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Ghali in tour al Palapartenope di  Napoli

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Ghali arriva a Napoli e ad accoglierlo alle prime ore del mattino di ieri davanti al Palapartenope, località scelta per una delle ultime tappe, c’è una fila già consistente di ragazzi. Nessuno ha dormito davanti ai cancelli, ci hanno detto, ma a fermarli è stata solo la paura del freddo. Lo show del cantante milanese con origini tunisine è l’evento dell’anno, uno degli spettacoli che ha registrato in giro per l’Italia il maggior numero di sold out nei palazzetti. Ghali è reduce dal suo primo Forum di Assago, tappa importante per tutti gli artisti nostrani, consacrazione per quelli che sono destinati a restare. Non sappiamo se il giovane trapper è uno di questi, ma di sicuro ha tutte le qualità per reggere il palco di un Forum o di un qualunque palazzetto che voglia ospitarlo.

I ragazzi in fila sono estremamente sicuri che non si tratterà di quel tipo di concerti proposti da tanti trapper, con le basi a suonare e l’autotune a mascherare quella voce che manca e che in Italia normalmente significa spettacolo. Alle 21:00, appena si spengono le luci ed il live inizia, è ovvio che non c’è nulla che appartiene a quella scena un po’ tutta uguale che però porta tanti ragazzi nei palazzetti.

Il concerto inizia con un video introduttivo che attraverso delle riprese attente ed innovative, descrive i colori e la vita in Tunisia. Gli occhi di una ragazza sembrano la macchina da presa, poi il salto: quella stessa donna davanti al Duomo di Milano. E da qui si ripercorre l’infanzia di Ghali, chiuso in una casa troppo piccola con una madre che accompagnava ogni fine settimana al carcere per far visita al marito. Lacrime è la prima canzone di questo live e da lì è solo un crescendo fatto di video realizzati e montati ad arte dallo staff del cantante, canzoni vecchie e più nuove e (a sorpresa) dei freestyle. I costumi, come le scenografie, sono estremamente vari ed il cantante ha dimostrato di non essere solo un trapper da basi e parole forse un po’ scontate: Ghali è uno showman che salta, corre, canta, improvvisa, diffonde messaggi importanti, si occupa di politica ma non si dimentica di parlare anche di speranza, di quel cuore fondamentale per cambiare le realtà scomode.

Sulle note di Ninna Nanna si arrabbia davvero il Palapartenope: una canzone che si arrampica sui muri crepati di una periferia, che attecchisce come l’edera alle menti fertili e friabili dei giovani, dei bambini e degli adulti presenti. Il boato quasi spacca i timpani, ma Ghali non si ferma un attimo. Chiude solo troppo spesso gli occhi, come per cercare di rendersi conto di essere su un palco che si è guadagnato con una comunicazione che fa invidia ai migliori leader populisti che dall’altra parte sembrano avanzare inarrestabili. Ghali è un ragazzo, una bella testa pensante e poi un artista completo che promette solo di crescere senza bavagli.

Alla fine della serata, il trapper guarda la folla ed annuncia l’uscita del suo prossimo album nel 2019. “Avevo bisogno di vedervi un’ultima volta” – dice – “prima di chiudermi in studio per completare il nuovo disco”. Saluta la folla sulle note di Cara Italia intonata da tutti con estrema precisione e alla fine, scendere dal palco e riaccendere le luci di quel palazzetto risulta davvero davvero difficile.

I momenti migliori della serata sono diversi, ma uno che resterà sicuramente a lungo nella testa delle persone presenti al concerto, è quando Ghali racconta della sua prima esibizione a Napoli dinanzi a sole 30 persone e di come fosse sicuro che quelle stesse 30 persone fossero al concerto per vederlo. Le cose sono molto cambiate da allora. Trovate tutto scritto e raccontato sul profilo Instagram di Ghali.

Incisiva è, su tutte, l’esibizione sulle note di Ninna Nanna, la canzone che maggiormente è incisa nel cuore del pubblico italiano nonostante sia cresciuta grazie ad internet piuttosto che nelle radio. Toccante anche (e forse soprattutto) il discorso che il cantante ha fatto poco dopo la fine della canzone, parlando di sogni e città piccole che possono essere il backstage di palchi importantissimi su vette altrettanto importanti.

Marco Assante

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