“Le rane” con Ficarra e Picone apre la stagione 2018/19 del Teatro San Ferdinando di Napoli dal 7 al 18 novembre

Data:

Al Teatro Ferdinando di Napoli, fino al 18 novembre 2018

Grande successo di pubblico per “Le rane” di Aristofane, lo spettacolo che ha aperto la stagione 2018/19 del Teatro San Ferdinando di Napoli, in scena fino al 18 novembre 2018. In questa nuova versione teatrale, con la traduzione di Olimpia Imperio, la collaudata coppia di comici palermitani Ficarra e Picone, protagonisti della commedia, sono diretti dal regista Giorgio Barberio Corsetti. Il riallestimento dello spettacolo, prodotto dall’I.N.D.A. (Istituto Nazionale del Dramma Antico), è curato dal Teatro Biondo di Palermo insieme al Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, Fattore K.

Di certo il teatro San Ferdinando ha una platea più piccola rispetto al teatro di Sicarusa dove la scorsa estate abbiamo visto lo spettacolo in tv, certo è che la suggestiva scenografia è stata contenuta negli spazi del teatro napoletano e gli attori hanno regalato una performance corale di tutto rispetto. Tutto il cast ha lavorato in maniera sinergica, colmando lo spettacolo che senza pause dura un ora e quaranta minuti, senza annoiare lo spettatore moderno ad oggi sempre più distratto.

Salvo Ficarra veste i panni del Dio del Teatro Dionisio (pasticcione e sbruffone) e Valentino Picone quelli di Xantia (servo scaltro e lamentoso). I due  si avventurano negli Inferi allo scopo di riportare in vita il drammaturgo Euripide per cercare di salvare la tragedia dall’oblio. Con l’aiuto di Eracle e di Caronte ritroveranno Euripide che sta litigando furiosamente con Eschilo, in quanto ognuno dei due si ritiene superiore all’altro nello scrivere tragedie. Inizia una gara poetica  in versi che non sarà determinante per la scelta finale. Dioniso, che fa da giudice, decide che risulterà vincitore assoluto chi dei due darà il miglior consiglio su come salvare la città di Atene dal declino nel quale versa. Eschilo darà un consiglio pratico, che gli permetterà di essere riportato in vita da Dioniso.

Ci troviamo di fronte a un’operazione, perfettamente riuscita, che punta a dare all’originale testo Aristofane un nuovo modello stilistico più consono ai tempi moderni.  La missione era “svecchiare” un racconto risalente a ben 2500 anni orsono e lo spettacolo ci riesce perché la storia si ripete, anzi non cambia, a mutare tutt’al più sono solo i personaggi ma le vicende restano le stesse. Non ci vuole molto a paragonare la situazione a quella che il nostro Paese sta vivendo oggi.

La commedia ha vari registri di lettura, e suscita nel pubblico vari e contrastanti stati d’animo. Il primo è quello dell’incredulità di trovarsi di fronte a un’irriverente testo del 405 A.C. che ci fa riflettere sulla forza ambigua e contraddittoria del potere politico, e sul valore dell’onestà e correttezza  in tutti i campi. La seconda considerazione riguarda il ruolo benefico della cultura che può fornire un argine al degrado e salvarci dalla barbarie in atto. Con l’ironia e la comicità, a volte scurrile, si affrontano temi di grande attualità ancora oggi validi.

Uno spettacolo ricco, corale, con un nutrito cast di bravissimi attori: Salvo Ficarra, Valentino Picone, Valeria Almerighi, Gabriele Benedetti, Gabriele Portoghese, Giovanni Prosperi, Francesco Russo, Roberto Rustioni, Roberto Salemi, Elvio La Pira, Roberta Giordano, Chiara Cianciola, Mariachiara Pellitteri.

Le musiche dal vivo sono dei “Sei Ottavi” che cantano a cappella un inedito repertorio scritto appositamente per la rappresentazione. Essi accompagnano, con sonorità che spaziano dal genere classico a quello moderno, il viaggio dei due validissimi comici nell’oltretomba, vestendo i panni delle Rane che gracidano poesia (brekekeke-koaxkoax), e degli “Iniziati” che rappresentano il popolo critico e scontento. Le funzionali scene sono di Massimo Troncanetti, i costumi di Francesco Esposito, le riprese video di Igor Renzetti, le luci di Marco Giusti, Marzia Gambardella maestro di marionette, assistente alla regia Fabio Condemi. Applausi a scena aperta da parte del pubblico in sala.

Le Rane, sfrondato dagli anacronismi, dimostra che per il genere comico può esistere una manifattura a lunga conservazione, che consenta di ridere anche oggi, e consapevolmente, di un testo classico.

“Le rane è una commedia sempre attuale – commenta Valentino Picone – e Aristofane è grande perché è contestualizzabile sempre. Se la faremo tra vent’anni sarà uguale, ci sarà sempre un politico che cambia casacca, un popolo che vota solo per interessi personali”.

“Le rane – prosegue Ficarra – è una commedia che fa ridere e riflettere, un equilibrio che non è così facile da ottenere. È un mix di componenti che genera uno spettacolo popolare ma alto”.

Marco Assante

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