“Un autunno di fuoco”. Lotta verbale tra generazioni

Data:

Al Teatro Ghione di Roma, fino al 25 novembre 2018

Come si sa, i genitori sono portati a dare tutto se stessi, a sacrificarsi perché i figli possano avere una sana educazione, una buona formazione ed una preparazione culturale in grado d’assicurare loro un discreto avvenire, oppure un sicuro lavoro, pure se bisogna capire che il posto fisso e lo statalismo assistenziale non esistono quasi più,essendo la burocrazia in esubero e, per il logico turn over, volendo abolire la legge Fornero. Naturalmente la riconoscenza umana e l’etica cristiana, secondo il libro veterotestamentario ”Siracide”, impongono ai figli di comprendere ed avere pazienza con i loro vecchi aiutandoli,in quanto questo verrà ascritto a loro merito. Tale filosofia è rintracciabile nell’atto unico ”Un autunno di fuoco” di ERIC COBLE in cui un ragazzo deve entrare dalla finestra nella casa della sua anziana madre,poiché lei s’è barricata non volendo essere prelevata dai servizi sociali per essere portata in una residenza per vecchi.Lei non lo identifica e lo prende per un intruso che vuole farle del male e derubarla,infatti le patologie dell’alzheimer e del Parkinson,per cui non riesce più a tenere in mano il pennello, lei artista di successo,per cui il giovane figlio, il più piccolo dei tre che conduceva al museo Guggenheim di New York, per far loro amare la pittura,deve basarsi, con un lento processo di scavo nella poca reminiscenza rimasta e nella psiche degli affetti,per suscitare in lei dei sentimenti ed indurla a rinunciare a far saltare le pile di bombe MOLOTOV depositate sul pavimento. Arriveranno a parlarsi con il cuore,rivendicando lei ottantenne d’essere a casa sua,mentre il figlio,affermatosi con i suoi disegni nel KANSAS, viene facilmente riconosciuto: è CHRIS il minore dagli accesi contrasti esistenziali e difficile relazione con la madre,il che l’ha spinto ad allontanarsi da casa per diverso tempo. Ora la sua preoccupazione per le sorti della vecchia genitrice,non cancellata dal suo pensiero, fa breccia alla lunga, dopo la vibrante discussione, nell’animo della protagonista,la tenera e malinconica nei suoi panni di vestale del focolare domestico, che si lascia convincere con un forte ed appassionato abbraccio ad andare amata e curata in una casa di riposo. Il romantico ORESTE è M. Nisi; per la regia intima e sincera di due cuori messi a nudo di M. Cotugno.

Susanna Donatelli e Giancarlo Lungarini

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