SILVIA SALEMI: ERA DIGITALE. “Una riflessione tra quotidiano e filosofia estetica”

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Spesso ci può capitare di pensare a degli artisti della musica italiana, che magari non si vedono tanto come un tempo. Così ci possiamo domandare: chissà cosa ha fatto quell’artista meravigliosa che ci aveva emozionato tantissimo, in un periodo? Spesso si crede che quell’artista abbia cambiato lavoro dopo un periodo di successo poi concluso. Ma in verità non sempre è così. Infatti, un artista, seppur viva un momento più calmo e rilassante, non smette mai di fare musica. Ogni volta che torna con un nuovo lavoro, l’artista emoziona sempre ed è proprio quando accade ciò che un artista giunge al successo vero, che non è quello televisivo, quello nelle pagine delle riviste, su internet o quanto altro. Questi sono mezzi che dovremmo solo usare per promuoverci e farci un po’ conoscere artisticamente. E dico “un po’” perché in realtà per farsi conoscere meglio dal pubblico, un artista deve avere il contatto diretto con lo stesso. Un contatto che va oltre i riflettori, ma nell’era digitale tutto questo forse non lo sappiamo più. Tale discorso non vale solo per gli artisti, bensì per gli esseri umani in generale. Infatti, l’era digitale ci porta a non avere più un contatto umano con i nostri simili. In un contesto in cui, i mezzi digitali ci appaiono molto utili per accorciare le distanze ed è indubbio che grazie alla tecnologia abbiamo la possibilità di rimanere più a contatto. Inoltre, la nostra epoca ci permette anche di manipolare e quindi di apparire e non essere noi stessi, ed è così che possiamo manipolare la realtà come vogliamo, in un contesto in cui tante volte sembra che l’essere umano ama mettersi in mostra, affascinato dai riflettori o dai mezzi che ti permettono ciò. Tuttavia, voglio concentrare tale tematica sul dato di fatto che con l’era digitale l’essere umano non vive più un contatto diretto. A sottolinearcelo oggi non sono solamente studiosi che trattano tale tematica, ma anche una grande artista, che potrebbe sembrare non faccia più musica o che non canti più. Ma in realtà Silvia Salemi, classe 1978, artista siciliana proveniente dalla provincia di Siracusa, non ha abbandonato la musica. Si vede poco in tv, non la vediamo a Sanremo, ma ella è un’artista in piena attività e sempre seguita e amata dal pubblico. Silvia Salemi di recente è tornata con un nuovo lavoro. Una nuova canzone dal titolo “Era digitale”. Un brano ricco di sensibilità che affronta la tematica esaltando i sentimenti. E questo fa del resto – a mio avviso – un lavoro di grande qualità. Penso che una tematica vada discussa anche mettendo in risalto i sentimenti in relazione al contesto sociale e al mondo circostante in cui viviamo. Quindi, mai trattare una tematica come solo argomento di cui parlare, ma trovare anche un contatto umano tra l’Io e il mondo – tra l’Io e il Tu o Esso, ispirandomi a Buber.

In ogni modo, vediamo il brano della Salemi più da vicino: Io non voglio più restare a scrivere e aspettare/di vederti, toccarti nel mondo reale/Buio fitto, fitto nella notte in cui si generano i sogni/e noi invece di dormire, navighiamo…1”. Si manifesta il coraggio di una persona di riflettere e di sentire un bisogno che ogni singolo soggetto oggi sente e cioè il bisogno di avere un contatto diretto con la persona, con cui magari chattiamo, nella notte. C’è buio, non vediamo e non riconosciamo questa realtà, che invece si riconosceva un tempo. Se noi prendiamo in riferimento un altro brano della stessa Salemi: “A casa di Luca”, noi possiamo notare che si racconta un qualcosa di vissuto, un istante a casa di questo amico o innamorato. Notiamo che si sottolinea la grande gioia di stare insieme alle persone, avere un contatto diretto. Nell’era digitale invece questo come abbiamo detto non c’è più. Silvia lo sottolinea molto bene. “C’è buio nella notte ove si generano i sogni”, come se si stesse sottolineando che non viviamo più nemmeno la nostra facoltà di sognare. Proprio nella notte, ove dovrebbero nascere versi poetici. E tutto questo “è un mare aperto che non ha confine/ti porta altrove ma non è reale…” e continua “Io, io non voglio più restare/in un era digitale se non ti posso toccare/in un mondo reale/non ne voglio più sapere di quest’era digitale/in un mondo reale/io voglio fare il pane…2”. Il pane possiede molteplici significati. Innanzitutto rappresenta l’alimento di nutrizione più importante per l’essere umano. Spesso è considerato come un alimento importante donato da Dio. Mi ricordo che quando ero piccolo gli anziani e adulti sostenevano che non doveva essere buttato, proprio perché era un dono di Dio. Nel brano di Silvia Salemi lo possiamo interpretare come simbolo di vita. Nel senso di impegno, lavoro ad aver cura della stessa. Simbolizza poi un ritorno ad costruire la propria vita, nel senso che la cantante ci dice che siamo noi che manipoliamo la nostra esistenza e noi possiamo gestirla. Il pane è fatto con acqua e farina, simboli di semplicità. Il pane è morbido, soprattutto all’interno, come i sentimenti umani. Morbido come lo sono i rapporti umani. Il pane è simbolo di umiltà. Il pane ha una lavorazione particolare, che richiede impegno e non c’è una tecnica stabilita per realizzarlo. Quindi il pane nella canzone di Salemi è anche simbolo di quella realizzazione che tutti noi ricerchiamo, nel nostro quotidiano. Ma la realizzazione non si ottiene nell’era digitale affidandoci alla tecnologia. Infatti: “Andiamo verso un mondo, una generazione che/che non sa cosa, cosa fare/e siamo tutti/alla ricerca di/un modo nuovo di distinguerci…3” Ma se non riusciamo a concepire tanti aspetti, bisogni, la necessità del contatto, il rapportarsi in relazioni dirette, non ci sarà mai la possibilità di distinguerci. Se non usciamo dal fascino dell’era digitale, non possiamo costruire. Se non ci liberiamo dal concetto di dover essere al centro o di apparire in un certo modo piuttosto che un altro, nulla si costruisce e nulla si realizza.

Questa è la mia interpretazione e considerazione estetica filosofica sul nuovo lavoro di Silvia Salemi, a cui faccio i miei complimenti – è un’artista che non si smentisce mai. Esiste un video del brano che ha avuto tantissime visualizzazioni, che vanno oltre le dieci mila, le quali testimoniano che un’artista non ha bisogno di farsi notare o apparire sui media – è bene farlo nel modo giusto e con una giusta etica.

Giuseppe Sanfilippo

Foto Gianluigi Barbieri
1 Ora o mai più, Silvia Salemi: l’inedito è Era digitale… Di Ivan Buratti, www.soundsblog.it, 02/03/2019

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