Come rivitalizzare sentimentalmente una famiglia borghese in crisi esistenziale nella commedia di costume “Non mi hai più detto ti amo”

Data:

Al Teatro Olimpico di Roma, fino al 16 dicembre 2018

La nostra società è in crisi non solo dal punto di vista economico con la crescente disoccupazione per fabbriche che chiudono o delocalizzano all’estero, ma pure per la purezza dei valori che viene meno ed il crollo dei sentimenti e degli ideali su cui la ”cellula primaria” del consorzio umano s’è sempre retta.Aumentano gli uxoricidi e le violenze sulle donne in ambito familiare e spesso s’assiste a ricorrenti casi di ”follia di Medea” con madri che uccidono i figli per profonde crisi depressive o per punire mariti e conviventi da cui sono state abbandonate.Ispirandosi a codesta analisi socio-civile e psicanalitica il commediografo G. Pignotta, uno dei più versatili della nuova generazione,ha realizzato un brillante e riflessivo lavoro, in cui ritroviamo anche dei motivi tipici del romanzo della crisi dell’individuo della prima parte del secolo scorso e del neoralismo. Giulio e Serena,prossimi alle nozze d’argento, lui medico e lei architetto, scoprono la terribile afflizione dell’incomunicabilità per la frenetica e caotica vita che conducono:lui di corsa allo studio, con la continua asfissia di clienti problematici e bulimici per carenza affettiva infantile come Morosini, lei a badare alla casa dove i figli universitari,lui Matteo iscritto a statistica con la passione per il calcetto ed il tennis, lei Tiziana studentessa di lettere,vanno e vengono con scarse aperture con i genitori. Serena si sente trascurata, non più oggetto d’attenzioni da parte del marito che non le ha più espresso il suo amore, portata fuori a cena; inoltre avverte il tempo scivolarle addosso inutilmente e non vuole più essere un oggetto,un soprammobile quale Nora in casa di bambola di H. IBSEN. In più alla sua delusione ed infelicità s’aggiunge l’allarme e la tensione nervosa procurata da un pap-test positivo, per cui decide d’andare via dall’abitazione, riprendere il suo  lavoro professionale e mettere il nucleo domestico di fronte alle proprie responsabilità per vedere come se la caveranno senza di lei.Superfluo dire che emerge tutto il loro disordine, la caotica insipienza ed inettitudine,malgrado Tiziana tenti di comportarsi da buona figlia che assume le veci della madre per guidare i due maschi,mentre il nervosismo ed il maleducato linguaggio offensivo sono a fior di pelle, naturalmente mamma Serena è contenta di codesta resipiscenza responsabilizzata pedagogicamente e si sente viva per le progettazioni che sta realizzando,per cui Giulio capisce che pure lui deve mutare il suo atteggiamento e riparte da zero, cominciando a ricorteggiarla ora che è tornata in splendida forma.Resta la questione dell’umore legata al pericolo per la sua salute! Che succederà? Straordinari i protagonisti: Lorella Cuccarini con il suo biondo platino e Gianpiero Ingrassia nella resa psicologica e politonale dei soggetti in scena,che è stupenda nella sua rotazione tra casa, studio medico e tecnico, pianificata da A. Chiti. I comprimari,ben diretti nell’approccio psicologico ai personaggi dallo stesso Pignotta come regista, sono R. Camarda, F. M. Conti e F. Cornucci. Gli abiti eleganti da media-alta borghesia sono di S.Frattolillo e le musiche di G. Caccamo, con replica fino al 16/12. Grande ressa e tutto esaurito alla prima, dopo enorme battage pubblicitario.

Susanna Donatelli  e Giancarlo Lungarini

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