Dialogo con Fabio Lamborghini. Quel diverbio con Enzo Ferrari che diede inizio a una storia mitica

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Fabio Lamborghini è il nipote di Ferruccio, colui che in un periodo in cui il mondo delle supercars era dominato da marchi come Ferrari e Maserati ebbe il coraggio di creare le proprie granturismo. Fu un vero azzardo, ma contro ogni aspettativa s’impose e ancora oggi il nome Lamborghini richiama qualcosa di grande, prestigioso, esclusivo, talvolta mitico. Fabio Lamborghini ci parla di questo e di altro.

Partiamo dai suoi primi ricordi per raccontare a grandi linee l’azienda Lamborghini.

Ferruccio era fratello di mio padre, per cui ho avuto modo di viverlo pienamente fino alla sua scomparsa, avvenuta nel febbraio del 1993. I miei ricordi più nitidi partono da quando avevo sette anni. Ricordo il periodo del boom economico italiano e la grande crescita del gruppo Lamborghini, prima conosciuto per l’azienda di trattori nata nel 1948, mentre le automobili sportive verranno create dal 1963.
Ferruccio diede vita poi anche ad altre aziende, come quella per la produzione di bruciatori (1960) e quella per la produzione di pompe idrauliche (1968). Altro settore dove si denota la versatilità di Lamborghini è il settore vinicolo. Nella sua tenuta umbra, nei pressi del lago Trasimeno, verranno prodotti i suoi vini fin dai primi anni Settanta e anche in questo settore Ferruccio è stato fondamentale. Grazie alla sua caparbietà e genialità infatti ha fatto sì che l’Umbria potesse crescere e competere in questo campo con le regioni più rinomate, come la Toscana, il Piemonte e il Triveneto.

Che persona era Ferruccio Lamborghini?

Ferruccio Lamborghini, come del resto tutta la famiglia, era una persona umile che non si è mai montata la testa. Era simpaticissimo e generoso. Non si atteggiava mai, molto dinamico lavorativamente, e cercava di aiutare le persone in difficoltà. Certo, sapeva essere anche duro e deciso talvolta, questo fa parte del ruolo di imprenditore, ma poi finiva a tarallucci e vino. Mi piace raccontare un aneddoto relativo al monumento bronzeo a lui dedicato a Renazzo, suo paese natale. Un giorno, a Cento, mentre guidava una Lamborghini vide un ragazzino che faceva l’autostop diretto a Ferrara per andare a scuola. Si fermò e gli diede un passaggio. S’immagina la contentezza di questo ragazzino non solo nel salire in una Lamborghini, ma nello scoprire che il conducente fosse Lamborghini stesso! Quel giovane sarebbe diventato qualche lustro dopo uno scultore. A lui fu affidato il compito di creare il monumento su commissione del Comune di Cento per non dimenticare la figura di Ferruccio Lamborghini, vero costruttore visionario. Tutte le cose che ha fatto sono state importanti e innovative.

Soprattutto se si parla della produzione di macchine sportive. Ma come è nato tutto questo?

La decisione di produrre auto sportive maturò improvvisamente dopo un diverbio con Enzo Ferrari. Mio zio era cliente Ferrari e aveva per le mani il modello top, la 250 GT, la quale però aveva continui problemi con la frizione e non furono poche le volte che fu costretto a portarla a Maranello. Il problema non venne mai risolto al meglio dai meccanici Ferrari, Ferruccio capì da solo quale fosse il problema vero sostituendo la frizione originale con quella di un suo trattore, più robusta e potente. La macchina ora andava bene e non c’erano più problemi, pensò quindi di riferire il tutto a Ferrari per spiegargli come potesse risolvere quel problema. Ferrari però non prese per buona la consulenza gratuita di Ferruccio, anzi s’irritò, proferendo che un costruttore di trattori non fosse in grado di guidare una Ferrari, rompendo così la frizione. Questa affermazione fu recepita da mio zio come una sfida, che così nel 1963 inaugurò la nuova azienda di supercars.

In cosa si distinse Lamborghini per quanto riguarda le auto sportive?

Lamborghini riuscì a raggiungere il massimo sotto tutti i punti di vista, sia per quanto riguarda il design che la velocità. La Miura tutt’oggi è considerata l’auto da granturismo più bella di sempre. Lamborghini fu inoltre il primo ad applicare il motore posteriore e a fare raggiungere all’auto la velocità di ben 300 km/h. Fu anche il primo a utilizzare colori particolari e coraggiosi come il verde pistacchio, cercando di andare sempre incontro richieste ed esigenze dei suoi prossimi clienti.

E Ferrari ammise mai il suo buon operato?

No, mai. Ma credo che fin dall’inizio avesse intuito le grandi potenzialità di Ferruccio e così cercò di demotivarlo. Va’ pure detto che mio zio non ce l’aveva con Ferrari. Enzo era più grande di lui di diciotto anni e Ferruccio aveva comunque ammirazione e stima per il Drake. Erano due personalità molto diverse, certo, ma proprio questa forte rivalità ha determinato la nascita di auto straordinarie e vincenti.

Il simbolo di Lamborghini è il toro, perché questa scelta?

Il toro è simbolo di potenza e di sicuro è un animale più forte del cavallino. L’iconografia è quella del toro da corrida, quindi il più agguerrito ma è pure il suo segno zodiacale, in quanto nato il 18 aprile.

Poi è arrivato un momento triste, la vendita della Lamborghini Automobili agli stranieri…

Ho vissuto con molto dispiacere quel momento, anche perché ho visto crescere l’azienda fin da quando ero piccolo e non nego che mi sarebbe piaciuto tantissimo lavorarci. Purtroppo proprio quando mi sarei dovuto inserire nel mondo del lavoro successe il fattaccio, Ferruccio fu costretto a vendere la casa automobilistica per salvare quella dei trattori. Gli era stato fatto un ordine di 5000 trattori dal presidente della Bolivia, ma l’ordine non fu mai pagato, perché il presidente in questione morì in un incidente aereo e colui che gli succedette si mostrò contrario all’acquisto. È andata così purtroppo e io invece di lavorare nell’azienda top del gruppo Lamborghini, quella dei miei sogni, fui impiegato in quella dei bruciatori e caldaie. È stata pur sempre una bellissima esperienza, azienda in crescita esponenziale per un ventennio, ma l’altra mi avrebbe stimolato maggiormente.

Lamborghini ha mai pensato di partecipare alla Formula Uno?

Non gli è mai interessata particolarmente, non ci vedeva profitti economici e inoltre avrebbe avuto sulla coscienza l’eventuale morte di un suo pilota, cosa che a quel tempo avveniva molto più di oggi. Aveva inoltre un figlio giovane e aveva timore che potesse appassionarsi alle corse e parteciparvi.

Come ha portato avanti il nome di Lamborghini negli ultimi anni?

Per tanti anni, fino al maggio 2016, ho diretto il Museo di famiglia Lamborghini, esperienza impegnativa, ma anche molto stimolante e di grandi soddisfazioni. Ora su invito partecipo a eventi nazionali e internazionali, occasioni per raccontare la vera storia di Lamborghini – molti narrano di lui con racconti spesso non veritieri. Ora sono anche impegnato con il format “In Memory of Ferruccio Lamborghini”, creato dalla manager Debora Cattoni, dove sono Guest della manifestazione e ambasciatore di questo storico e prestigioso marchio, tra quelli che hanno reso grande la nostra amata Italia.

Stefano Duranti Poccetti

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