Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Color Fest: il festival della musica indie!

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Il Color Fest nasce come intuizione di Mirko Perri nel 2013: un live che riunisse i nomi della scena indie più importanti e che allo stesso tempo desse anche alla Calabria l’occasione di assistere ai live musicali di un certo genere musicale assente nella regione, un evento creato dagli appassionati per gli appassionati.
Una scommessa vinta: il Color è cresciuto di anno in anno, il progetto ha preso piede e i giorni di musica sono diventati due, una sorta di raduno che offre musica da due palcoscenici differenti (i palchi sono materialmente due) intorno ai quali gli spettatori possono trovare stand di food e merchandising -ma non solo- dove vivere, dalle 16 del pomeriggio fino a notte inoltrata, una bellissima esperienza condivisa.
Il 3 e il 4 agosto la settima edizione è stata messa in scena nel verissimo parco della Giurranda, country residence che da due anni ospita il grande evento.
Con una lineup che unisce il “vecchio” e il “nuovo”, il classico con l’innovazione: hanno infatti aperto la prima giornata Clavdio, gli I Hate My Village e La Rappresentante di Lista. Se il primo è la nuova scoperta della Bomba Dischi, l’etichetta di Calcutta e Carl Brave, che con il suo CUORE è diventato quasi immediatamente un fenomeno musicale, gli I Hate My Village hanno invece messo insieme i talenti e le suggestioni di Verdena e Bud Spencer Blues Explosion unendo in un solo supergruppo la voce Alberto Ferrari e il chitarrista Adriano Viterbini, facendo riecheggiare nei pezzi del loro primo lavoro omonimo gli infiniti, ipnotici giri psichedelici dei Verdena al blues contaminato dei BSBE.
Sempre nella prima giornata si è esibito N. A. I. P. (acronimo di Nessun Artista In Particolare), al secolo Michelangelo Mercuri, attore, musicista, performer con grinta da vendere e talento in esubero.
– Nel passaggio tra i Dissidio, il tuo progetto precedente, e Nessun Artista In Particolare, è rimasta una vena dissacrante. Musicalmente hai portato qualcosa da una parte all’altra?
Credo di sì. Sono stati dieci anni di Dissidio quindi inevitabilmente mi è rimasto qualcosa addosso. Poi il linguaggio era quello, i testi erano miei prima e lo sono adesso, quindi c é molto del “taglio vecchio”
– Questa tua vena anarchica e surreale ai esprime al meglio sul palco: fa parte del tuo carattere o ha hai affinata grazie anche alla tua esperienza teatrale?
Credo sia un’unica cosa. Il testo è sentito quindi è sentita e partecipata anche la performance. È tutto molto sentito.
– Nella stesura dei testi come funziona: pensi già alla messa in scena, alla parte musicale?
– No, a volte nascono testi che hanno già un ritmo, altre volte non lo hanno da subito quindi poi arriva una musica su cui stanno bene. L’incontro è sempre casuale.
– La tua formazione musicale? L’elettrorock in Italia riecheggia subito Bluvertigo e Subsonica..
Nel senso di ascolti, più musica internazionale che italiana. Non ho mai sentito un CD dei Bluvertigo dall’inizio alla fine, sono più orientato sul mercato oltreoceano, che mi stimola tantissimo.
– Sul palco del COLOR suoni tra gli I HATE MY VILLAGE, TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI e FAST ANIMALS SLOW KIDS, Hai fatto però anche un tour in diverse città italiane: c’è un obiettivo nel tuo nuovo progetto musicale, un traguardo, una prima tappa che ti ptefiggi di raggiungere?
Il mio unico obiettivo è solo quello di vivere di musica che non vuol dire fare successo ma fare abbastanza successo da poter campare con la mia musica. Oltre questo, il resto è stimolo e necessita.
– La tua musica la troviamo su….?
Spotify, YouTube, tutte le piattaforme musicali oramai più che note.

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