Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Che cosa si sono veramente detti Umberto Eco e David Lynch una sera a cena in un famoso ristorante di Boston? Di Enrico Bernard

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CHE COSA SI SONO VERAMENTE DETTI UMBERTO ECO E DAVID LYNCH UNA SERA A CENA IN UN FAMOSO RISTORANTE DI BOSTON? Di Enrico Bernard

I

Sala di un ristorante lussuoso negli stati Uniti.  Voci e rumori ambiente. Ad un tavolo si è seduto Umberto Eco.  Legge il giornale, un po’ impaziente perché non viene nessuno per la “comanda”. Squilla il cellulare.  Come al solito lo cerca ovunque, anche sotto il tavolo. Risponde con tono scorbutico.

ECO:   Pronto? Chi è? Come l’Università di Boston!? … Mi sta chiamando tutta l’Università? Il corpo docente intero con studenti laureandi e dottorandi compresi?  No? Ecco,  appunto,  ecco, brava… Mi sta chiamando lei, solo lei.  E lei come si chiama? Dottoressa di che cosa? Cura i malati, forse? O di solito perde tempo con gli ipocondriaci come me che la chiamano al primo dolorino o se hanno mal di pancia dopo un’abbuffata? No, vero?  E allora… Va bene mi dica, accetto le scuse, per piacere non se la prenda: so di essere un vecchio bilioso… No, non ho detto borioso, ho detto bilioso… che differenza c’è?  Ma signorina, dottoressa… insomma quello che diavolo è…. c’è una grande differenza, è come dire che una cancrena è la stessa cosa di un ascesso… non capisce, neh? Va bene, fa lo stesso… si può sapere che vuole? Anzi no, aspetti… prima di tutto, come ha avuto il mio numero? … Come lo sanno tutti? Ma che mi dice? Non è possibile… è stato pubblicato per errore nel sito della facoltà di storia medioevale… non sapevano che fossi un autore best sellers, ricercatissimo, mi hanno preso per il solito insignificante docente che non cerca mai nessuno, e così… e così sono fregato, sì proprio fregato… perché ora mi romperanno le scatole tutti, ma proprio tutti, cani e porci… porca miseria! Ma no che non posso cambiare numero: questo numero che ha appena incautamente chiamato disturbandomi all’ora di cena tra l’altro, è riservato… Sissignore, riservatissimo… serve al mio editore per  scusarsi da quello spilorcio ipocrita che è  quando si  dimentica di pagarmi i diritti, a mia moglie per cercarmi quando vado a prendere una sbornia in qualche bar, ai miei assistenti, ai miei collaboratori, ai giornalisti quando mi rompono i coglioni  per intevistarmi… insomma ad una massa enorme di rompiballe come lei che senza questo numero collasserebbe nelle proprie attività, nei propri affetti… comunque, veniamo al sodo, che posso fare per lei?

(resta per qualche istante in ascolto poi sbotta)   Eh no, basta! Un’altra laurea honoris causa no, non la voglio… Perché no? Me ne hanno rifilate già trenta, questa sarebbe la trentunesima. Pensa che io me ne vada in giro per il mondo a collezionare pezzi di carta invece di scrivere? Come? cosa? Trentamila dollari di rimborso spese, ma neanche a parlarne, mi ci compro il tabacco per la pipa e qualche bottiglia di buon gin. Ma neanche per quarantamila, per chi mi ha preso? Cinquantamila, poi mi fanno ridere, ah ah ah. Crede che sia così venale? (pausa) come ha detto? Centomila se accetto? Più le spese? Affare fatto, sì certo verrò a ritirare il pezzo di carta cioè l’assegno e l’altro pezzo di carta che mi verrà consegnato dal Magnifico Rettore. Concordi i dettagli con la mia segretaria… ha il numero?  Ha anche quello, bene sono proprio bello che fregato. Avete tutti quanti  i miei numeri e io non me li ricordo mai… Arrivederci! Uffa.

(si prepara la pipa, da due boccate, ma viene interrotto da una cameriera).

ILVA   Mi spiace signore, ma…

ECO  (la gurda torvo) Signore?  Dice forse a me?

ILVA  Sì signore. Perché, non è un signore lei?

ECO  Mi chiamano in tanti modi. Professore, Maestro, persino Vate… ma col “signore” hanno smesso di chiamarmi dopo le prime centomila copie vendute.

ILVA   Mi spiace per lei, signore.

ECO  Lei insiste, è pervicace.

ILVA  Ho capito benissimo che lei è un cliente difficile, quindi sì, sono perspicace.

ECO  Veramente ho detto per-vicace che sarebbe come a dire: rompiballe, cara signorina.

ILVA   Ah, bella questa! Io posso essere “signorina” e lei non vuole sentirsi chiamare “signore”?

ECO  Mi chiami come le pare, basta che mi lasci fumare in pace la mia pipa.

ILVA   Proprio qui sta il punto.

ECO  Che punto?  Esclamativo o interrogativo?

ILVA  Il punto della questione… La pippa.

ECO  Non sto facendo niente di male.

ILVA  Come no, si sta facendo una pippa.

ECO  Io?  Ho smesso circa mezzo secolo fa, lo chieda a mia moglie.

ILVA   Guardi che le fuma ancora la mano.

ECO  A me?

ILVA  Cioé, perdoni il mio italiano, le fuma ancora in mano il coso.

ECO   Oddio mi ha preso fuoco il gingillo?

ILVA  Ma non quella pippa che pensa lei, quella… smoke, fumo, capisce?

ECO   Ah la pipa!  Cribbio, mi ha fatto prendere un colpo.

ILVA  Il suo tavolo non è in sala fumatori, quindi la spenga immediatamente.

ECO  Bene. Mi sposti in sala fumatori.

ILVA  Non posso.

ECO  Perché mai, peso troppo? Ho messo su un paio di chili di troppo, d’accordo. Ma io intendevo in senso strettamente logistico, non fisico.

ILVA  E logisticamente parlando la sala fumatori è strapiena, non c’è un tavolo libero.

ECO  Neppure per me?

ILVA   No, neppure per lei.

ECO  Ma lei lo sa chi sono io?

ILVA  Un signore, signore.

ECO  Un signor autore, cara mia. Porto lustro al locale, se permette.

ILVA  Per ora porta solo una nuvolaccia di fumo pestilenziale.

ECO  E va bene, mi chiami il direttore di sala.

ILVA  Sono io.

ECO  Anch’io sono io.

ILVA  Infatti io e lei siamo due persone. Lei è un signore, signore, e io sono il direttore di sala. Il Maitre.

ECO  La maitresse, ordunque.

ILVA  Ordunque sì. E la invito nuovamente a spegnere il suo vulcano portatile. Ci sta ammorbando tutti.

ECO   Vuole che mi alzi e mi trasferisca alla concorrenza di fronte?

ILVA  Faccia come le pare, questo è l’unico tavolo libero nel raggio di venti chilometri. E il ristorante più vicino è una tavola calda cinese… allora, che facciamo? Spegne la pipa o le chiamo un tassì?

ECO  A furia di chiacchiere mi si è spenta da sola.

ILVA  E non si riprovi a riaccenderla, signore.

ECO  Posso ordinare, finalmente, signorina?

ILVA  Le porto subito il menù, dottore. Va bene se la chiamo così?

ECO  Ma che dottore! Non sono un dottore! No, aspetti, so già cosa prendere, un gin martini doppio e… porca miseria, sono finito in una gabbia di matti, peggio di internet!

Alle sue spalle compare David (Lynch). Cerca un tavolo libero, improvvisamente gli squilla il cellulare.

DAVID Pronto? Chi è? Come l’Università di Boston!? … Mi sta chiamando tutta l’Università? Il corpo docente intero con studenti laureandi e dottorandi compresi?  No? Ecco,  appunto,  ecco, brava… Mi sta chiamando lei, solo lei.  E lei come si chiama? Dottoressa di che cosa? Cura i malati, forse? O di solito perde tempo con gli ipocondriaci come me che la chiamano al primo dolorino o se hanno mal di pancia dopo un’abbuffata? No, vero?  E allora… Va bene mi dica, accetto le scuse, per piacere non se la prenda: so di essere un vecchio bilioso… No, non ho detto borioso, ho detto bilioso… che differenza c’è?  Ma signorina, dottoressa… insomma quello che diavolo è…. c’è una grande differenza, è come dire che una cancrena è la stessa cosa di un ascesso… non capisce, neh? Va bene, fa lo stesso… si può sapere che vuole? Anzi no, aspetti… prima di tutto, come ha avuto il mio numero? … Come lo sanno tutti? Ma che mi dice? Non è possibile… è stato pubblicato per errore nel sito della facoltà di storia medioevale… non sapevano che fossi un autore best sellers, ricercatissimo, mi hanno preso per il solito insignificante docente che non cerca mai nessuno, e così… e così sono fregato, sì proprio fregato… perché ora mi romperanno le scatole tutti, ma proprio tutti, cani e porci… porca miseria! Ma no che non posso cambiare numero: questo numero che ha appena incautamente chiamato disturbandomi all’ora di cena tra l’altro, è riservato… Sissignore, riservatissimo… serve al mio editore per  scusarsi da quello spilorcio ipocrita che è  quando si  dimentica di pagarmi i diritti, a mia moglie per cercarmi quando vado a prendere una sbornia in qualche bar, ai miei assistenti, ai miei collaboratori, ai giornalisti quando mi rompono i coglioni  per intevistarmi… insomma ad una massa enorme di rompiballe come lei che senza questo numero collasserebbe nelle proprie attività, nei propri affetti… comunque, veniamo al sodo, che posso fare per lei?

(resta per qualche istante in ascolto poi sbotta)   Eh no, basta! Un’altra laurea honoris causa no, non la voglio… Perché no? Me ne hanno rifilate già trenta, questa sarebbe la trentunesima. Pensa che io me ne vada in giro per il mondo a collezionare pezzi di carta invece di scrivere? Come? cosa? Trentamila dollari di rimborso spese, ma neanche a parlarne, mi ci compro il tabacco per la pipa e qualche bottiglia di buon gin. Ma neanche per quarantamila, per chi mi ha preso? Cinquantamila, poi mi fanno ridere, ah ah ah. Crede che sia così venale? (pausa) come ha detto? Centomila se accetto? Più le spese? Affare fatto, sì certo verrò a ritirare il pezzo di carta cioè l’assegno e l’altro pezzo di carta che mi verrà consegnato dal Magnifico Rettore. Concordi i dettagli con la mia segretaria… ha il numero?  Ha anche quello, bene sono proprio bello che fregato. Avete tutti quanti  i miei numeri e io non me li ricordo mai… Arrivederci! Uffa.

ECO  (a se stesso) Che ti dicevo, caro Umberto, sei finito in rete, cioè in una gabbia di matti. Vei come si chiude il cerchio intorno a te?

Torna Ilva.

ILVA  Mi scusi professore…

ECO A cosa devo la promozione, cioé il cambiamento del titolo? Prima signore, poi dottore, ora addirittura professore!

ILVA  Abbiamo un problema.

ECO  Con il menù?

ILVA  No, più generale.

ECO  E’ andata a fuoco la cucina?  Poco male, io mi accontento di poco o nulla. Guardi, mi basta un po’ di caviale, un paio di ostriche e un doppio, anzi triplo gin-martini. Sulla bevanda non transigo, sul cibo posso chiudere un occhio, entro certi limiti ovviamente.

ILVA   Temo che li dovrà chiudere entrambi, gli occhi.

ECO  Non si mangia e non si beve?

ILVA   Purtroppo no.

ECO   Ma come? Stanno gozzovigliando tutti quanti in sala!

ILVA   Loro possono, lei no.

ECO  Pensa che io non possa permettermelo?

ILVA   In verità, c’è un problema di overbooking.

ECO  Appunto i miei romanzi, i miei libri si vendono molto…  over-booking, basta la parola, no?

ILVA  No, overbooking sta per…

ECO  Lo so benissimo per che cosa sta, non sono ebete, stavo solo celiando.

ILVA  Io invece non celio.

ECO   Non è ciliaca, dunque. Neanch’io lo sono, quindi può portarmi tranquillamente il menù completo.

ILVA   Non posso.

ECO  I piatti del giorno?

ILVA  Nemmeno.

ECO  I consigli del cuoco?

ILVA   Purtroppo no.

ECO  E’ morto il vostro rinomato chef? E quando?

ILVA   Lui sta benissimo.

ECO  Ha forse trovato traffico e sta arrivando in taxi.

ILVA  No, è in cucina e si sta dando alacremente da fare come sempre.

ECO   Allora qual è il problema?

ILVA   E’ lei il problema.

ECO  Io? E perché mai?

ILVA  Questo è un ristorante molto particolare.

ECO  Niente paura. Tutto spesato dall’universitá.

