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Chiara Ferragni – Unposted, la recensione del documentario dei record dell’imprenditrice digitale da 17 milioni di follower su Instagram

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Il film che ripercorre la vita e i talenti della influencer di Cremona celebrando la sua figura da imprenditrice e da businesswoman che si è affermata in un settore, quello della moda, che per tantissimi anni è stato chiuso al mondo del web.

Chiara Ferragni – Unposted, è un documentario che è stato stroncato dalla critica cinematografica che a priori non ha visto di buon occhio l’incursione, per alcuni intromissione, di Chiara nel mondo del cinema, come già si era auspicato al festival di Venezia poche settimane prima, avvalorato dal fatto che il documentario si è scontrato, e a tutto dire ha tenuto testa in termine di  incassi, con l’ultimo film del maestro Quentin Tarantino “C’era una volta a… Hollywood” vero e nostalgico omaggio al mondo del cinema.

Eppure Chiara Ferragni unposted è stato un trionfo senza precedenti, se si vanno a vedere gli incassi dei film-evento ovvero per quelli che restano per poco tempo nelle sale cinematografiche e le miriadi di fans e non solo della influencer han reso possibile tutto ciò. Insomma la Ferragni è abituata agli haters con un pubblico cosi vasto che la conosce, come quando ha sovraesposto suo figlio e il suo matrimonio  e direi tutta la sua vita H24 ai suoi follower e sicuramente si aspettava di muovere più di una critica negativa ma lei punta sicuramente al pubblico e a far conoscere come oggi la bionda sia Chiara Ferragni

Divenuta nel giro di dieci anni, e ad appena 30 compiuti, un’imprenditrice capace di fatturare oltre 40 milioni di euro l’anno solo con il suo marchio di moda – senza considerare cioè tutte le ricadute delle sue attività editoriali -, Ferragni corona con questo film un anno di grandi cambiamenti, quello della nascita del primogenito Leone, del matrimonio con Fedez e della decisione di diventare CEO di entrambe le società che ha fondato, TBS Crew (evoluzione del suo blog The Blonde Salad) e Chiara Ferragni Collection

Il documentario è  costruito attraverso filmini familiari, prestigiosi contributi giornalistici e a mostrare i fan che l’hanno eletta a modello aspirazionale. La  Ferragni  si mostra come “la Chiara che vorrebbe essere” e mai come la Ferragni che realmente è, anche nei momenti di pianto e di più grande commozione come possono essere la nascita del proprio figlio e del proprio matrimonio.

È facile intuire che c’è molto di più, ma tocca intuirlo, perché è questo che lei decide di mettere in scena. Nel quadro non una crepa, una contraddizione, una sbaffo di colore: l’unico a strappare un sorriso è Fedez, nei rari momenti in cui gli viene concessa la scena. Grande spazio invece al  narcisismo della protagonista che mostra il mondo molto superficiale in cui è entrata, fatta di foto postate, sfilate ed essere perfetta H24 e anche nei momenti più bui del documentario la sua protagonista si mostra perfetta, incapace di lasciarsi veramente andare e in qualche modo bloccata nel personaggio che si è venuto inevitabilmente a creare dopo.

Il progetto è pensato per continuare a solleticare milioni di follower e non certo per suscitare l’interesse di cinefili e festivalieri dunque i brontoloni che l’hanno criticata se ne dovrebbero fare una ragione, siccome la donna non vuole certo fare grande cinema ma vuole mostrarsi al mondo per quella che è e come si diventa una donna di successo, infatti più che un documentario sembra una guida su come provare ad essere lei.

La Ferragni, inevitabilmente abbraccia un pubblico molto vasto, in cui prevalentemente ci sono molte ragazzine che aspirano ad essere belle e famose e stilose come lei e li che si annida il rischio più grande, già nella sala cinematografica, arieggia la voglia che hanno queste miriadi di ragazzine e voler fare la vita che fa lei, con un marito figo, con un proprio marchio, con amiche vip, tra Los Angeles e Milano, attici, vestiti super griffati e tanto altro ancora, ma c’è da dire che Chiara deve esser presa a modello come donna che non si è mai arresa e 10 anni dopo si è riuscita ad affermare e a essere la più grande nel settore in cui è sempre voluta stare a dimostrazione che i sogni possono avverarsi, basta continuare a lavorare su se stessi e sulla propria figura in base ad aspettative e punti da raggiungere.

Voto:7

Si ringrazia per la visione il cinema Arcobaleno di Napoli ( zona vomero)

Marco Assante

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