privato di tutto, quello che Thomas Kruithof pone al centro de La mécanique de l’ombre, suo primo lungometraggio, presentato in questi giorni al Festival Rendez-Vous Nuovo cinema francese e dal 6 aprile nei cinema italiani.

È appunto un’ombra, ormai, Duval (François Cluzet), senza motori vitali: senza un affetto (è separato), un lavoro (è un ex contabile licenziato dopo anni di servizio), neppure un vizio a smuoverlo (si è lasciato l’alcolismo alle spalle). Gli resta solo il nome, un banale Duval, e una forte “etica del lavoro” che attira chi sta cercando un candidato meticoloso come lui, prono ed invisibile come lui. Clément, una vecchia conoscenza, un uomo potente – più che clemente, come il nome ironicamente indurrebbe a pensare – gli propone quel lavoro che potrebbe risollevarlo dalla frustrazione, un lavoro semplice e ben remunerato: trascrivere intercettazioni telefoniche. Così il mediocre Duval, da muto ingranaggio di un sistema subìto, diviene attivo testimone di una cabina di regia: prende gradualmente coscienza del luogo in cui è proiettato, e della rilevanza delle decisioni che vi vengono prese.

È la “meccanica delle ombre” del titolo quella che osserva Duval, a sua volta ombra dinamizzata. Trascrivendo i dialoghi dei potenti, scoprirà fake news, manipolazioni ed ossessioni da gerarchia; soprattutto, Duval dovrà trovare il coraggio di affrontare il mondo sotterraneo dei servizi segreti, imparando a disobbedire.

Forte il senso di angoscia che Kruithof crea intorno a Duval/Cluzet: il suo viaggio dell’eroe che abbandona il vecchio per affrontare il nuovo mondo è ricco di suspense. « Mi piace passare dalla commedia al dramma, dal dramma alla commedia. – dice François Cluzet – Questo personaggio così silenzioso, che resiste alle avversità, mi è molto piaciuto.» Cosa l’ha spinto ad interpretare il ruolo di un fragile, un uomo quasi distrutto dalla depressione? « L’insieme di tre elementi: una sceneggiatura molto riuscita e dettagliata, come una sorta di spartito perfetto; la personalità di Thomas Kruithof, molto impegnata nel suo progetto; e insieme, come sempre, i partner del film. Alba Rohrwacher interpreta un personaggio che sembra fragile ma nasconde qualcosa di forte. La loro è una relazione toccante.»

Kruithof scrive a quattro mani con Yann Gozlan il suo primo lungometraggio, uno spy thriller, dopo essersi fatto notare nel 2013 per il cortometraggio Rétention. I due delineano bene dei personaggi isolati, socialmente e sentimentalmente, che in fondo al cul-de-sac in cui si infognano trovano una spinta inaspettata – per il pubblico come per gli stessi personaggi. E la messa in scena di questa coproduzione francobelga, i costumi, il trucco, le luci, il sonoro, tutto concorre a sottolineare il percorso sempre più oscuro dei personaggi.

Un polar politico che funziona.

Maria Vittoria Solomita

Titolo originale La mécanique de l’ombre
Regia Thomas Kruithof
Sceneggiatura: Thomas Kruithof e Yann Gozlan
Interpreti François Cluzet, Alba Rohrwacher, Denis Podalydès, Sami Bouajila, Simon Abkarian, Philippe Resimont, Daniel Hanssens, Bruno Georis
Fotografia Alexandre Lamarque
Scenografia Thierry François
Montaggio Jean-Baptiste Beaudoin
Musiche Grégoire Auger
Suono Nicolas Provost, Jon Goc, Alexandre Widmer
Costumi Christophe Pidré
Casting Michaël Laguens, Michaël Bier
Produzione 24 25 Films
Coproduzione Scope Pictures, RTBF, SABAH 5 Productions
Genere Thriller
Durata 93’

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