ILVA  Beati loro che hanno soldi da buttare.

ECO  E allora che c’è che non quadra?

ILVA   Siamo molto attenti all’etichetta, al bon ton, all’ospitalità.

ECO  Dovevo spegnere la pipa e l’ho spenta, mi pare.

ILVA   Non accettiamo critiche, rimproveri e non tolleriamo figuracce.

ECO  Ho i gusti particolari, difficili, sono molto critico, ma so adeguarmi all’emergenza, non si preoccupi, se trattasi di emergenza. Chiedo solo uno stramaledettissimo gin-tonic. Possibilmente doppio, anzi triplo.

ILVA   Quanti ne vuole … purché vada a berselo al bar.

ECO  Non può portamelo lei? Siamo in rosticceria e non c’è servizio ai tavoli?  Le fanno male i piedi? E’ entrata in sciopero?

ILVA   No, sono solo in imbarazzo.

ECO   Questo mi dispiace.

ILVA   Allora comprenderà l’imbarazzante situazione della doppia prenotazione cui siamo incorsi. Per colpa mia, capisce?  Ho prenotato lo stesso tavolo due volte. Mi faranno un lisciabbussa che lévati!

ECO  Cioé? Si spieghi meglio.

ILVA  Ecco, il suo tavolo è stato riservato alla stessa ora anche da un’altra persona.

ECO  Oltre me?

ILVA Purtroppo ero al cellulare col mio fidanzato che pretendeva una cosetta erotica in vivavoce, veloce veloce tipo Nove settimane e mezzo, sa come sono fatti gli uomini, e mi sono distratta. Ho detto troppi sì oh sìììì confondendo il microfono del telefonino con la cornetta del telefono di sala. Di qui l’errore, la confusione da cui è scaturita la sua prenotazione che non avrei mai dovuto confermare. Ho detto sì anche a chi avrei dovuto dire no: al cliente che ha prenotato il  suo tavolo.

ECO  Quindi c’è qualcun altro prenotato per il mio tavolo?

ILVA  Purtroppo sì, oltre lei.

ECO  Ma ricostruendo la tempistica della vicenda avrei prenotato prima io. Lei doveva dire no a lui perché aveva detto di sì prima a me, oltre che al suo fidanzato.

ILVA   Fatto sta che c’è in lista un’altra persona.

ECO  Beh, si arrangi quest’altra persona. Io sono più persona di lui.

ILVA  Non è una persona ma un personaggio piuttosto importante. Quindi non possiamo farlo arrangiare, caro signore.

ECO  Dunque ritorniamo al signore. Che fine ha fatto il “professore”?  E il  “dottore”? A che gioco giochiamo?

ILVA  Il maestro che ha prenotato il tavolo contemporaneamente a lei, ebbene, porta lustro al locale.

ECO  Lui porta lustro e io no?

ILVA  Ma io non so chi sia lei.

ECO  E io non so chi sia lui!

Pausa di riflessione.

ILVA  Forse ci sarebbe una soluzione alternativa.

ECO  Ottimo, ci sono arrivato anch’io! Lui resta in piedi e io gli sorrido dal basso della mia posizione di apparente inferiorità che però nasconde la verità del fatto che chi sta seduto e mangia è degno di considerazione mentre chi sta in piedi e si arrangia, no?

ILVA   Lui in piedi, figuriamoci. Sarebbe uno scandalo. Ne andrebbe del nostro buon nome. Finiremmo sulle prime pagine di tutti i giornali.

ECO  Non vedo altra soluzione.

ILVA   Io sì. Se il maestro… non lei, l’altro…  accetta di condividere…

ECO   Se lui accetta di condividere? Ma che storia è questa?

ILVA   Andiamo, potrebbe stringersi un po’. Spostare la pipa, ritirare la pila dei quotidiani, anzi buttiamoli tanto non li legge più nessuno…

ECO   Ma io sì, li leggo ancora.

ILVA  Tempo sprecato, sono di ieri.

ECO Ma se recano la data odierna.

ILVA  Sì, ma le notizie sono vecchie di almeno un giorno. E il pesce puzza sempre dalla testata.

ECO  Dalla testa semmai.

ILVA  Insomma, che le costa? Si tratta solo di qualche centimetro, ecco, mezzo metro, un metro e mezzo all’incirca. Il Maestro poi non è così grosso a grasso come lei.

ECO  Lui, il Maestro… E io chi sarei, Giuda?

ILVA  Lei è un vero e proprio signore, signore.

ECO  Insomma, io ho diritto alla mia privacy. E poi questo Maestro, cioè questo signore ha un fare sospetto, equivoco… Mi si aggira dietro le spalle come un avvoltoio.

ILVA  Come sarebbe? A me sembra tanto per bene.

ECO  Sarà, ma mi ha preso per i fondelli.

ILVA  Ma se neanche la conosce, neanche sa che lei esiste! Non la considera proprio, lui!

ECO  Ah no?  E allora come ha fatto a ripetermi per scherno la stessa identica conversazione telefonica che io ho effettuato  prima di lui? Oltretutto dicendo un mucchio di sciocchezze che io sono assolutamente certo di aver profferito con ben diverso intento critico.

ILVA  Ma se le ha dette prima lei!

ECO  Quando le ho dette io ancora non lo erano, sciocchezze,  lo sono diventate nella successiva vulgata.

ILVA  Nella vulva? Oh my God!

ECO  Vulgata è quando una cosa passa di vulva… che mi fa dire, di bocca in bocca.

ILVA  Sboccato oltre che testadura.

ECO  Insomma, che vuole da me?

ILVA  Si sposti.

ECO  Non mi sposto.

ILVA  Arretri.

ECO  Non arretro.

ILVA  Devo chiamare gli inservienti per farla recedere un po’ con la forza?

ECO  Ed io devo chiamare gli infermieri per farla ricoverare in manicomio? Ci si troverá benissimo, anche lí portano tutti il camice bianco come al ristorante. Anzi, non sará per caso proprio questo locale di infima classe la mensa dell’Istituto Psichiatrico?

ILVA  Signore! Vantiamo ben tre stelle Michelin.

ECO  Si vede che vedete troppe stelle e vendete posti a sedere come al planetario.

ILVA  Lei mi ha proprio seccato.

ECO  E lei mi ha stufato. A proposito… dica,  c’è lo stufato? Io ne vado letteralmente pazzo.

ILVA  Ne  è rimasta solo una porzione, abbondante, ma solo per una portata.

ECO  Me la porti subito allora,

ILVA  Non ci penso lontanamente.

ECO  E perché mai?

ILVA  Perché l’ultima portata dello stufato è stata appena ordinata dal Maestro che lei non vuole far accomodare al suo tavolo.

ECO  (rimurginando) Problemino da risolvere. Niente seccatore – niente stufato. (A voce alta)  E va bene! Se mi dimostrassi accomodante e lo facessi accomodare, cosa ci guadagnerei?

ILVA  Metá dell’abbondante portata che porteró al Maestro.

ECO  Lei mi prende per la gola.

ILVA  E dovró prendere in giro  il povero Maestro che ha ordinato per primo lo stufato.

ECO  Il Maestro, cioè quel signore dall’aria tronfia, lo sa che la portata è abbondante?

ILVA  Sa solo che ne è rimasto poco.

ECO   E poco gliene serva, tutto il resto a me. Mi faró bastare una porzione normale.

ILVA  Allora siamo d’accordo. Si faccia piccolo piccolo.

ECO  Peró avrei anch’io un piccola richiesta da farle.

ILVA  Ancora?

ECO  Ci sarebbe un separé qualcosa insomma da frapporre fra noi due? Sa, mi scoccia che qualcuno mi guardi in bocca mentre mangio. E’ una questione di privacy.

ILVA  Non sia cosí suscettibile, il Maestro ha ben altro a cui pensare. Non le guarderà il boccone in bocca.

ECO   Impossibile non essere orrendamente attratti dalla mia masticata: io mangio in modo schifosissimo, ingurgito, tracanno, spetazzo e rutto come un maiale. Sono un’indecenza, il Maestro mi sognerá stanotte, avrá gli incubi e non riuscirá a dormire. Vi fará causa!

ILVA  A lei fará semmai causa, signore, a causa del suo comportamento.

ECO  Ma siete voi che per un vostro errore nelle prenotazioni ci state costringendo a sedere allo stesso tavolo!

Ilva si guarda intorno e prende un vaso con dei fiori.

ILVA  Questo andrá benissimo.

ECO  Per cena? Sono commestibili?

ILVA  Ma no, signore, come separé tra le sue porcate e i nobili pensieri del Maestro.

ECO  (starnutisce violentemente)  Mi spiace, sono allergico ai pollini.

ILVA  Questi sono fiori finti, di plastica.

ECO  Tho’, sembravano veri. Lo starnuto mi viene solo all’idea del polline, un po’ come dice Platone a proposito delle Idee noumeniche o Pavlov dei riflessi condizionati o ancora Freud nella teoria dell’inconscio o Gustav Jung nella disamina della coazione a ripetere, se non ricordo male…

ILVA   Ha finito la lezione?

ECO   Credo in effetti di ricordare male, non è di Jung…

ILVA   Piuttosto cerchi di comportarsi bene. Ora faccio accomodare il Maestro.

ECO  Niente presentazioni la prego, preferisco mantenere l’anonimato.

ILVA  E chi la conosce?

ECO   Il Maestro potrebbe riconoscermi, avrá sicuramente letto i miei romanzi.

ILVA  Ne dubito, lei non ha l’aria di uno che sa scrivere romanzi.

ECO  E saggi?  Ho almeno l’aria di uno che sa scrivere saggi?

ILVA  Uhm, no, neppure.

ECO  E che aria avrei secondo lei, almeno di un vecchio saggio?

ILVA  Ecco sí, direi di un vecchio buontempone un po’ scassapalle.

ECO   In effetti è  il mio ritratto secondo mia moglie.

ILVA  Come darle torto. Si vede  lontano un miglio che è un taccagno, uno spilorcio… un povero di spirito senz’anima né cuore.

ECO  Mi sta descrivendo come il vecchio affamatore di bambini, tal Ebenezer Scrooge nel Canto di Natale  di Dickens, che poi però si pente e diventa buono come babbo Natale.

ILVA  Sarà! Comunque, povera donna sua moglie, caro signore, che deve sopportarla. Però qualche pensierino, che so?, un omaggio floreale… si penta anche lei  ogni tanto come il suo… come si chiama?  Scorreggia…

ECO  Scrooge, non Scorreggia!

ILVA  Il che non la esime dall’omaggiare sua moglie con un mazzo di fiori.

ECO    Ma se le ho detto che sono allergico ai pollini!

ILVA  Bella scusa, dicono tutti cosí. Il mio amante, cioè il proprietario del locale, guarda caso, sa a cosa è allergico?  E’ allergico ai diamanti, il signorino.

ECO  Ai diamanti sono in effetti piuttosto allergico anch’io.

ILVA  Nasconda il viso dietro i fiori allora, tanto non li ha pagati lei.

ECO  Sicura sicura che siano finti? Non vorrei farli esplodere in faccia al maestro con un etciù da record mondiale in fatto di decibel e spargimenti virali e microbici vari.

ILVA  Stia tranquillo. Questi innocenti fiorellini sono piú finti dei miei amplessi col proprietario del locale per ottenere il posto di direttrice.

ECO  E l’ha ottenuto?

ILVA   Ci sto lavorando. Ma sono sulla buona strada: ne sa qualcosa il tavolaccio della cucina dove affettiamo le cipolle…  sa,  quando siamo colti dal raptus…

ECO  Quindi il gusto di cipolla del vostro famoso stufato deriva dalla cipolla vera e propria o da qualche altro cipollina in carne ed ossa?

ILVA  Ossa?

ECO  E’ un’iperbole, cioè un modo di dire senza dire.

ILVA   Comunque da noi ricette e ingredienti sono e restano segreti professionali.

ECO  Beh, gli antichi romani usavano le gocce di sudore dei gladiatori per miscelare essenze e profumi, quindi qualsiasi altra goccia proveniente da corpo maschile o femminile  ha una lunga tradizione nell’evoluzione culturale dell’umanità.

ILVA   Caspita. Lei parla come un libro stampato.

ECO   Lo sono (o quasi)  un libro stampato.

ILVA   E bello grosso pure. Un bel tomo voluminoso.

ECO   Rilegato in cuoio da questa cintura che comincia ad allentarsi a causa dell’astinenza. Potrei ordinare? Sarebbe ora…

ILVA   Ha già dato un’occhiata al menù?

ECO   Più o meno. Che cosa mi consiglia?

ILVA   La specialità della casa.

ECO   Mi delizi. Che cosa propone oggi lo chef di squisito?

ILVA   Un piatto apparentemente semplice ma in realtà meno di quanto sembri

ECO  Sembra allettante.

