Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

“I mirti ai lauri sparsi”. Parlare di Amore rispettando la tradizione nel mondo 2.0

Data:

Sanguigna era la rosa

e sanguigno il tuo bacio. Vagavamo nei boschi

cercando simboli del nostro amore…

Molle terriccio i tuoi occhi ove darsi al riposo,

castane tinte i miei e riflessi ombrosi di nascosti sentieri.

Anelavamo al segreto del Mondo con i respiri tra il fitto fogliame; e quelle regole arcane del tutto, seppure inconosciute,

palpitanti avevamo alte nei petti, che vibravano sazi

e mai sazi d’amore.

*

Vorrei esser come il vento e soffiare silente

onde recarti baci lieti e molli carezze.

Vorrei esser come il vento e soffiare silente

onde mirar gesti tuoi segreti e i sorrisi.

Vorrei esser come il vento e soffiare silente

onde sussurrar vaghe voci all’alma serene.

Come il vento io vorrei essere

tal da mirarti non veduto il giorno; tal da scaldarti non visto la notte.

Come il vento io vorrei essere e sussurrarti parole d’amore

che crederai, tu, venir di lontano.

La prima poesia è di Roberta Attanasio, la seconda di Salvatore Di Marzo. I due poeti non sono nuovi a pubblicare libri a quattro mani e anche in questo caso danno luogo a un lavoro insieme, che prende il nome di “I mirti ai lauri sparsi. Poesie d’amore”. Avevo già avuto il piacere di parlare di queste due personalità in passato e lo faccio oggi ribadendo in parte quei concetti che già avevo enunciato tempo fa, elogiando entrambi i poeti per riuscire ancora oggi, in una società così rapida e frenetica, a scrivere poesia in uno stile classico, parlando di una tematica che sempre è stata attuale e che per sempre lo sarà, quella dell’Amore.

Spesso ci è stato detto che le nostre poesie si distanziano dalla realtà sociale che si incontra di solito; questo è vero, e per il semplice motivo per cui è nella nostra intenzione separarcene. La realtà sociale per noi non è altro che l’idolo negativo dell’uomo contemporaneo. Essa è l’invisibile fantasma che aleg-gia sulle nostre volontà individuali imprigionandole, gettandole nella cattività.”.

Lo scrivono gli stessi Autori all’inizio della raccolta, contenti di sentirsi distaccati da una società che non sentono propria, una società che ha perso i suoi connotati naturali ed emotivi ponendo attenzione invece sull’ambizione e sul consumismo, che sia questo indirizzato al denaro o alla sfera sessuale. In questo senso ciò che ci circonda è andato verso una strada non di Amore, ma di assenza di Amore, quel nobile sentimento che così sta rischiando di perdersi in un mondo dove ormai esso esiste più di parola che di fatto. L’Attanasio e Di Marzo invece riescono ancora a raccontarcelo con freschezza, senza bisogno di fare uso di uno stile azzardato, ma anzi riproponendo un tradizionale stile lirico con grande attenzione alla metrica, alla rima, all’assonanza, alla bellezza sonora e musicale. In questo senso i due scrittori vogliono forse indirettamente farci comprendere che delle volte bisogna fare un passo indietro e che non sempre la proiezione nel futuro, che spesso e volentieri non è altro che una forzatura, risulta essere di buono auspicio. L’Amore è un sentimento nobile e come tale necessita di uno stile nobile, e quale nobiltà più grande può esistere rispetto alla bellezza classica, che pone attenzione a tutte le sue forme? Nonostante l’attenzione per la tradizione, la scrittura degli Autori non è comunque banale o fuori luogo, perché entrambi tramite a questa giungono a esplorare nuovi tasselli del linguaggio, facendo risultare questa raccolta, pubblicata per Youcanprint, fresca, viscerale, piacevole.

Stefano Duranti Poccetti

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