La levità assoluta di “Madama Butterfly” in scena al Teatro Verdi di Trieste

Data:

Trieste, Teatro Lirico Giuseppe Verdi. Dal 12 al 20 aprile 2019

Dai numerosi e notevoli pregi di cui è dotato il nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi per “Madama Butterfly”, è possibile cogliere il connubio potentissimo con cui Giacomo Puccini ha legato indissolubilmente dolcezza e grazia da una parte e tragedia umana assoluta dall’altra.

Le scene di Emanuele Giannuzzi con Stefano Zullo, che il disegno luci di Stefano Capra impreziosisce, sono espressione di delicatezza, pulizia, essenzialità, rappresentando non soltanto la versatilità della casa “a soffietto” giapponese, ma anche il complesso mondo interiore della protagonista, che si apre e chiude al mondo esterno, accoglie e respinge, apparentemente fragile, dotata in realtà di forza e capacità rare nel condurre la propria coerenza fino alle estreme conseguenze e senza mai smarrirsi per rispondere, assecondando la propria natura, alla stessa violenza subita da Medea in altri tempi e ad altre latitudini.

Il volo di una leggera farfalla di carta, guidato da Annalisa Asha Esposito nella breve ouverture, è traccia flebile e tesissima. Si posa idealmente su ogni cosa riapparendo con costanza nel corso della vicenda (è presenza delicata anche nel dolcissimo coro a bocca chiusa, dai rallentando infinitesimi e necessari, reso con levità estrema dal Coro della Fondazione diretto da Francesca Tosi), rappresentato simbolicamente anche nei melliflui movimenti del ventaglio usato da Goro (Saverio Pugliese), il cinico e impudente sensale che con camaleontica abilità combina il matrimonio tra la quindicenne Cio Cio San e B.F.Pinkerton, tenente della Marina Statunitense, di stanza temporanea nel porto giapponese di Nagasaki.

Le caratteristiche vocali di Liana Aleksanyan e Piero Pretti (primo cast) hanno posto in maggior evidenza, nella recita del 12 aprile, le personalità dei relativi ruoli rispetto a quelle, ben convincenti, degli altri; la sera successiva Federica Vitali e Riccardo Rados (secondo cast) hanno esplorato con intensità coinvolgente la ricchezza delle sfumature presenti nelle rispettive parti emergendo all’interno di un quadro generale ad essi coerente.

Nei gesti dei personaggi, protagonisti e comprimari delineati tutti con netta chiarezza (anche grazie ai costumi di Sara Marcucci), l’attenta regia di Alberto Triola mette in evidenza fin dal principio la distanza abissale tra i due mondi, tra un Oriente riservato e profondo, in grado di dar vita a momenti di tempo sospeso di pura bellezza e incanto e un Occidente rapace e vano.

L’unico a comprendere i rischi derivanti da un tale incontro e a tentare, seppur goffamente, di scongiurare la catastrofe è Sharpless, il console (l’autorevole Stefano Meo e il conciliante Daniele Terenzi) testimone non soltanto delle nozze, ma di tutto quel che seguirà assieme alla fedele Suzuki (l’espressiva Laura Verrecchia) che con amore rimarrà fino alla fine a fianco della giovane.

Tutto è velato al pubblico da un tulle leggero che lo mantiene a distanza dal palcoscenico, sempre, fino a un attimo prima della fine, sembra rispecchiare la visione filtrata di Butterfly rispetto a una realtà che non vuole vedere né accettare e alla quale rifiuta di adeguarsi, preferendo rifugiarsi nel gesto ultimo del padre, compiuto anni prima, presenza immateriale e solo in apparenza assente.

L’irruzione in platea dello zio Bonzo (l’imponente e ieratico Fulvio Valenti), con al seguito numerosi portatori di lampade in carta di riso, ben si inserisce nell’impianto generale della messinscena, così come la presenza di gong fuori dalla buca dell’orchestra aumenta le suggestioni offerte da alcune scene.

Efficaci e consone ai rispettivi ruoli le presenze di Giuliano Pellizon e Giovanni Palumbo (che si alternano la parte del Commissiario imperiale e dell’Ufficiale del registro), di Dario Giorgelè (il Principe Yamadori, nobile pretendente che Cio Cio San rifiuta, convinta di essere ancora la moglie legittima di Pinkerton) e di Silvia Verzier e Anna Katarzyna Ir (Kate Pinkerton, la moglie americana).

L’attenta direzione di Nikša Bareza ha sapientemente guidato Orchestra e interpreti facendo emergere i delicatissimi equilibri interni di quest’opera assoluta, presenti in ogni singolo momento, senza perdere mai di vista l’intera costruzione.

Paola Pini

Trieste, Teatro Lirico Giuseppe Verdi
Dal 12 al 20 aprile 2019
Madama Butterfly
Musica di
Giacomo Puccini
Tragedia giapponese in tre atti su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
dal dramma Madame Butterfly di David Belasco
Ed. musicali: E. F. Kalmus & Co., New York
Maestro Concertatore e Direttore Nikša Bareza
Regia Alberto Triola
Regista collaboratore Libero Stelluti
Scene di Emanuele Genuizzi con Stefano Zullo
Costumi di Sara Marcucci
Light designer Stefano Capra
Maestro del Coro Francesca Tosi
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Personaggi e interpreti principali:
Madama Butterfly (Cio-Cio-San): Liana Aleksanyan (12, 14, 16, 20/IV) – Federica Vitali (13, 18/IV)
B.F.Pinkerton: Piero Pretti (12, 14, 16, 18/IV) – Riccardo Rados (13, 20/IV)
Sharpless: Stefano Meo (12, 14, 16, 20/IV) – Daniele Terenzi (13, 18/IV)
Suzuki: Laura Verrecchia
Goro: Saverio Pugliese
Il Principe Yamadori: Dario Giorgelè
Lo Zio Bonzo: Fulvio Valenti
Kate Pinkerton: Silvia Verzier (12, 13, 14, 16/IV) – Anna Katarzyna Ir (18, 20/IV)
Il commissario imperiale: Giuliano Pelizon (12, 13, 14, 16/IV) – Giovanni Palumbo (18, 20/IV)
L’ufficiale del registro: Giovanni Palumbo (12, 13, 14, 16/IV) – Giuliano Pelizon (18, 20/IV)
Mimo: Annalisa Esposito
Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

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