ILVA  Lo è infatti.

ECO   Si dice che il maestro dei fornelli, il grande chef si riveli  da come cucina le uova al tegamino. Il che tradotto in termini culturali vale anche per lo scrittore le cui qualità si possono leggere in un  semplice post su facebook piuttosto che in un romanzo di ottocento pagine.

ILVA   E’ questa anche la nostra filosofia. Per questo il piatto del giorno nonché la specialità della casa è quasi sempre…

ECO  Il mio palato pende dalle sue labbra.

ILVA   Ne abbiamo già parlato. Lo stufato.

ECO   Ma certo, era la prima scelta.  Vado matto per lo stufato, sa?

ILVA   Me lo ha già detto.

ECO  Vada per lo stufato allora. Con patate, mi raccomando.

ILVA   (come folgorata)  Oh my God!

ECO  Che succede?

ILVA   Si acquatti, sta arrivando il Maestro.

ECO  Mi acquatto, come? dove?

ILVA  Che ne so? Sparisca e basta. E faccia pure presto, su si sbrighi!

ECO  E’ una parola. Non sono mago Merlino né l’Uomo invisibile.

ILVA Presto si nasconda sotto il tavolo.

ECO  Ma non c’entro, e poi cos’è questa storia? Perché dovrei nascondermi? Per non farmi paparazzare forse? In questo caso capirei.

ILVA    Ma chi vuole che la paparazzi? E poi perché?

ECO   E allora? Chi me lo fa fare a piegarmi in due come un eunuco davanti al Solimano?

ILVA   Almeno si eclissi dietri i fiori.

ECO  Alla mia veneranda  etá… fare la parte del narciso… e pensare che ci ho scritto pure un saggio sul mito di Narciso. Ma tant’è, sic transit gloria mundi, caro  il mio Umberto!

ILVA   Che fa, parla con se stesso? Sembra un … un… come si dice?

ECO    Narcisista. E fa bene a darmi del narcistista e stabilire una correlazione tra quello che sono e il nobile fiore delle fonti.  Era destino chiamandomi come mi chiamo. Omen nomen dicono i latini.

ILVA   Non si monti la testa, signor omen nomen.

ECO  Le spiego. Eco è il mio cognome ma è anche  è il nome di una ninfa che, come narra Ovidio nelle  Metamorfosi, si prese una sbandata per il bel  Narciso e, da lui respinta, soffrí le pene d’amore e smise di vivere e di nutrirsi fino a dissolversi nell’aria rimanendo percepibile solo nel suono del suo ultimo pianto.

ILVA   Sará.

ECO  Non sará, cara mia, é.

ILVA    Se lo dice lei, non si arrabbi.

ECO   Non sopporto l’ignoranza, tutto qui. Ma sia ben chiara una cosa: va bene che mi chiamo anch’io Eco, ma non vorrei stringere la cinghia come la povera ninfa che porta il mio nome. Insomma, qui si mangia o no?

ILVA  Scusi sa, ma devo lavorare.

ECO   Lo dico anch’io, mi porti da mangiare.

Entra David Lynch. Ilva

ILVA  Che onore Maestro, prego si accomodi, questo è il suo tavolo.

DAVID   Questo?

ILVA  Qualcosa non va?

DAVID  Sento uno strano odore.

ILVA  Io non sento niente.

DAVID   Odore, anzi puzza di tabacco di pipa.

ILVA   Pipa? Io non vedo pipe qui.

DAVID   Mi raccomando, sono allergico al fumo della pipa.

ILVA  Non si preoccupi, Maestro, qui nessuno oserá fumare una sola boccata di pipa. Vero signore?

DAVID  Signore a me?

ILVA  O no, dicevo a Giovanni affinché Francesco capisca.

DAVID   E chi è Francesco?

ILVA  Non ne ho idea.

DAVID  E Giovanni?

ILVA  Neppure.

DAVID  E allora, perché li nomina?

ILVA  Oh, ma era solo un modo di dire:  Giovanni e Francesco stanno per Tizio o Caio.

DAVID  E allora dica Tizio o Caio, cosí facciamo a capirci tutti quanti.

ILVA  Le porto subito il menú.

DAVID  Non ce ne è bisogno. Non era avanzato dello stufato?

ILVA  Oh sí, una porzione abbondan… (si avvede di un’occhiataccia di Eco) Una mezza porzione.

DAVID  Come mezza?  Come fa a restare solo una mezza porzione?

ILVA  Non lo so.

DAVID  Allora me la porti intera.

ILVA  Non posso, un altro commensale si è prenotato per l’altra metá… abbondante.

DAVID  Metá abbondante a lui e a me solo metá striminzita? A che gioco giochiamo?

ILVA  Cerchi di capire, Maestro…

DAVID  Capisco che dovró andare a portare lustro da un’altra parte.

ILVA   Non dica cosí

DAVID  Invece lo dico. E lo faccio. Ma come?  Vi faccio la grazia di venire a cenare da voi, di farmi vedere da tutta la clientela, di firmare autografi a destra e a manca,  stringere mani, dare retta alle noiosissime suppliche di attori che vorrebbero lavorare con me piuttosto che servire ai tavoli di questo ristorante, perché tutti i vostri camerieri sognano una carriera nel cinema per non parlare delle cameriere che me la sventagliano sotto il naso come una profumata farfallina, e non vi degnate neppure di servirmi una maledettissima porzione di stufato… oddio!

ILVA Che succede?

DAVID  C’è una bestiaccia in mezzo ai fiori.

ILVA  Che bestia?

DAVID  Non lo so, è bruttissima, ha un occhio  a palla fuori dalle orbite e i peli sul naso come un topo di fogna, guardi è lí acquattato tra il narciso e il rododendro.

Eco si mostra imperiosamente.

ECO  E va bene, basta con la scorreggiata… cioé con la sceneggiata. Visto che si parla di rododendro ve lo dico chiaro e tondo: la situzione comincia a rodere dentro… anzi, dietro, anche a me. Sia chiaro!

DAVID  (atterrito)  Che animale è?

ILVA  E’ solo un professore, non si preoccupi, Maestro.

DAVID  Un professore?  Se lui è un accademico io sono un…

ECO  Comunissimo mortale.

DAVID   Fai pure lo spiritoso, bestiaccia? Che ci fai nascosto tra i fiori del mio tavolo?

ECO  Questo era, anzi è il mio tavolo se permette. E i fiori sono tutti suoi, se li vuole. Tanto sono di plastica.

DAVID  Questo animale non capisce proprio nulla. I fiori sono veri e hanno un profumo delicatissimo. Un effluvio di odori e pollini trasportati dal refolo d’aria…

ECO  Come, sono veri?

DAVID  Verissimi. Annusa qui, strana forma di vita!

Mette un narciso sotto il naso di  Eco che starnutisce sonoramente.

ECO  Ecco, visto? Ve lo avevo detto che sono allergico al polline.

DAVID  Spero che sia anche allergico allo stufato.

ECO Allo stufato proprio no. Ne ho appena riservato una mezza porzione abbondantissima.

DAVID  E io sono allergico agli usurpatori dei tavoli altrui. Figuriamoci degli stufati!

ECO  Allora condividiamo la stessa allergia, anzi la mia è idiosincrasia, odio viscerale vero e proprio verso chi cerca di occupare il mio desco.

DAVID  Il suo odio viscerale impallidisce di fronte al rivolgimento delle mie viscere quando qualcuno si mette tra me e il mio piatto abbondante di stufato.

ECO  Macché abbondante, abbondante è il mio, il suo è solo un assaggino.

DAVID   Assaggino a me? Come si permette?  Lei non sa chi sono io!

ECO  No, non lo so e non lo voglio nemmeno sapere. Sapete che vi dico? Che non voglio saperne più niente di questa storia, lasciatemi un pace con  i miei giornali,  i miei pensieri e la mia fedelissima pipa.

DAVID (Starnutisce violentemente) Accidenti, sono allergico all’odore della pipa.

ILVA  Vi prego, Maestro… signore, non litigate, posso spiegarvi tutto io. Lei metta subito giú la pipa…  e lei rimetta i fiori nel vaso. Non si fa conoscenza stuzzicando le reciproche allergie.

ECO  Ma io non voglio fare nessunissima conoscenza.

DAVID   E nemmeno io.

ECO  Piuttosto rinuncio ad un boccone di stufato.

DAVID  Anch’io… anzi no, ci ho ripensato, il boccone cui ha rinunciato il signore lo porti a me.

ECO  Eh no, in questo caso ci ripenso anch’io: non ci rinuncio piú se deve finire nel panzone di questo troglodita.

DAVID  Panzone a me?

ECO  E pure troglodita.

DAVID  Ma lei si è mai guardato allo specchio signor… come si chiama?

ECO  E va bene, mi costringete ad uscire dall’anonimato e a farvi fare una pessima figura: io sono Umberto… il celebre romanziere…

DAVID  Celebre? Ma mi faccia il piacere. E che cosa avrebbe scritto di cosí celebre?

ECO  Un romanzo tradotto in trenta lingue,  Il nome della rosa.

DAVID  Un manuale di giardinaggio? Ed è pure allergico ai fiori.

ECO  Vi dirá pur qualcosa il mio cognome: Eco.

DAVID  Ecco cosa?

ECO  Eco.

DAVID  Ho capito, ma ecco, dove?  Insomma, dove  sta il cognome?

ECO Eco, non ecco, porca miseria!

DAVID  Ecco fa rima con becco a casa mia.

ECO  Ed Eco fa rima con bieco, anzi cieco, cieco di rabbia per la sua ignoranza, la sua insulsaggine.

DAVID  (ad Ilva)  Per piacere signorina, spieghi un po’ a questo becco, cioè a questo cieco, come si chiama,  con chi ha l’onore di parlare, anzi di ragliare.

ILVA  (ad Eco)  Signore, il Maestro qui presente è nientepopodimeno che David…

ECO  E sia. Ma dove c’è David c’è anche Golia.

DAVID  E lei sarebbe Golia di fronte a me?

ECO  Se lo dice lei che si chiama David…!

DAVID   Stasera finisce male.

ILVA  Ora basta, mettetevi a  sedere e non fiatate piú. Lei signor Ecco, cioè becco mi faccia la cortesia di tacere finché non avró finito di presentarle il suo commensale. Lei stasera ha il grande onore di cenare col Maestro David…

ECO  Copperfield come il personaggio del romanzo di Dickens?

ILVA  Lo stesso di prima, quello di Mr. Scorreggia?

ECO  Scrooge, santo cielo!, Scrooge!

ILVA   Comunque non ha riconosciuto….

ECO    No. Chi è costui? Un posteggiatore abusivo? Un migrante senza permesso di soggiorno? Il tirapiedi di un politico?

ILVA  Il grande regista autore di…  (bisbiglia qualcosa al suo orecchio)

ECO  Un cinematografaro, insomma.

DAVID   Ha visto il mio film?

ECO  E lei ha letto il mio romanzo?

DAVID  Me ne guardo bene.

ECO  Ed anch’io mi guardo bene dal guardare la sua pellicola.

DAVID  Non è una semplice pellicola.

ECO  E cos’è allora?

DAVID  Un capolavoro assoluto.

ECO  Assolutamente deperibile come avviene a tutta la celluloide di questo mondo.

DAVID  Deperibile sará la sua cellulite e la cellulosa della cartaccia su cui sono stampati i suoi romanzetti rosa.

ECO  Il nome della rosa non è un romanzo rosa.

DAVID  E di che colore è?

ECO  E’ un giallo.

DAVID Allora è un girasole e non una rosa.

ECO  E’ un giallo ambientato nel medioevo che ha per protagonista…

DAVID  Una rosa? Banale, si capisce fin dal titolo.

ECO   No, niente rosa, bensí un monaco.

DAVID  E che c’entra la rosa?

ECO  Non c’entra nulla.  Il nome della rosa è un esercizio per imparare il latino: rosa, rosae, rosam, eccetera eccetera.

DAVID  Fortuna per lei che non fa lo sceneggiatore. Non ci si capisce nulla del suo plot.

ECO  Io per sua norma e regola ho studiato Plotino e conosco Platone a memoria.

DAVID  Io conosco a memoria tutti i film di Bergmann e di Hitchcock.

ECO  Ma la vada a prendere nel posto… delle fragole.

ILVA  Smettetela di comportarvi come due studentelli che litigano per la compagna di banco. Mi avete proprio stufata.

ECO   Casomai stufato.

DAVID  Per due.

ECO Abbondanti.

DAVID  Con molte patate.

ECO  Rosmarino.

DAVID  Un pizzico di pepe.

ECO  E uno di sale.

DAVID  No, prego, niente sale: ho la pressione alle stelle.

ECO  Allora per lui niente stufato, poverino, ha la pressione alle stalle. – Ha compreso il gioco di parole dalle stelle alle stalle, neh?

