Le struggenti e armoniche musiche romantiche del XIX secolo riecheggiano nell’aura frescura della filarmonica con ”Roma Sinfonietta”

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Per chi nella calura estiva è costretto a rimanere nella capitale, oppure vi viene con le buone intenzioni non solo di conoscere l’urbe ma pure d’immergersi nella sua cultura, come anche per chi ha già consumato il “bonus” delle proprie ferie, non manca una vasta gamma d’alternative interessanti: dall’opera alle Terme di  Caracalla che chiuderà con ”Noche espanola” con Placido Domingo, alla terrazza del palazzo dei congressi di Libera con il meglio dei comici, al Globe THEATRE, con le tragedie e le commedie di SIR W. SHAKESPEARE a Villa Borghese, per finire con la casina di Plauto alla QUERCIA DEL TASSO al GIANICOLO e la XXVI rassegna dei solisti del teatro, a cura di Carmen PIGNATARO nel PARCO DI VERZURA della filarmonica romana in VIA FLAMINIA NUOVA. Qui, appena rientrati dalle nostre spartane vacanze, visti i tempi economici in cui ci troviamo, abbiamo fatto in tempo a gustarci la performance di musica classica della “rome sinfonie orchestra che ben diretta con sobria misura ed eleganza gestuale dal maestro Americo Caretti, con la sua preziosa e minuta bacchetta, c’ha deliziosamente intrattenuto con le grandi overture dei sommi compositori espressivi dell’ottocento, che facevano vibrare nelle dolci e sublimi note melodiose dei loro spartiti il cuore. S’è andati, in due tempi, da”La grotta di Fingal, di F. Mendelsshon a ”Le nozze di Figaro, ”Don Giovanni” e “il flauto magico” di W. A. Mozart,per poi nella seconda parte ascoltare ”L’italiano in ALGERI” e “Il barbiere di Siviglia” di Rossini per finire con “Egmont”, e “Coriolano” di L. V. Beethoven, affetto dalla grave e dolorosa sordità. Il pubblico, accorso in gran numero a respirare la fresca ed ottima aria musicale della sera,ha dimostrato enorme apprezzamento e la  capacità di saper scegliere gli appuntamenti imperdibili spendendo bene i propri soldi.Adesso l’ultima esibizione è prevista per il 4 settembre, a chiusura del festival con le sinfonie immortali, selezionate e dirette dal podio dallo stesso maestro.Un’altrettanta buona presenza di spettatori l’avevamo osservata in due circostanze prima di partire per staccare brevemente la spina dalla routine quotidiana,ultimato l’impegno ministeriale degli esami di stato superiore nella nuova formula.IL 17 Luglio la compagnia dei masnadieri ci aveva proposto l’atto unico essenziale ”D’annunzio mondano” di M. Boggio con M. R. Beato, Sofia Chiappini, Elisa Rocca  ed A. Melone, sulla sensualità ed attrazione fisica del vate ed immaginifico scrittore abruzzese nel periodo della mondanità umbertina,in cui giovani attori con problemi di denaro corteggiavano fanciulle d’aristocratica casata,oppure si combinavano matrimoni d’alto rango tra vizi e vezzi lussuriosi, vedove facoltose addolorate che il nostro insigne decadente ed ancestrale autore pescarese si meritava di corteggiare, passando da una donna all’altra pure per fare un piacere agli amici infedeli.Basti pensare a Barbarella Leoni, Maria Ferres, Elena Muti e per finire alla sua musa Eleonora Duse. L’impeccabile e discreta regia dei diversi sketches è stata di Jacopo Bezzi.Prima avevamo seguito, nella nutrita ed attenta platea desiderosa di scoprire,qualche novità sull’intricato caso,la ricostruzione dell’affaire TORTORA,da parte delle toghe in giallo con il testo e la regia psicologica.Esplicativa di LUIGI Di MAIO sull’indagine, la condanna ed infine l’assoluzione in appello dell’anchorman televisivo. Accusato da mafiosi,spesso smemorati e che volevano accreditarsi come pentiti,che non riuscivano a portare prove e si contraddicevano spesso nelle loro dichiarazioni o smentivano reciprocamente. Ciò emergeva dal normale,metodico ed acceso scontro dialettico tra difesa e PM, con un tentativo di mediazione sommaria del presidente della CORTE D’ASSISE, che lo condannò per essere poi gravemente censurata in secondo grado. La “sacra famiglia”voleva dimostrare che anche lo stato,smanioso di fare giustizia e recidere un suo bubbone, era malato ed inquinato dalle malefatte di uno dei suoi uomini di spicco, avido non solo di gloria ma pure di denaro, nonostante la sua accorata battaglia legale, fatta di dinieghi e confutazioni continue,che gli rovinò con un angoscioso incubo il resto dei suoi giorni, spentisi a Milano. Adesso vi saranno dei monologhi comici ed estroversivi, esilaranti, per poi concedersi una pausa di riposo nella settimana di ferragosto, fino al 19,quando si riprenderà con “Letizia va alla guerra”di A. FALLONGO interpretata dalla stessa con l’accompagnamento musicale di T. CAPUTO.

Susanna Donatelli e Giancarlo Lungarini

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