Manco. Il cantautore arriva al suo secondo album “Sedicioni”

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“Sedicioni” è il secondo album del cantautore Manco, che in questa intervista ci racconta la sua ultima creazione come del resto spiega cosa sia per lui la musica in un momento complesso come il nostro. Ascoltiamolo.

Ciao Manco, partiamo dal tuo nome: perché “Manco”?

Manco è molto semplicemente il mio cognome. L’idea di utilizzare il mio nome completo non mi è mai piaciuta, un po’ perché mi sembrava troppo formale ed un po’ perché il suono non mi faceva proprio impazzire, soprattutto per il mio nome, molto tradizionale. Inventarmi un nome d’arte non mi è mai piaciuta come idea, volevo comunque qualcosa di vero, che mi identificasse per quello che sono. Molti amici mi hanno sempre chiamato “Manco”, come se fosse un soprannome. Quindi mi sono detto ok, usiamolo!

Che cosa significa fare musica al giorno d’oggi? È più semplice o più complicato di una volta?

Purtroppo la mia risposta è basata solo su una parziale cognizione di causa perché, su come si facevano le cose prima, non ho esperienze dirette ma solo storie ed esperienze di altri.
Credo che come in ogni cosa, ci siano punti negativi e positivi.
Oggi è sicuramente più facile produrre musica, i costi di produzione sono molto più accessibili: si può ammortizzare molto con dei buoni home studio (quelli buoni veramente, non un pc e la scheda audio a casa dell’amico chitarrista!). Ma anche gli stessi studi di registrazione hanno costi più accessibili perché ci sono diverse fasce di qualità sul mercato.
Anche la comunicazione è in parte più semplice, soprattutto se si è bravi con i social. Ma devi avere molta faccia tosta, inventiva e tempo da spendere (lontano dagli strumenti e dalla musica).
Tutto questo però è un’arma a doppio taglio proprio perché oggi tutti possono fare tutto. Tutti possono incidere delle canzoni, a prescindere dalla qualità compositiva ed esecutiva. Tutti possono mettere aprirsi una pagina facebook, un profilo instagram ed inserirsi nel marasma della comunicazione social. Purtroppo così non sempre emerge il più meritevole in termini artistici, ma – spesso e volentieri – emerge chi ha più forza comunicativa e più soldini.

“Sedicioni” è il tuo secondo album, come racconteresti questo tuo disco?

Foto, foto, foto. Il titolo è eloquente. Immagini che si susseguono, come in un film, e le canzoni ne sono la sound track. Sono storie tutte strettamente legate tra loro, tanto che molti brani sono interconnessi citandosi letteralmente nei testi. Avendo questa taglio molto fotografico, ci sono molti panorami e paesaggi non solo nella scrittura ma anche nelle emozioni che vogliono rievocare, alcuni ambienti sonori, proprio dal punto di vista compositivo.
Sicuramente è un album “on the road”, da strada. Così l’ho scritto, così l’ho pensato e così mi piacerebbe che fosse ascoltato.

Hai in programma un tour per farlo conoscere?

Assolutamente sì! Ci stiamo lavorando, con l’aiuto della mia agenzia di booking. Alcune date in Campania sono già chiuse, ma il nostro principale obiettivo è quello di uscire fuori dai confini campani e cercare di girare un po’ tutta Italia! Mi piacerebbe molto anche poter fare qualche live all’estero, infatti sto già “buttando un po’ le mani”, come si dice dalle mie parti!

Progetti per il futuro?

Il futuro prossimo sicuramente è tutto proiettato sul nuovo album, dato che è appena appena uscito. Quindi lavoro di promozione web, radio, ma soprattutto live come ti dicevo prima.
Ovviamente già sto pensando a nuove canzoni, a come cambiare ancora il sound e l’attitudine compositiva. Io dico sempre che appena finisci un disco già stai pensando al prossimo perché scrivere e produrre un album ti satura e già hai voglia di cambiare aria.
Sperimentare, trovando nuovi suoni e nuove forme di espressione, è una cosa che mi affascina tantissimo. Quindi sì, già sto fantasticando su una prossima nuova produzione.

Stefano Duranti Poccetti

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