DAVID    Che palle! Ho detto senza sale, non senza stufato. E con molto, molto, molto pepe nero. Anzi nerissimo.

ECO  (starnutisce)  Lei è contagioso, sa!?

DAVID   Lei starnazza come un’oca in calore e io sarei contagioso?

ECO  Altro che, un untore.

DAVID   E che cosa le avrei contagiato?

ECO  Lo stufato.

DAVID  Lo stufato ha stufato anche lei?

ECO  No, è lei in prima persona ad avermi stufato.

DAVID     Allora si alzi dal mio tavolo e mi lasci in pace, cosí non la stufo piú.

ECO  Glielo dica lei, sia gentile signorina, chi è che deve alzare i tacchi di noi due.

DAVID   Ecco, glielo dica una vota per tutte.

ECO  Non sprechi fiato, me lo ha giá detto che lei è una specie di abusivo, una sottospecie di clandestino. L’avevano infatti messa in lista d’attesa. Si arrenda all’evidenza.

DAVID  Lista d’attesa a me? Forse lei non ha capito che questo è un famoso ristorante frequentato da Vip, cioè da Very important person.

ECO   E con questo?

DAVID  Lei non lo é.

ECO  Bella questa. Udite udite gente: io non sarei un Vip!

DAVID  Se Vip stesse per “vipera” velenosa allora sí, lo sarebbe al cento per cento.

ECO  E lei che cosa avrá mai fatto nella sua poco memorabile esistenza per darsi tante arie?

DAVID   Ho girato una dozzina di lungometraggi che sono entrati a pieno titolo nella storia della settima arte.

ECO  Una dozzina o dozzinali?

DAVID  Non accetto provocazioni da un poveraccio come lei.

ECO  Per sua norma e regola  nella mia carriera ho venduto milioni di copie.

DAVID  Lo sapevo di avere a che fare con uno spacciatore all’ingrosso di copie contraffatte delle griffe piú famose.

ECO  Di queste parole risponderá in tribunale.

DAVID   E lei pure, ma non dal banco dei testimoni, piuttosto da quello degli imputati.

ECO  Faccia pure lo spiritoso, ma voglio vedere che faccia fará quando il giudice stabilirá il risarcimento in mio favore.

DAVID   Secondo lei il giudice fa un favore a lei che non conta un tubo e non tiene piuttosto conto della mia statura morale ed artistica infangata dalle sue volgari insolenze… e spero che non risultino anche insolvenze da parte sua quanda sará il momento di monetizzare il danno.

ECO  Allora ci vediamo in tribunale.

DAVID  Puó contarci.

ECO   Per il dibattimento.

DAVID  Puó contarci.

ECO  Per il processo di diffamazione a mezzo ristorante.

DAVID  Puó contarci.

ECO  Per il risarcimento.

DAVID  Ci conteró.

ECO  E no, questa volta ci conto io.

DAVD  Non credo proprio, il conto lo presento io.

ECO  Perché, lei conta veramente di vincere la causa?

DAVID  E’ mezz’ora che glielo ripeto:  puó contarci.

ECO  Come dice il proverbio, ride bene chi ride per ultimo. Arriverderci, la saluto.

DAVID   Finalmente se ne va, era ora.

ECO  Veramente se ne va lei.

DAVID  Io?

ECO  E chi sennó?

DAVID  Ha detto lei arrivederci,  la saluto.

ECO  Sí, ma l’ho detto per educazione rivolto ad una persona, quella che mi sta al cospetto, che sta per alzarsi e andarsene.

DAVID   Ma io non sto per alzarmi né per andarmene.

ECO  Questo lo dice lei.

DAVID   Senta un po’, signor… come si chiama?

ECO   Non mi chiamo “signor come si chiama”.

DAVID   E come si chiama allora?

ECO  Come si chiama lei, piuttosto?

DAVID  Io mi chiamo come mi chiamo io.

ECO  E anch’io mi chiamo come mi chiamo io.

DAVID  Ripete le mie parole. C’è l’eco qui dentro?

ECO  Allora mi ha riconosciuto.

DAVID  Ma certo, lei mi fa il pappagallo!

ECO  Veramente si era detto che facevo l’eco.

DAVID  E non lo fa anche il pappagallo che ripete le parole altrui?

ECO  Macché, io non faccio l’eco, lo sono. Piacere Umberto Eco.

DAVID   Sì lallero! Se lei è Umberto Eco io sono…

ECO  Napoleone?

DAVID  Meglio: sono David…

ECO  Di Donatello o di Michelangelo?

DAVID  Di mio padre e di mia madre.

ECO  Già, in effetti lei non è un modello esemplare, esteticamente parlando.

DAVID   Non sono abbastanza statuario secondo lei? Eppure faccio due ore di ginnastica ogni mattina. Una sudataccia… poi viene lei e mi contesta la tartaruga.

ECO   Anch’io ce l’ho, seppur rovesciata dalla parte sbagliata: guardi che cocomero!

DAVID   La mia invece è come scolpita nel marmo. Vuol sentire quant’è dura?  Vuole darmi un pugno?  Prego si accomodi, tanto si farà male lei. Colpisca, colpisca qui e si renderà conto che non c’è molta differenza tra me e il discobolo di Mirone. Ce l’ha presente?

ECO  Mi sfida al lancio del disco o propone una tenzone artistico-letteraria?

DAVID  Scelga lei.

ECO  Lei non sa chi sono io. O meglio le ho appena detto che sono Umberto Eco…

DAVID   E io l’ho appena spernacchiata con un: sì lallero. Gliene basta uno o gliene serve un altro per capire l’antifona?

ECO  Spiacente, ma i suoi lallero finiscono qui.  Quando si capaciterà che io sono più infarinato dell’Enciclopedia Britannica e parlo come un libro stampato, se e quando voglio, capirà lei che la sua ironia di bassa lega è fuori luogo. Se quindi vuole sapere del  discobolo di Mirone, così tanto per sondare il mio livello culturale e stabilire se sono o non sono colui che affermo di essere, posso servirla in carrozza, calesse e carrozzella.

DAVID  Si accomodi.

ECO  Sono già seduto.

DAVID  Era un’iperbole. Vede? Non capisce le iperbole, che cosa può saperne lei addirittura del discobolo di Mirone? Non sa neppure dove si trova…

ECO  Lei lo sa?

DAVID   Senz’altro, come no…

ECO  Dove?

DAVID  Beh al momento mi sfugge, un’amnesia passeggera. Ce l’ho qui sulla punta della lingua.

ECO  Santa ignoranza!  Un aiutino? Facciamo che si trovi al British Museum?

DAVID   E facciamo.

ECO   Stabilita la location del gurppo marmoreo,  passo ad una descrizione sommaria: analisi e descrizione dell’opera. Essa rappresenta un giovane atleta nudo, colto nell’istante in cui sta per lanciare il disco, tenuto nella mano destra: il torso è infatti piegato in avanti e ruota verso destra. Come la testa, che segue l’andamento del braccio sollevato e disteso all’indietro per prendere slancio. Il braccio sinistro invece si appoggia quasi verticalmente sopra il ginocchio destro. La gamba portante è quella destra piegata e il piede appoggia del tutto a terra, mentre la sinistra è arretrata per mantenere l’equilibrio e posa solo sulla punta del piede dando l’impressione che la parte inferiore del corpo sia più corta. D’altronde, la semi-rotazione del busto era necessaria per la buona riuscita del lancio. Il volto idealizzato che non sembra provare fatica, nonostante lo sguardo concentrato si contrappone alla contrazione piuttosto realistica dei muscoli. La figura è concepita a due dimensioni, con il corpo disposto su un unico piano, nella direzione del lancio: Mirone volle infatti una costruzione lineare e geometrica della statua, non prevedendo la visione laterale. La presenza dello stile severo lo troviamo nel volto, un ovale allungato, nei riccioli dettagliati aderenti alla testa, nella resa precisa della muscolatura e la riproduzione attenta delle vene. Mirone è particolarmente attento e interessato alla rappresentazione fisiologica del movimento in atto, per questo scelse come soggetto un discobolo nel momento del lancio, poiché l’azione richiedeva l’uso di tutti i muscoli.

DAVID  Tutto qui?

ECO  Con questa statua Mirone volle inoltre mettere insieme l’instabilità del movimento con una costruzione geometrica dell’insieme, tanto che creò una figura scomponibile in 4 triangoli sovrapposti. La posizione della testa non sembra partecipare al momento in cui l’atleta raggiunge la massima estensione all’indietro del braccio: dovrebbe in effetti essere stata più sollevata per aiutare il lancio in avanti del disco. Quindi, Mirone ha alterato leggermente il “vero” gesto atletico dell’atleta per ottenere una costruzione geometrica rigorosa.  La testa è il punto di incontro delle linee formate dalle braccia , che sembrano quasi disegnare un arco di cerchio, diviso a metà dal torace.

DAVID  Basta la prego, sta dicendo un mucchio di sciocchezze. E soprattutto non ha colto l’eleganza  del movimento della statua…

ECO  La statua però non si muove.

DAVID   Ma dà l’idea del movimento.  Glielo faccio vedere, così…  (si alza e mima il movimento ideale della statua)

ECO   (ironica)  Tale e quale!

DAVID   Il capolavoro dell’arte ellenica in qualche modo mi somiglia. Mi guardi di profilo….

ECO  A ben vedere, potrebbe aver ragione. Ma certo! Ha la capoccia dura come il marmo della statua.

DAVID   Ah ah, rido perché la sua volgare ironia è sintomo dell’imbarazzo che prova al mio cospetto. Epperò non può esimersi dall’ammettere che ci sono significativi parallelismi tra me e l’apoteosi della bellezza classica. In un certo qual modo, sia pur alla lontana e a distanza di tempo, io  rappresento la materia che si eleva dal fango alla forma sublimato dall’arte.

ECO  Polvere sei e polvere tornerai.

DAVID   E questo che cavolo vuol dire?

ECO   La materia caduca  alla fin fine sempre resta in circolo, ecco che cosa vuol dire.

DAVID   Anche quella di cui è composto lei, dunque, è caduca.

ECO  Mica tanto. Perché, vede:  la materia di cui sono composto io è prevalentemente fatta di conoscenze, sogni, pensieri, idee! Cose insomma che non deperiscono mai, che si tramandano di padre in figlio, di figlio in nipote e pronipote,  nei secoli, nei millenni, figlio dopo figlio dopo figlio eccetera eccetera.

DAVID  Quindi si dovrà sopportarla a lungo?

ECO  Oh sì, probabilmente per sempre.

DAVID  Dio ci scampi e liberi!

ECO   Non mi offendo mica, sa? Sono perfettamente conscio del fatto che le sue insolenze sono causate dalla pura e sacrosanta verità che le ho appena svelata.

DAVID    E sarebbe?

ECO   Sarebbe, o per meglio dire: è!  Sì è che lei si discosta, esteticamente parlando, dal concetto di  capolavoro della natura. Ed anche come opera d’arte dell’uomo, di suo padre e di sua madre, mi lasci dire: lascia a desiderare. Ma tornando al David dei grandi maestri del XV e XVI secolo, lasci perdere ogni paragone. Con la gobba e il panzone che si ritrova  non potrebbe mai rappresentare il rinascimento italiano. La sua figura mi ricorda piuttosto il personaggio di Cervantes.

DAVID  Che c’entro io con Don Chisciotte?

ECO  Ecco vede, c’è un buco.

DAVID  Dove? Nella tovaglia, l’avrà fatto lei con la cenere della sua puzzolente pipa.

ECO  No, il buco è nella sua cultura, caro amico.

DAVID  Non sono suo amico!

ECO  E ringrazio il cielo che non lo sia. Non potrebbe mai essere mio amico un comune mortale che non sa che il secondo nome del personaggio di Cervantes è “Il Cavaliere dalla Triste Figura”.

DAVID   Non vedo la correlazione, a dire la verità.

ECO  Ma come, Triste Figura, amico, la sua!

DAVID  Se io sono il Cavaliere dalla Triste Figura, lei è Sancho Panza!

ECO  E lei è quel quadrupede mezzo ronzino e mezzo asinello di nome Rozinante.

DAVID    Vuole la guerra? E guerra sia. Lei invece somiglia  al ritratto di Dorian Grey.

ECO  Capisco, la prende male. Ed invece di fare opera di contrizione, contrattacca maleducatamente.

DAVID  Me ne ha dette di tutti i colori, peste e corna, e il maleducato sarei io?

ECO   E non ho ancora finito, caro amico.

DAVID  Non sono suo amico, non se lo faccia ripetere.

ECO  Mi taccio allora. Tanto sa già che cosa sto per dirle.

DAVID  Che cosa?

