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Quattrini, Catania, Ramazzotti, Barale e Salerno in “Se devi dire una bugia dilla grossa” al 53° Festival di Verezzi

Data:

Domenica 11 agosto al 53° Festival di Verezzi di Savona

Domenica 11 agosto al 53° Festival di Verezzi si verificava la quarta serata di sold out per “Se devi dire una bugia dilla grossa”, di Ray Cooney, con grandi nomi nel cast: Paola Quattrini, Antonio Catania, Gianluca Ramazzotti, Nini Salerno e Paola Barale. Con loro, Sara Adami, Aurora Cancian, Marco Cavallaro, Alessandro D’Ambrosi e Lorenza Giacometti.
Quattrini è ritornata quindi, con questa prima nazionale, ad essere la moglie Natalia, un po’ stanca e un po’ annoiata, di De Mitri (Catania), sottosegretario del Governo. È alla sua terza volta nel ruolo: nel 2000 con Gianfranco Jannuzzo, Fabio Testi e Anna Falchi, e nel 1986 con Johnny Dorelli e Gloria Guida.
La vicenda si svolge all’Hotel Palace, nei pressi del Viminale, un albergo di lusso dove la coppia vive per comodità. Il portaborse Girini (Ramazzotti) sarà incaricato di prenotare una camera sotto falso nome per un incontro tra l’onorevole e l’appariscente Susanna (Barale), segretaria Fao, e da qui prende vita la farsa, apparentemente con tutte le pedine sotto controllo, come un puzzle per bimbi con pochi tasselli. Ma poi la cosa deborda e si ramifica, le bugie si sommano alle bugie, non ci sono più remore né confini di bon ton, tanto che presto è con una risata che Girini si dà il coraggio di dare il là a una nuova frottola… anche perché casualità ha voluto che le camere dell’onorevole-marito e dell’onorevole-fedifrago siano confinanti.
La pièce è un omaggio alla ditta Garinei e Giovannini di 30 anni fa, versione italiana di Iaia Fiastri (con dedica alla memoria), e la nuova messa in scena è di Luigi Russo che riprende la regia di Pietro Garinei (a cento anni dalla nascita). Le scene originali sono di Terry Parsons, con il famoso girevole che permette di visualizzare ora l’ingresso dell’hotel e ora le camere da letto; i costumi sono di Silvia Morucci.
Situazioni tragicomiche perché, per evitare l’incontro della moglie dell’onorevole con l’amante, Girini dovrà farle credere d’essere innamorato di lei: cosa che a questa non dispiace, tutt’altro! Giravolte, equivoci, un frastuono di porte che si chiudono e si aprono… e a volte non si aprono, perché s’inceppano per davvero ed è la maestria del vero attore che sa scavalcare la compiuta burla del destino per regalarci la più bella risata: “Passiamo di qui”, suggerisce Catania indicando un pannello semovibile a chi, sul palco, sta maledicendo le serrature di tutto il mondo.
Qualche accenno nello spettacolo al momento politico presente, che non infrange il meccanismo comico di Cooney, che si basa su tradimenti accennati e non consumati, sia perché c’è chi solo finge un interesse e sia perché c’è chi invece non ne ha la possibilità: manca sempre il tempo per far tutto, ma c’è la necessità che incombe di dover passare da una stanza all’altra per recuperare qualcosa (delle pillole, una borsa, una parrucca…) e ritrovarsi a continuare il corteggiamento. Volete poi che il direttore dell’hotel (Salerno) non s’inviperi per l’invidia di tante tresche sotto il suo naso?
Un tour de force incredibile per tutto il cast dei primi attori, cui danno manforte D’Ambrosi (nel ruolo del marito di Susanna), Cavallaro (il barista cinese, sue le importanti intrusioni in una camera e nell’altra), Giacometti (la spumeggiante cameriera ai piani), Cancian (onorevole Merloni, membro dell’opposizione ospite nello stesso albergo, di severissimi costumi), e Adami (receptionist dell’hotel).
Più di una volta, come spettatori, ci si è soffermati sul rigoroso e ineccepibile rispetto dei tempi, senza il quale la commedia non avrebbe avuto questo successo. Cosa cui accenna Ramazzotti agli applausi, in qualità di produttore (Ginevra Media Production) che quasi chiede scusa agli artisti per il polso di ferro avuto prima del debutto, con un ringraziamento particolare per Quattrini. Confessa pubblicamente che, se non avesse accettato il ruolo, l’idea di riprendere lo spettacolo non si sarebbe concretizzata.
Ora il cartellone del Festival vede “Paradiso” di Dante, spettacolo itinerante nelle Grotte di Borgio, con Miriam Mesturino, Manuel Signorelli, Davide Diamanti e la compagnia Uno Sguardo dal Palcoscenico, regia di Silvio Eiraldi (in prima nazionale, fino al 16 agosto, pausa il giorno 15). Ingressi a gruppi di 30 persone per volta (primo spettacolo alle 20.15, ultimo alle 22.45). Biglietto unico a 15 euro.
Info: www.festivalverezzi.it, 019.610167 (nella foto, Quattrini, Catania, Salerno, Ramazzotti e Barale, in uno dei momenti più belli).

Laura Sergi

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