Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

“L’Ultima Madre” al Teatro Vascello di Roma

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Il periodo buio della tirannide militare in Argentina, rivissuta pure nel film “FRANCESCO” in cui qualcuno ha visto dei rapporti non troppo chiari e d’opposizione della Chiesa e dell’ordine Gesuita di cui Papa Bergoglio era superiore provinciale nei confronti del regime. La perdita dei primari ed inalienabili diritti civili ed il rapimento dei figli maschi nelle cliniche ostetriche per le coppie sterili dell’apparato gerarchico sono al centro del messaggio narrativo e drammaturgico del romanzo: “L’ultima madre”. Da questo testo il regista Giovanni Greco ha ricavato un omonimo spettacolo prodotto dal teatro di Messina e da quello dell’esatta fantasia in cui si pongono gli spettatori di fronte alla tensione emotiva e paura, sudditanza psicologica con turbe psichiche e nevrosi depressive che caratterizzarono la vita della maggior parte del popolo argentino, prima di quello Cileno sotto Pinochet, negli anni sessanta-settanta con l’oppressione esecutiva dei generali Massera e Videla. L’indagine sui “desaparecidos” nella nazione e sui bimbi rapiti nelle culle dei nosocomi mutando loro l’originaria identità è stata condotta principalmente a Buenos Aires nella “plaza de mayo”, dove la Casa Rosada e la Cattedrale, il Municipio e il Cabildo del governatore spagnolo dell’epoca dei Conquistadores si confrontano al di qua ed al di là del giardino; nella capitale verano luogo di tortura e soppressione, quali il garage Olimpo e la scuola militare della marina e della meccanica dove gli oppositori politici venivano   eliminati come nei lager e gulag dell’epoca nazi-staliniana. Altri venivano gettati dagli aerei ed affogati nel rio della plata che separa l’Argentina dall’Uruguay. Vediamo così una madre-nonna che, con un eclatante cartello di protesta appeso al collo, ricerca figli e nipoti, mentre Ignazio Mendoza è il burocrate militare che ha organizzato il piano losco e delinquenziale della loro sparizione fisica e demografica,per accontentare pure il desiderio di maternità della moglie Mercedes come è già stato denunciato in tanti film. Gli eventi descritti giungono a toccare i nostri giorni, ma prendono le mosse dall’emigrazione del Sud con le valige di cartone all’inizio del novecento in cerca di fortuna. Infatti l’ARGENTINA è per lo più un paese di oriundi Italo-Spagnoli di prima generazione, come si può desumere dal viale 25 luglio con il suo obelisco ed il teatro Colon dal quartiere Florida e dalla toponomastica. Le musiche sono di Daniela Troilo e dura fino al 7/05.

Susanna Donatelli

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