ECO  Un’altra amara verità che potrebbe farla imbestialire. Per questo mi sto zitto, non voglio dare scandalo a causa della sua estrema litigiosità.

DAVID  Facciamo una sfida all’ultima amara verità?

ECO  Accetto. Cominci lei.

DAVID  Se io comincio, poi sarà lei ad avere l’ultima parola.  E la cosa non mi sta bene.

ECO  Allora che cosa propone?

DAVID  L’inversione del turno dell’amara verità. Prima lei, dunque.

ECO  E chi stabilisce il turno di battuta?

DAVID   Io.

ECO  E su che basi giuridiche?

DAVID  La legge del più forte. Le dò un pugno sulla zucca se non rispetta il suo turno.

ECO  Okkei okkei… (Recitando)  Vecchio adagio non si smorza /  cedi docile alla forza / che se opponi resistenza /  perdi i beni e l’esistenza.

DAVID  Che roba è questa?

ECO   Robetta. E’ solo il Faust di Goethe.

DAVID   Ci mancava il Faust, giusto per dar sfoggio della sua mediocre cultura, perché solo un mediocre può vomitare sul prossimo quelle tre o quattro… vabbé facciamo quattro o cinque nozioncelle imparate a memoria.

ECO   Non l’ho citato a caso.

DAVID  Perché l’ha citato dunque?

ECO  A buon motivo. Ricorda la scena della Notte di Valpurga in cui Faust incontra le streghe del Monte Calvo?

DAVID  Vagamente.

ECO  Vagamente?  Strano.

DAVID   Perché strano?  Non posso mica avere presente l’intero scibile umano, santoddio!

ECO  L’intero scibile no, ma almeno le scene in cui era presente….

DAVID  Io? Presente? Nella scena della Notte di Valpurga con le streghe sul Monte Calvo?

ECO  Non era forse lei l’Homunculus mostruoso che scaturisce dal pentolone in cui bollono code di rospo, ali di pipistrelli e peli di fica di vecchia befana? –  Adesso tocca a lei, coraggio: spari la sua insolenza nei miei confronti.

DAVID   Beh, ecco… non me ne viene una all’altezza.

ECO  Non avevo dubbi al proposito, caro amico.

DAVID  Quante volte devono ripeterglielo: non sono suo amico.

ECO   Già, sarebbe proprio fuori luogo se io mi accompagnassi con una persona terra-terra come lei, uno che non sa dialetticamente rispondere nella tenzone filosofica.

DAVID  E va bene. Se proprio vule essere offeso signor Ecco, eco.

ECO  E dove sta l’offesa.

DAVID Pensavo di essere spiritoso e abbastanza ingiurioso o comunque irriguardoso e sufficientemente irrispettoso invertendo le consonanti tra il suo nome e l’avverbio di tempo. Eco è diventato ecco e ecco è diventato eco.

ECO  Se mi avesse detto “becco” ancora ancora, ma per così poco! Può fare di meglio, coraggio! Svegli la lingua e dia una bussata alla materia grigia.

DAVID  E va bene, col suo permesso: ubriacone! (pausa)  Va bene così? Che fa? Ostenta calma?  Perché non si arrabbia? Ah, capisco, non vuole darmi soddisfazione!  Ma porco mondo che posso dirle per farla incazzare oltre che darle dell’alzatore di gomito e del bicchiere dal fondo bucato?

ECO  Niente, lei non può fare né dire proprio niente. Non si può andare oltre un certo limite. E quel limite io l’ho raggiunto prima di lei. Il mio insulto era così totalizzante, insultante, degradante, delegittimante, denigrante, diffamante… e qui mi fermo con gli “ante”… che esclude la possibilità di qualsiasi risposta. L’ho annientata togliendo ogni forza e sostanza offensiva alla sua ultima parola che gli si è smorzata in bocca come una scamorza. – A proposito di scamorza… ma qui non si mangia!?

DAVID  Ma lei è venuto per mangiare o per litigare?

ECO  Una cosa non esclude l’altra.

DAVID  Io invece non sono venuto per farmi insultare.

ECO  E perché non dovrebbe essere apostrofato come si deve?

DAVID   Lei non viene mai apostrofato?

ECO  I critici non si permettono di criticarmi: dipendono tutti dalla casa editrice che ho acquisito investendo i proventi delle vendite librarie. Ora posso fare il bello e il cattivo tempo in campo editoriale e culturale senza essere apostrofato da nessuno. Chi si permette, è fuori dal giro.

DAVID  Ah ecco! Io non sono degno di essere suo amico perché vorrei criticarla severamente mentre i critici, i quali  avrebbero il sacrosanto diritto e il vincolante dovere di stroncarla molto più duramente e severamente di me,  sono suoi amici, anzi suoi dipendenti, cosicché pendono dalle sue labbra come fosse un oracolo e non fanno che approvare per paura di perdere le collaborazioni alla casa editrice che lei si è comprato?

ECO  Proprio così. Le fa specie?

DAVID  No, anzi. Penso che prenderò esempio da lei. Fonderò una casa di produzione cinematografica e metterò a libro paga i critici che scrivono brutte recensioni dei miei film. E’ un’ottima idea, sa? Complimenti. In cambio del suo prezioso suggerimento mi tengo gli insulti senza reagire. D’accordo?

ECO  D’accordo… signor… con tutte queste chiacchiere non ricordo il suo nome?

DAVID  In effetti non ho ancora avuto modo di presentarmi come si deve. Ha presente  il generale  Rommel, soprannominato “la volpe del deserto”??

ECO  Volpe lei? Lei non mi pare proprio una volpe.

DAVID  Sto solo cercando di darle la possibilità di intuire il mio nome partendo dal suo idioma, per non farle fare una brutta figura, capisce?, visto che nel mondo intero mi conoscono anche i sassi…

ECO  Secondo me gliene hanno tirati troppi e qualcuno l’ha colpita in testa.

DAVID   Sono partito  dal termine “volpe” nel suo cosiddetto “volgare” italiano – non se la prenda con me per l’attributo,  ma col suo Dante che ha elevato il linguaggio rozzo di piazze e mercati a lingua “illustre, cardinale, regale e curiale” – per farla arrivare dritto dritto al mio cognome profferito nella nobile lingua di Milton e di Shakespeare.

ECO   Dante e il sottoscritto non raccolgono: non ti curar di loro ma guarda e passa.

DAVID  Che c’entra lei con Dante?

ECO  Siamo entrambi scrittori e scriviamo entrambi nella stessa lingua, il dolce stil novo se non le dispiace.

DAVID  C’è una bella differenza tra voi due.

ECO  Certo, io ho venduto più copie del Sommo Vate.

DAVID   Come se la rigira la storia, a suo piacimento. Lei è proprio una volpe!

ECO  Ma non era lei a dover essere una volpe?

DAVID   Certo. E tornando a bomba, cioé  al termine in questione come si traduce “volpe” in inglese?

ECO  Che cosa  vinco se  azzecco la risposta all’indovinello?

DAVID   Una stretta di mano. Le basta?

ECO  Me la farò bastare.

DAVID   E allora qua la mano, piacere: io sono Lynch, David Lynch.

ECO   Volpe? Lynch… Nooo!

DAVID   Sììììì!

ECO   Caspita… Lei sarebbe il grande regista? Allora piacere Umberto Eco.

DAVID  Come? Umberto? Lei sarebbe il grande scrittore? Capperi, non avevo collegato nome e cognome, che figura mi fa fare!

ECO  Io?

DAVID   Certo, poteva presentarsi prima e per esteso.

ECO  Ma se sto seduto come faccio a stendermi?

DAVID    Ho letto da qualche parte che lei è uno scrittore così così, ma un buon battutista.

ECO  Lei invece per me rappresenta un ottimo sonnifero: l’ho amichevolmente battezzata  Valium. I suoi film mi fanno addormentare di botto con tutti quei piani temporali, sequenze spaziali, piani ad incastro, personaggi morti che tornano come se non fosse successo niente.

DAVID  Si chiama arte contemporanea, lasci perdere, lei appartiene alla passata stagione, alla stagione delle foglie morte.  E con questo dichiaro concluse le ostilità.

ECO  Spero che si mangi qualcosa, così smettiamo di dare spettacolo. Ci stanno guardando tutti.

DAVID   Sono certo che gli astanti ci ritengono  due eccelsi pensatori e  vorrebbero sapere da noi  che fine farà il mondo.

ECO  Oppure se c’è vita dopo la morte.

DAVID  O sugli altri pianeti.  Quando invece il nostro enigma principale è capire cosa offre stasera il menù.

ECO  Guardi, secondo me ci hanno messo un registratore sotto il tavolo per trascrivere i nostri discorsi in un testo teatrale da intitolarsi: Che cosa si dissero veramente Umberto Eco e David Lybch quella sera a cena.

DAVID   Sarebbe un successo mondiale!

ECO  Soprattutto quando sentiranno come sgranocchio l’osso della costata.

DAVID  E il mio tiraggio della zuppa dal cucchiaio sarà lo sballo dell’estate musicale prossima ventura.

ECO  Ridiamoci su.

DAVID   Il piatto però piange. Che idea lasciare Umberto Eco e David Lynch a bisticciarsi in attesa della cena!

ECO   Però…  Non posso ancora crederci che lei sia… lui!

DAVID  Non si direbbe proprio che lui sia proprio lei!  Certo, l’apparenza inganna…

ECO   …l’abito non fa il monaco…

DAVID  … ma nel suo caso…

ECO  Che ne dice di  farmi dare un’occhiata alla sua carta d’identitá, tanto per essere sicuri?

DAVID  Se lei mette sul tavolo la sua,  io tiro fuori la mia.

ECO  D’accordo.

Prendono dalle rispettive tasche i portafogli.

DAVID  Dopo di lei, prego.

ECO  Meglio in contemporanea, se permette. Non sono nato ieiri.

DAVID  Lentamente…

ECO  … piú lento di cosí…

DAVID  Al mio tre ce le scambiamo. Uno, due…

ECO  Tre!

DAVID  Ho detto al mio tre, non al suo.

ECO  E allora lo dica.

DAVID  Tre!

ECO  Cos’era un numero o uno sternuto?

DAVID  Non riconosce in numeri?

ECO  Riconosco gli sternuti.

DAVID  Comunque era un numero.

ECO  E diciamo che era un numero.

DAVID  Documento sulla tovaglia e ce lo passiamo spingendolo con un dito l’uno verso l’altro.

ECO  Lentamente?

DAVID  Possibilmente prima che arrivi il conto.

ECO  Conto? Ma se non abbiamo ancora mangiato nulla.

DAVID  Questo ristorante è famoso perché si paga molto e si mangia poco.

ECO  E allora lei che ci è venuto a fare?

DAVID  La stessa cosa che ci è venuta a fare lei.

ECO  Al mio tre alziamo contemporaneamente il dito dal documento:  uno, due…

DAVID  Tre!

ECO  Al mio tre ho detto, non al suo.

DAVD  Tre lo dico io, se permette.

ECO  Lo dica allora.

DAVID   Tre.

ECO  Ha starnutito di nuovo?

DAVID  Stavolta si.

ECO  Lo prendo per un numero e non per uno sternuto.

DAVID  Che sternuto?  Cioè che numero?

ECO  Il numero tre naturalmente.

DAVID  E tre sia.

Contemporaneamente leggono i documenti uno i documenti dell’altro mostrando sorpresa.

ECO  Il grande regista, lei? Veramente?!

DAVID  Il grande scrittore, lei? Veramente?!

ECO   Ci può scommettere.

DAVID  E lei ci può giurare.

ECO  Sinceramente avevo molti dubbi.

DAVID   Non potevo crederci.

ECO  Non si direbbe proprio, guardandola da vicino.

DAVID   No, non si direbbe proprio ascoltandola di persona.

ECO   E pensare che ho visto e ammirato tutti i suoi film.

DAVID  E dire che ho letto e apprezzato  tutti i suoi libri.

ECO  Se l’avessi conosciuta prima non sarei mai andato al cinema.

DAVID  Se l’avessi conosciuta prima non sarei mai entrato in libreria.

ECO  Comunque sia, adesso purtroppo la conosco.

DAVID  Ed io, purtroppo, a mia volta conosco lei.

ECO  Com’è brutto conoscersi di persona, una delusione! Ahimé, uno si fa una certa idea, si immagina l’uomo di  “genio”  secondo gli attributi di Parmenide, che fu definito dai suoi contemporanei “venerando e terribile” e  ti si presenta davanti una specie di rospo che ha, sì, molto di terrificante, ma molto poco di venerando.

DAVID     La sensazione è reciproca. C’è però una cosa che mi rammarica assai.

ECO  E sarebbe?

DAVID  Posso essere sincero?

ECO  Certamente.

DAVID   Al cento per cento?

ECO  Ma anche al duecento per cento. Le sue cannonate sono tappi di champagne: mi rimbalzano addosso.

DAVID  Pensavo solo, e su questo dovrà pur convenire, che è un gran peccato essersi conosciuti così, per caso, come due… ha presente gli attributi maschili? Avremmo potuto intavolare chissà quali meravigliosi dibattiti sull’essenza delle cose, sulla politica, sull’arte, incentrare le nostre diatribe non su piccolezze e rivalità da – diciamolo – ometti di infima specie, ma volare alto. Invece…

ECO  In parte è vero. Ma tenga presente che l’intelligenza sta anche nell’adattarsi a chi si ha di fronte. E se ho di fronte uno sconosciuto che mi attacca il bottone giusto per autoincensarsi e fare la magna pars… a proposito, quando si mangia?

DAVID  Me lo sto domandando anch’io.

ECO  Sicuramente da questa epifania, da questa sorta di magia del destino che ci ha attirato allo stesso tavolo – per la verità tengo a precisare che io già ero seduto e l’avevo comunque prenotato prima di lei – beh, insomma, un pubblico meno distratto e più desideroso di imparare e assetato di cultura avrebbe potuto aspettarsi qualche rivelazione cosmica, una verità scientifica o un’asserzione filosofica. Ma come si suol dire: il diavolo fa le pentole ma non  i coperchi… e anche questa espressione mi riporta alla cucina da cui non esce niente per noi. Che cosa aspettano secondo lei?

DAVID   Ho l’impressione che stiano aspettando che la smettiamo di discutere così da poterci servire lo stufato.

ECO  Allora mi taccio Stringiamoci dunque la mano ora che ci siamo purtroppo per noi conosciuti, riconosciuti, vilipesi e infine accettati nostro reciproco malgrado.

Si alzano in piedi per stringersi la mano.

DAVID  Caro Professore, è un vero piacere nonché un onore averla al mio, e sottolineo mio, tavolo.

ECO  Non scherziamo: l’onore, cioè il tavolo è tutto mio ed è lei ad essere mio sgradito ospite.

DAVID  Al contrario, il tavolo è mio ed è lei ad essere purtroppo mio ospite.

ECO  Si accomodi.

DAVID  Si accomodi prima lei.

ECO  Dopo di lei.

DAVID  Facciamo al mio tre, sennó restiamo in piedi tutta la sera?

ECO  D’accordo, al suo tre.

DAVID  Uno, due…

ECO  Tre!  (si siede)

DAVID  Tre dovevo dirlo io.

ECO  Sí, ma l’ho detto prima io.

DAVID  Uffa!  (si siede) Che ne dice se facciamo che nessuno è ospite di nessuno e ciascuno di noi paga per sé?

ECO  Cioè facciamo alla romana, come si dice da noi?

DAVID   Appunto.

ECO  E il tavolo di chi  è?

DAVID  Facciamo a metá anche quello.

ECO  Facendo due conti farebbero, anche se non sono tanto bravo nei calcoli, due gambe a testa. E le seggiole restano di proprietá dei nostri rispettivi e nobili posteriori.

DAVID  Non intendevo dividerlo materialmente, bensí condividerlo nello spazio-tempo.

ECO  Vada per la condivisione.

DAVID  E condivisione sia.

ECO   Ci sono però i matrimoni d’amore e quelli di interesse, l’affinità può essere fisica, culturale, sentimentale… insomma cosa si condivide noi due?

DAVID  L’aria che respiriamo, a pipa spenta però.

ECO   Tutti matrimoni finiscono però con la separazione o con la reciproca sopportazione. Quindi, se dobbiamo sopportarci e non dividerci – visto che  ahimé non ci sono altri tavoli liberi)-  dobbiamo  far buon viso a cattivo gioco e sopportarci.

DAVID   In silenzio.

ECO  Ognuno si faccia gli affari propri.

DAVID  Eco, anzi ecco, bravo.

ECO  Lei sopporterà il fumo della mia pipa come io sopporterò il suo sgradevolissimo alito da mummia imbalsamata che ha mangiato fagioli prima di schioppare.

DAVID  Come ha fatto a indovinare che ho mangiato fagioli a pranzo?

ECO  Capisco, non è l’alito ad annunciare il suo arrivo ma i gas di scarico a salutare quando parte.

DAVID   Ora basta, faccia silenzio.

ECO  Anche lei, da tutti i fori.

In effetti cominciano a scartabellare giornali e riviste, controllano i messaggi, ma il nervosismo aumenta, sale la tensione. Finché Eco non sbotta:

ECO   Scusi sa ma il suo stomaco non mi sembra che le obbedisca troppo, gorgoglia come lo scolo di un lavandino otturato.

DAVID   Si sbaglia, non sono io. E’ il suo fegato che ha qualcosa da ridire perché non è stato innaffiato da un nubifragio di alcolici.

ECO   Mi sta dando dell’ubriacone?

DAVID  E lei mi sta dando dello scorreggione?

ECO  Ecco l’abbiamo rotto?

DAVID   Che cosa signor Eco?

ECO   Il silenzio.

DAVID  Ah, lo ha certamente rotto lei col cognome che si ritrova: eco, per forza doveva rompersi il silenzio!

ECO   Porco mondo, lei è una delle poche persone sulla faccia della terra capace di farmi uscire dai gangheri con la sua semplice presenza! Basta un suo respiro… e non dico altro perché siamo a tavola!,  a solleticarmi  i peli del naso.

DAVID   Concordo su un punto: non siamo fatti l’uno per l’altro.

ECO  Proprio no.

DAVID   Quindi sa che facciamo?  Rompiamo questa farsetta del silenzio che un antico proverbio definisce d’oro, ma che nel nostro caso suona come una tregua armata.

ECO  Sì, basta parole e flatulenze varie.  (Rivolto alle quinte)  Signorina, cameriera! Che state combinando in cucina? Posso ordinare?

Una pausa.

DAVID   Vede che non conta niente? Infatti non le danno retta. Fanno come se lei non avesse chiamato nessuno.

ECO  Ci provi lei, vediamo se ascoltano almeno lei.

DAVID  E che,  io  dovei sprecar fiato per la sua comanda?

ECO  Comando io e comanda lei, suvvia, facciamoci portare qualcosa da mettere sotto i denti.

DAVID  D’accordo… Signorina, cameriera?  (pausa)  C’è nessuno? Il signore vorrebbe ordinare.

ECO  Anche lei vorrebbe ordinare, non faccia la spia.

DAVID  Volevo essere altruista.

ECO  Pensi a far venire qualcuno.

DAVID  (fa strani gesti col tovagliolo, poi si alza in piedi e fischia, ma non riceve risposta)  Strano, anche a me non danno retta.

ECO  E perché dovrebero dare retta a lei se non danno retta a me?

DAVID  Perché io sono un ospite d’onore, porto lustro al locale, guai a non soddisfare i miei desiderata.

ECO  A quanto pare  se ne fottono dei suoi desiderata.

DAVID   Per colpa sua, però.

ECO    Mia?

DAVID  Certo, perché la considerano alla stregua del signor Nessuno che ha la strana pretesa di mangiare in un ristorante blasonatissimo.

ECO  Ma non si filano neppure lei, se permette.

DAVID  A me… mi si fileranno quando se la filerà  via lei.  Non capisce? E’ una tattica per farla sloggiare.

ECO  Aspetta e spera. Io da qui non mi muovo. Ormai è un principio di civiltà, per quanto mi riguarda.

DAVID   Faccia come le pare, tanto posso aspettare quanto voglio,  io.

ECO  Posso aspettare anch’io. Comunque dai rumori del suo stomaco non si direbbe che lei possa aspettare più di tanto.

DAVID  Pensi ai gargarismi del suo pancreas.

Intermezzo culinario  di Ilva ai fonelli fumanti in cucina.

ILVA

Un po’ d’erba cipollina

con sangue di gallina

coda di rospo e zampe

di qualche bestiolina,

un ragno di passaggio

un ratto come assaggio

due cucchiai di erbetta

urticante e vescichetta

caccole del naso e pelo

di cul della vecchietta

di merda solo un velo

l’arietta d’un bel peto

del capel aggiungi sebo

condisci a olio e aceto

e sforna il tuo placebo.

Con questa ricettina

lo stufato va in vetrina

per la gola ed il palato

dell’ospite affamato

tanto vana è la protesta

se il gusto non gl’aggrada

che si levi dalla testa

di non pagare nada

o scappare sulla strada

ché qui il conto è salato

pronta cassa va pagato

e lo chef va ringraziato

per ciò che ha cucinato

fosse zuppa o panbagnato

con cui t’ha avvelenato.

Di nuovo in sala.

ECO  Tornando a noi, pensi un po’ che lei sarebbe stato il mio regista preferito se non l’avessi conosciuta.

DAVID Giá, peccato, anch’io  ero un suo grande ammiratore prima di conoscerla.

ECO  Ed ora che ci conosciamo che facciamo?

DAVID  Che ne dice di cenare insieme senza peró parlare di cinema?

ECO   Sí, d’accordo. A patto peró che non si parli neppure di letteratura.

DAVID  E neppure di filosofia.

ECO  E nemmeno di politica, la prego.

DAVID  Parliamo di cucina.

ECO  Ottima idea. Parlarne non fa ingrasare.

DAVID  Mi tolga prima un dubbio.

ECO  Strano che lei ne nutra uno solo. Comunque – sentiamo.

DAVID   Un piccolo dubbio.

ECO  Si fa presto a dire piccolo. – Coraggio, spari.

DAVID  La carbonara si prepara con l’aglio o con la cipolla?

ECO  Ma che razza di domanda. Lei finora come ha cucinato?

DAVID  Con la cipolla.

ECO  Mi viene da piangere come se me l’avesse tagliata a fette sotto il naso!

DAVID  Lei adopera forse l’aglio?

ECO  Elementare Watson.

DAVID  Sará elementare per lei  e tutta Scotland Yard, ma a me la carbonara piace con la cipolla.

ECO  Eresia! Eresia! Eresia!

DAVID  E tanto tanto speck.

ECO  Speck?  Oddio, oh my god, mi sento male.

DAVID   È allergico allo speck?

ECO  No, sono allergico alle sciocchezze. Perché giammai la carbonara richiede lo speck, né tantomeno la cipolla.

DAVID   E che cosa richiede?

ECO  Aglio in camicia appena dorato e guanciale.

DAVID  Cos’è il guanciale?  Una specie di pratica erotica sul tipo chick-to-chick, guancia a guancia?

ECO  Padre nostro che sei nei cieli, perdona loro perché non sanno quello che dicono. Né quello che cucinano assai maldestramente. Ora riepilogo la ricetta originaria. Tanto per cominciare la carbonara è un piatto della tradizione romana. Si tramanda di nonna in nipote o di madre in figlio o figlia. Gli ingedienti per quattro persone  – o due che mangiano molto come lei –   sono i seguenti: 360g di spaghetti  e 4 tuorli senza albume, perché l’albume ha una temperatura di coagulazione più lenta rispetto al tuorlo e pur mantecando, rischia di restare viscosa e mantenere troppo il sapore dell’uovo. Poi 160g di guanciale, 150g di formaggio, pepe. Su 200g, si usano 160g di pecorino romano, 20g di pecorino di Fossa,  per avere una nota più acida, e 20g di Parmigiano. Se il pecorino romano è troppo sapido, come spesso succede in estate, si adoperi il Moliterno, più dolce. –  Ha preso nota?

DAVID  Dice a me?

ECO  Dico a chi mi sta davanti che sta profferendo un mucchio di empietá culinarie a proposito della cucina mediterranea cui appartiene a tutti gli effetti la carbonara.

DAVID Io sono canadese,  mi nutro prevalentemente di salmone, non sono un carbonaro come lei.

ECO   Lei non è un carbonaro infatti, lei è un mattone.

DAVID  Voleva dire massone?

ECO  No, intendevo dire proprio “mattone”: lei caro maestro è un mattone sullo stomaco come il suo salmone. Per non parlare del suo cinema.

DAVID  Comunque non sono iscritto a nessuna mattoneria.

ECO  E alla libera salmoneria?

DAVID  È lei, professore, ad essersi iscritto alla salumeria.

ECO  Io?

DAVID   E alla salsamenteria.

ECO   Basta cosí, trovo insulso questo inutile contraddittorio in materia di arte culinaria.

DAVID  Chissá cosa c’entrano i culi… intendo nell’arte culinaria.

ECO  E che cosa dovrebbe entrare o uscire dal termine culinaria secondo lei?

DAVID  Beh,  la cucina è l’arte del mangiare, e il cibo ha a che fare con la bocca, no?

ECO  Ergo?

DAVID  Ergo l’arte culinaria dovrebbe meglio definirsi arte bocchinara.

ECO  Impossibile, la prego di non insistere.

DAVID  Bocchinara, bocchinara, senz’altro, non culinaria.

ECO  Le ripeto che non è proprio il caso.

DAVID  Ma perché no?

ECO  Perché a Roma, nel nobile idioma trasteverino, bocchinara – non me lo faccia ripetere piú –  significa un’altra cosa.

DAVID  Che cosa?

ECO   Una brutta cosa.

DAVID  Quanto brutta?

ECO   Ma vuol sapere proprio tutto! Non si puó dire ad alta voce, ecco.

DAVID  Me lo dica abbassando la voce, allora.

ECO  Ecco… (si avvicina e gli bisbiglia qualcosa)

DAVID  No, davvero?  Quindi… bocchinara sarebbe quella cosa lì?… oddio.

ECO  Ora basta, tenga la boccaccia chiusa prima di farci fare una figuraccia in mondovisione.

DAVID  Anche lei però eviti di dare troppe spiegazioni particolareggiate sull’uso delle ganasce in campo amoroso.

ECO  La apriremo solo per mangiare, d’accordo.

DAVID   Perché, vuole pure mangiare?

ECO   E che sarei venuto  a fare secondo lei al ristorante?

DAVID   A farsi vedere con me. Ne sono certo. Glielo leggo in faccia. Sono certo che sia in cerca di notorietà, non vedo altro motivo.

ECO  Io sono al contrario certo che lei si è insinuato al mio desco per propinarmi, ammorbarmi, illanguidirmi e rompermi le palle con qualche scemeggiatura del cavolo, e sottolineo sceme-ggiatura,  che vorrebbe farmi recensire in qualche rivista che ha l’onore di ospitare la mia collaborazione. Scommetto che se la tiene pronto sotto il sedere, coraggio, lo tiri fuori il papocchio del secolo!

DAVID  Invece è lei, sí proprio lei, a  fingere di non sapere chi sono covando il subdolo proposito di farmi leggere qualche insulso scenario tratto da un suo romanzetto d’appendice.

ECO  Sono  i suoi lungometraggi, sempre troppo lunghi, a farmi venire l’appendicite.

DAVID  (impugna un coltello)  Gliela opero subito la sua appendicite.

ECO  (brandendo una forchetta)  Sa che ci faccio con le sue pellicole interiori?

DAVID   Anacoluto di uno scrittore.

ECO  Analfabeta di un giramanovella pirandelliano.

DAVID   Mancato vincitore del premio Nobel.

ECO  Mancato vincitore dell’Oscar.

DAVID   Ora capisco perché non ti è stato assegnato.

ECO  Ora capisco perché non ti hanno neppure invitato alla cerimonia di consegna.

DAVID  Professore, sí lallero.

ECO   Maestro, sí lallero.

Sentendosi osservati si bloccano.

DAVID   Ohi ohi. Ci stanno guardando tutti.

ECO  Ridacchiano  in attesa che scorra il nostro sangue.

DAVID  Poi ci spaparazzano quando ci siamo scannati.

ECO  Ci ritroveremo ad accapigliarci nei social.

DAVID   Penseranno che stiamo litigando per chissá quale dottrina filosofica o stile artistico.

ECO   Invece duelliamo per un po’ di stufato. Che ridere!

DAVID   Che cosa proprone?

ECO  Meglio riporre le posate

DAVID  Al mio tre.

ECO  Uno, due…

DAVID  Tre.

Si risiedono.

DAVID  Lei peró brandiva minacciosamente una forchetta.

ECO  Perché lei brandiva un peicoloso coltello.

DAVID   Ma io col coltello potevo al massimo tagliare in due, mentre lei con la forchetta avrebbe potuto avvantaggiarsi infilzando due pezzi anziché uno di stufato.

ECO   La prossima volta brandisco il piú gentil cucchiaino se lei, peró,  non va oltre lo stuzzicadenti.

Una pausa in cui si ricompongono.

DAVID  Dunque, dove eravamo rimasti?

ECO  Ai saluti. Stava infatti per accommiatarsi.

DAVID   Stava?  Chi stava? Io no di certo.

ECO  E nemmeno io, quindi manteniamo le rispettive posizioni. Pace?

DAVID  Propongo un patto, chiamiamolo il Patto della Carbonara. Se io mollo sulla cipolla e accetto l’aglio, lei cede sul guanciale e mi lascia lo speck?

ECO   Purché non sia tirolese.

DAVID  Va bene le concedo l’onore delle armi.

ECO    E vada per lo speck, povera carbonara mia.

DAVID   E  passi pure l’aglio, povera carbonara mia.

ECO  Perché sua?

DAVID   E allora perché sua?

ECO  Facciamo di tutti e due?

DAVID  Ma certo! – Certo che siamo proprio due vecchi rimbambiti a litgare per simili stupidaggini.

ECO  La carbonara peró è una cosa seria.

DAVID  Tuttavia, aglio o cipolla, speck o guanciale, ma chi se ne importa.

ECO  Giá!  L’importante sono gli spaghetti e che siano al dente.

DAVID   A me piacciono scotti.

ECO   Perché lei è americano e non capisce un’acca di spaghetti.

DAVID  Mentre invece lei, genio italiano della scienza e della tecnica, nonché della letteratura e dell’arte bocchinara…

ECO  Ci risiamo? Culinaria, prego!

DAVID  Faccia lei. Però come si permette di  imporre il tempo di cottura degli spaghetti al mondo intero? Ma chi si crede di essere, Benito Mussolini?

ECO  E lei piuttosto, animato dalla solita mentalitá yankee,  pretende di inquinare le antiche tradizioni del vecchio mondo con abitudini consumistiche…

DAVID  Vecchio, ha detto proprio bene: questo penso di lei e del suo mondo.

ECO   Noi abbiamo il Partenone e il Colosseo, il canto gregoriano e l’umanesimo, il rinascimento e naturalmente la pasta al dente.

DAVID  Però se non venivamo noi dal nuovo mondo a salvarvi il culo – e qui il culo ci sta bene  – dai Crucchi, stavate freschi con la vostra pasta al dente. Mangiavate patate lesse e crauti per cent’anni!

ECO  E va bene, ha vinto lei.

DAVID  La seconda  guerra mondiale senz’altro.

ECO  E se la tenga!

DAVID  No no, la vittoria è tutta sua.

ECO  La vittoria dei bambini, se la prenda.

DAVID  La vittoria di Pirro, se la può tenere lei

ECO   La ragione dei fessi.

DAVID  La ragione degli asini.

ECO   Sta arrivando la cameriera, ora vediamo chi ha ragione di noi due.

DAVID  Con due geni come noi dobbiamo farci dire da una cameriera chi ha ragione?

ECO  E anche chi ha torto.

ILVA   (arriva giluiva recando due portate)  Ecco lo stufato per lor signori!

ECO   Macché stufato!

DAVID  Lei ci deve dire, anzi chia-ri-re!,  chi di noi due ha stufato qui dentro.

ILVA   A quale proposito?

DAVID  A proposito della carbonara.

ECO   Il cuoco di questo altolocato ristorante quale ricetta segue, quella classica originaria dall’Italia, con guanciale e aglio…

DAVID  Oppure quella piú moderna del mondo nuovo, cioè l’America, a base di cipolla e speck?

ECO  Risponda: aglio o cipolla?

ILVA  Scalogno a dir la veritá.  Cioè una via di mezzo, dato che lo scalogno è un po’ aglio e un po’ cipolla.

DAVID   Visto?  Ha sentito?  È sfortunato, la cipolla la fa da padrona.

ECO  Nossignore la sfortuna, cioè la scalogna è tutta sua, perché il signor aglio è il principe dello scalogno.

DAVID   Come in tutte le famiglie, sono sempre le regine a farsi rispettare, soprattutto quando fanno piangere lacrime amare come le cipolle.

ECO  Questo vuol dire che siamo pari?

DAVID  Pari e patta. Finalmente si mangia?

ECO  Eh no, un momento, c’è il secondo round. Speck o guanciale? Dica, dica pure, mi faccia sentire il dolce suono della parola “guanciale”.

ILVA  Veramente noi usiamo la pancetta affumicata.

DAVID  Non lo speck?

ECO  Non il guanciale?

DAVID   Ma che razza di ristorante rinomato siete?

ECO  Ma in che razza di ristorante Michelin sono finito?

DAVID  Io le tre stelle gliele darei in testa.

ECO   Ha sentito? Neppure una stella di David vi darebbe il Maestro del brivido David Lynch. E fortuna che era lui il cliente Vip che vi portava lustro!

DAVID  Il brivido me lo fa venire questa  ricetta.

ECO  Sento in effetti uno strano odore provenire dallo stufato che ci ha appena servito.

DAVID   Direi che puzza di sterco di cavallo.

ECO   A me sembra merda di cane… o di gatto.  Perché non lo assaggia?

DAVID   L’onore è tutto suo. Lo assaggi prima lei. Poi mi dice se lo trova di suo gradimento.

ECO  Preferisco rendermi prima edotto della composizione, o per meglio dire della pozione che ho nel piatto. Per non parlare del piatto stesso che ha la strana forma di un water. Signorina per piacere, pur senza rivelarci tutti i particolari relativi alla ricetta di questo maleodorante intruglio, può sommariamente accenare agli ingredienti base?

ILVA   Le disposizioni delle direzione sono esplicite e tassative: pena il licenziamento in tronco, non divulgate i nostri segreti culinari.

ECO  A proposito di culinaria, non vorrei che lo chef abbia preso troppo alla lettera la radice del termine “culi” e lo abbia usato in cucina come materia prima.

ILVA   Anche se fosse? La cosiddetta “cucina molecolare” è un punto fermo della nostra  filosofia. Non possiamo stare a spiegarla molecola per molecola, ma il concetto è chiaro.

ECO   E se uno di noi due soffrisse di una rara allergia a qualche caccola, cioé a qualche molecola?

ILVA   Beh, alla merda non potete aver sviluppato alcuna allergia. E sapete perché? Perché la fate ogni giorno.

DAVID  Anche due volte al giorno se è per questo.

ECO  Ma stia zitto, va pure a darle ragione? – Guardi signorina, io sono stitico per scelta esistenziale. La merda non mi piace. Né farla né mangiarla.

DAVID  Che razza di discorsi mi tocca sentire, da uno scrittore serio poi! Qui si sta veramente sfiorando l’assurdo, altroché!

ECO  Altro che sfiorando, ci stiamo dento fino al collo.

DAVID   Alla merda?

ECO  Ma no, certo, all’assurdo!

DAVID   Ed io che ne miei film ho sempre cercato di rappresentare…

ECO  La merda?

DAVID  Ma no, certo, l’assurdo.

ECO  Con l’assurdo non ci è riuscito, mi spiace, ma con la merda invece sì: missione compiuta. L’ha presa in pieno.

DAVID  (guardandosi sotto le scarpe)  Dove?

ECO  Sullo schermo.

DAVID  Per questo compro i suoi libri: risparmio la carta igienica.

ECO  Tagliamo corto, questa  gag da avanspettacolo non è degna di noi. Ci  siamo fatti trascinare in un vortice di scemenze inqualificabili. Che penseranno di me i miei cari lettori e che penseranno di lei i suoi poveri spettatori?

DAVID  Perché i suoi sono  “cari” e i miei invece “poveri”?

ECO  E me lo chiede pure? Lo sa perfino la signorina il perché, vero?

ILVA   Io? Veramente non saprei.

ECO  E’ timida, altrimenti  vuoterebbe il sacco.  Coraggio, signorina!  Ha servito al signor regista  un piatto di merda: gli spieghi perché.

DAVID   Veramente lo ha servito anche a lei, ed è anche più abbondante del mio. Signorina, coraggio, gli spieghi perché. Non ama le opere fumose del signor Eco?

ECO  Scommetto che il pessimo servizio si spiega con la delusione per l’ultima opera filmica del qui presente – ma piuttosto assente con la mente – regista.

ILVA   Io veramente non vado mai al cinema.

ECO  Visto? L’ha fatta scappare!

DAVID  Me la lasci controinterrogare. Signorina, ha letto qualche libro di questo pseudoscrittore?

ILVA   Mi spiace, non leggo libri.

ECO  Non va al cinema, non legge libri… ma che diavolo fa tutto il giorno?

ILVA   Scrivo.

DAVID   Attento alla concorrenza, caro amico.

ECO  Non sono suo  amico.

ILVA  E poi dipingo.

ECO   Fa anche film?

ILVA  Certo, col cellulare per postarli su facebook.

DAVID    Siamo pari e patta. Non legge i suoi scarabocchi e non  guarda i miei film da Oscar.

ECO   Piuttosto se la canta e se la scrive, come dice un proverbio.

DAVID  Quindi non ha bisogno di noi. Noi ci scervelliamo per partorire un buon testo o una buona sceneggiatura:  questa qui ci rifila la sua merda.

ILVA   Infatti nel menù questo piatto è denominato ” Merda d’artista” e sta allo stufato come la cacca di cavallo sta all’insalata.

ECO  Merda d’artista? Gira ancora quella robaccia travestita da genialata?

ILVA  Cito Wikipedia: Il processo di storicizzazione della “merda d’artista”, come autentica bomba a mano di natura post-dadaista, consente alla celeberrima opera seriale  un costante e notevole processo di rivalutazione economica. L’oggetto duchampiano, che riecheggia, a livello del mercato alimentare dell’epoca, la diffusione pressante di carne in scatola, crea un cortocircuito doppio, provocando sconcerto attraverso il ribaltamento della natura del contenuto, che viene poi lanciato nelle gallerie come opera d’arte. – Trovate comunque tutto in internet.

ECO  In effetti online non si trova altro che merda. Internet è la patria dei cretini. Tutti possono dire, scrivere, pittare e postare le più somaresche cretinate senza tema di essere smentiti, sbugiardati o sputtanati. Io l’ho scritto a chiare lettere: internet patria dei cretini.

DAVID  E dove l’ha scritto?

ECO  Come dove? In internet!

DAVID  Ma allora è scemo anche lei!

ECO  Come si permette?

DAVID  Se dice che in internet ci sono solo deficienti e lei scrive in internet che sono tutti deficienti quelli che navigano online, ergo ci sta anche lei nella schiera degli idioti che popolano il web.

ECO  Cribbio, non ci avevo pensato! Comunque, io ci sto in modo altamente critico. Anche lei del resto, come ho letto da qualche parte, odia il piccolo schermo ma produce serie televisive. Pecunia non olet, vero?

DAVID   Secodno lei come farei a produrre opere per il grande schermo se non racimolo prima i fondi con opere, diciamo così, “minori”  (che poi tanto minori non sono se non relativamente alle proporzioni) destinati all’home video?  Me lo sa spiegare?

ECO  A casa mia si chiamano: marchette.

DAVID   E che cosa starebbe a significare, scusi l’ignoranza in materia, quest’italianissimo eufemismo?

ECO  Fare marchette significa sic et sempliciter…

DAVID  Ha il singhiozzo? Desidera un bicchier d’acqua?

ECO   Sic e sempliciter non è un singulto ma una constatazione del puro e semplice parallelismo tra il concetto di “marchetta” e quello di prostituzione.

DAVID  Ah, e io sarei un marchettaro, cioé un puttaniere, secondo lei.

ECO  Non un puttaniere, ma una puttana.  Risponda in tutta sincerità:  a che cosa è possibile paragonare un artista che fa mercimonio della sua arte, se non a una bella donna che svende il proprio corpo per quattro spiccioli?

DAVID   Sono proprio quelli che lei chiama  spiccioli a permettermi essere il genio che sono e trapassare all’immortalità del grande schermo grazie a grandi opere.

ECO  Macché dice! Nell’arte non sono importanti le dimensioni di un quadro o di un libro ma il rapporto tra forma e contenuto.

DAVID  La questione nel mio caso è che il piccolo schermo mi sta stretto. Io ho bisogno  di spaziare, di allargarmi, di tradurre la realtà in sogni, le cose quotidiane in poesia sempiterna, la ragione in estro creativo…

ECO  L’acqua del vaso in vino e i fiori di plastica in un contorno di verdurine trifolate… ma la smetta!

DAVID  La smetta anche lei di provocarmi.

ECO   Credo sia meglio chiuderla qui.

DAVID  Non chiedo di meglio che porre fine a questa terribile esperienza.  (a Ilva) Senta signorina, mi faccia la cortesia, si riporti indietro questa ignobile poltiglia, non se la mangia neanche il gatto randagio del vicolo tra i bidoni della spazzatura.

ECO  Mi spiace offendere lo chef, ma io sono abituato a matriciane e carbonare di ben altro spessore, odore e sapore rispetto a questo liquame di fogna.

DAVID  Cameriera?

ECO  Ehi, signorina?!

DAVID  Deve aver annusato la sbobba ed è rimasta paralizzata.

ECO  Si è trasformata in una statua di sale.

DAVID   Starà digerendo la rabbia  per le nostre fondate critiche.  Forse non sa che rispondere.

ECO  Secondo me non sa neppure che cosa cucinare.

DAVID  Da che lo deduce?

ECO  Sono un semiologo di fama mondiale, so leggere i segnali della comunicazione non verbale.

DAVID   E questo stato di totale immobilismo e rigidità della poveretta che cosa starebbe a significare secondo la sua tanto decantata scienza?

ECO  Temo di darle una risposta che non le piacerà.

DAVID  Me la dia, una risposta che non piace è pur sempre una risposta.

ECO Secondo me ci sta comunicando senza dirlo che le abbiamo rotto le palle.

DAVID   Beh, se è per questo anche lei le ha rotte a me.

ECO  E viceversa.

DAVID  Non mi faccia l’eco, per piacere.

ECO  E lei non mi faccia Rommel la Volpe del deserto, signor Lynch.

DAVID  Comunque la sua tesi potrebbe essere avvalorata dall’espressione, anzi dalla smorfia dipinta sul volto. Trasmette un senso di disgustoe commisto a noia e difficoltà di sopportazione. Se soltanto potesse parlare…

ECO   Meglio di no, direbbe cose che le nostre orecchie non gradirebbero. Guardi infatti come sono arrosssati gli occhi, come è arriccciato il naso, come spuntano i cani tra le labbra…

DAVID   Morde?

ECO Mordere no, ma quel paese ci manda di sicuro a tutti e due. E pure per direttissima.

DAVID  Che significa “per direttissima”?

ECO  ‘Fanculo, questo significa nella mia lingua. Nella sua no?

DAVID   Secondo me lei salta troppo presto alle conclusioni. Può darsi che abbia un auricolare invisibile di nuova generazione infilato nell’orecchio e abbia ricevuto dalla direzione l’ordine di cngelare lasituazione in attesa di istruzioni dalla cucina.

ECO  Di congelare o di congerlarsi?

DAVID  Non è lei il semiologo, lo specialista dei segni e dei segnali?

ECO   Ma solo se i segnali si muovono. Se stanno immbili come questa statua non indicano niente.

DAVID    Non indicano niente oppure è lei che  non sa leggerli?

ECO  Non saper leggere, io?  Ma se faccio lo scrittore!

DAVID  Non mi dica che oltre a scriverli se li legge pure i suoi libri.

ECO  Purtroppo sì… ma che mi fa dire, intendevo che sono costretto a rileggerli perché devo correggere le bozze.

DAVID  Appunto, dicevo io:  sono solo un abbozzo di opere narrative, niente di serio insomma.

ECO  Guardi, si è mossa!

DAVID  Non si illuda, qualcuno ha aperto al porta e un refolo d’aria ha smosso un ciuffo di capelli.

ECO  Anche un ciuffo di capelli che si sposta sulla fronte è un segno di qualcosa, caro amico.

DAVID  Non sono suo amico.

ECO   Io nemmeno il suo.

DAVID   Tantomeno “caro”.

ECO  Ecco si è mosso di nuovo.

DAVID   Il ciuffo?

ECO  No, la punta dell’orecchio destro.

DAVID  E che significa?

ECO  Non lo so. E’ per me un codice di trasmissione nuovo questo che si usi qui a Boston.  Vede in Italia i camerieri non usano le punte delle orecchio, ma quelle delle dita per dirsi le cose tra loro. Per esempio due dita in segno di V sta per Vip, quattro dita a formare una doppia W sta per Well Know Face alias WAK.

DAVID  E per gli scassapalle come noi?

ECO  Beh in Italia si usano l’indice e il mignolo alzati sul pugno così.

DAVID  Cioé sarebbero le corna?

ECO   Esatto.

DAVID   Ma in America le corna sono un augurio di buona fortuna.

ECO  Sì certo, anche da noi, dipende sempre da chi le porta.

DAVID   Anche questo è vero.

ECO  Che ne dice se le pratichiamo la respirazione bocca a bocca?

DAVID  Io no. La signorina ha appena assaggiato la merda molecolare che qui chiamano stufato.

ECO  Allora tralascio anch’io l’opera di salvataggio.

DAVID  Senta… perché non andiamo in un altro ristorante?

ECO  Dove andiamo?

DAVID   Da qualsiasi altra parte. Signorina si riporti indietro il mio stufato, per il signor Eco invece prepari un bel doggy bag. E gli porti il conto.

ECO  E che ci faccio col doggy bag, ho già la busta per raccogliere le deizioni canine del mio animale domestico. E poi il conto semmai se lo faccia portare lei che è un abitué di questo cesso pubblico.

DAVID   Venga, professore, la invito a mangiare una pizza a taglio.

ECO  E io offro la birra.

DAVID  Dovremo mangiare in piedi peró. Non ci sono tavoli in rosticceria.

ECO  Meglio, ho le gambe anchilosate.

Si alzano. Fanno per uscire.

ILVA   Scusate signori, Maestro… Professore! Io ora con lo stufato riscaldato che ci faccio.

DAVID   Se lo mangi lei.

ILVA  Ma a me lo stufato non piace.

ECO   Si figuri quanto piace a noi!

Escono.

Ilva sconsolata si butta a sedere e mestamente comincia a mangiare lo stufato che ha davanti,

All’improvviso squilla un cellulare.

ILVA   Signori, Maestro… Professore! .. qualcuno di voi si è scordato il cellulare sul tavolo.   Che faccio, rispondo?  Ma sí fammi rispondere, potrebbe essere importante, casomai prendo l’imbasciata. —  Pronto? Chi è? Come l’Università di Boston!?  (sarcastica) Mi sta chiamando tutta l’Università? Il corpo docente intero con studenti laureandi e dottorandi compresi?  No, appunto,  ecco, brava… Mi sta chiamando lei, solo lei.  E lei come si chiama? Dottoressa che cosa? Cura i malati forse? O perde tempo gli ipocondriaci come me che la chiamano al primo dolorino o se hanno mal di pancia dopo un’abbuffata? No, vero?  E allora… Va bene mi dica, accetto le scuse, per piacere non se la prenda: so di rispondere al posto di un vecchio bilioso, mi comporto di conseguenza. No, non ho detto borioso, ho detto bilioso… che differenza c’è?  Ma signorina, dottoressa… insomma quello che diavolo è…. c’è una grande differenza, è come dire che una cancrena è la stessa cosa di un ascesso… non capisce, neh? Va bene, fa lo stesso… si può sapere che vuole? Anzi, prima di tutto, come ha avuto il suo numero privato… di chi? Del maestro o del Professore?  Ah sí fa lo stesso, uno vale l’altro. Come tanto lo conoscono  tutti? Ma che mi dice?! Non è possibile… è stato pubblicato per errore nel sito della facoltà di storia medioevale… non sapevano che si trattava di un autore best sellers, ricercatissimo, lo hanno preso per il solito insignificante docente che non cerca mai nessuno, e così… e così è fregato, sì proprio fregato… perché ora gli romperanno le scatole tutti, ma proprio tutti, cani e porci… porca miseria! Ma no che non puó  cambiare numero: questo serve al suo  editore per mettersi in contatto con lui, a sua moglie per cercarlo quando va  a prendere una sbornia in qualche bar, ai suoi assistenti, ai suoi collaboratori, ai giornalisti quando vogliono intervistarlo… insomma ad una massa enorme di gente che senza questo numero collasserebbe nelle proprie attività, nei propri affetti… comunque, veniamo al sodo, che posso fare per lei?

(resta per qualche istante in ascolto poi sbotta)   Eh no, basta! Un’altra laurea honoris causa no, non la vuole. Perché no? Perché gliene hanno rifilate già trenta, questa sarebbe la trentunesima. Pensa che lui se ne vada in giro per il mondo a collezionare pezzi di carta invece che scrivere? Trentamila dollari di rimborso spese, ma neanche a parlarne,  ci compra il tabacco per la pipa e qualche bottiglia di buon gin. Ma neanche per quarantamila, per chi lo ha preso? Cinquantamila, poi mi fanno ridere, ah ah ah. Crede che sia così venale? (pausa) come ha detto? Centomila? Affare fatto, sì certo  che verrò io che sono la sua fact totum a ritirare il pezzo di carta cioè l’assegno e l’altro pezzo di carta che gli verrà consegnato dal Magnifico Rettore.  Garantito al cento per cento che verró, anche domani… anche subito… Ah l’assegno lo intestino a mio nome, sa com’è per le tasse… sé certo poi le mando i miei dati per sms. A tra poco! Gentilissima…

Si alza per sfilarsi il grembiule e gettarlo sul tavolo.

Direttore, c’è una novitá: ha finito di toccarmi il culo. Mi licenzio, seduta stante. E se lo vuole sapere questo  stufato sa di merda! Au revoir!

FINE

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