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“DELORENZO”: IL NUOVO ALBUM DI CORRADO DE LORENZO

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Quando incontro un artista è sempre un grande piacere, e a volte anche una scoperta, che mi conduce a dire a me stesso “devo incontrare questo artista”. Oggi questo accade con Corrado De Lorenzo (classe 1967 – Seregno, Brianza), imprenditore, chitarrista, cantante e compositore che il 13 settembre ha lanciato in rotazione radiofonica il suo nuovo brano “COME GREGOR SAMSA”, primo singolo estratto dal suo album “deLorenzo”, in uscita il 18 ottobre 2019. Con Corrado parliamo proprio di questo.

Ciao Corrado, leggendo un po’ la tua biografia ho visto che per oltre due decenni hai percorso la penisola con centinaia di concerti live. Hai prodotto tre album in studio, rispettivamente con il power trio “Il motorino di Nicola” e nel 2000 con i “Corrado non c’entra”. Poi le canzoni di “dettagli cromatici”, EP d’esordio. Nelle tue canzoni rileggi le tue scelte imperfette, ma nell’ostinata ricerca della felicità. Emerge chiara, fra le note, la leggerezza di uno sguardo ironico e autoironico sul mondo e su te stesso. Uno stile unico devo dire, tra l’altro ascoltandoti riesci a creare un’atmosfera quotidiana. Come se tu non fossi in uno studio a registrare le tue canzoni, ma un artista che prende la sua chitarra e inizia a suonare e a cantare. Com’è nato il tuo bisogno di cantare e di comporre musica?

Ciao. Ti voglio subito ringraziare per aver scritto una delle cose che più mi gratifica, che cioè il disco suona come non fossimo in studio. ho inseguito questo risultato per più di 10 anni, fallendo sempre.  ogni volta che ascoltavo i miei recording mi risultavano piatti, fintarelli; un bel compitino ma sciapo. insomma si sentiva il piattume che sento in tanti dischi. per me era fondamentale mantenere la freschezza del live anche in registrazione, evitando sia arrangiamenti patinati che esecuzioni fatte in prestazione e con poco piglio.  Abbiamo infatti registrato l’80% degli strumenti, suonando insieme in presa diretta. poche le sovraincisioni (alcune chitarre e il quartetto d’archi in due pezzi).  i recording e il mix sono però estremamente curati. amo l’eufonia e voglio che il mio disco suoni bene. il mio bisogno di scrivere origina da un atto naturale. imbraccio la chitarra (x lo più al mattino, appena sveglio) e strimpello. esce un’idea melodica e subito (o nelle settimane successive) scrivo le parole.

Ho citato i tuoi precedenti album e si è detto anche dell’arrivo del nuovo disco “deLorenzo” in uscita il 18 ottombre 2019. Cosa distingue questo dai precedenti?

L’autoproduzione. il mio EP precedente aveva un produttore. anche molto bravo. ma siamo andati in conflitto e non solo per colpa sua (anzi, direi che fra i due mi sono comportato peggio io ).  vado sempre dicendo che la musica unisce chi l’ascolta e divide chi la fa . Il percorso dell’EP è stato insomma tormentato. il risultato mi piace molto, ma non mi sono divertito a realizzarlo. per questo nuovo disco mi ero quindi imposto una cosa: anche il percorso avrebbe dovuto essere bello. e così è stato. nessuno stress durante la lavorazione.

“DeLorenzo” è stato registrato e mixato da Riccardo Parravicini (Niccolò Fabi, Max Gazzè, Mario Venuti). Come sono avvenuti questi incontri e cosa ti hanno detto queste figure della tua artisticità?

Sono arrivato per caso a Riccardo. Suo zio Franco Parravicini (mio amico e polistrumentista eccezionale) me ne parlò; ne lessi il curriculum e scelsi lui, senza esitazione. scelta felicissima: fonico di grande competenza e persona dalla rare doti umane.  ho registrato e mixato senza stress alcuno nella campagna cuneese, con pause al gusto di barolo. mai una minima tensione. una  bellissima esperienza. Senza Riccardo Parravicini, il disco non sarebbe suonato così bene. i suoi recording erano già bellissimi in origine e questo ha reso il mix molto semplice.

Il tuo nuovo album è composto da 9 brani (“Pippi”, “Come Gregor Samsa”, “Nono giorno delle ferie d’estate”, “L’amante”, “Stanco”, “In ogni pelle bianca”, “La logica del fare”, “Le parole non dette”, “Adesso o mai”). che parlano d’amore non propriamente inteso come amore che unisce due persone o amanti, ma in quanto amore che va oltre. La mia impressione ascoltando le tue canzoni è quella di trovarmi di fronte a un artista che parla e dona amore universale. Un artista però che si distingue da altri, dal fatto che tu non tratti delle tematiche di vita, non parli solamente d’amore, ma lanci dei messaggi di incoraggiamento. Ad esempio nella canzone “Pippi” tra le tante cose esalti l’importanza del pensiero. Il pensiero che può trasformare, cambiare le cose. Ci troviamo di fronte a un artista anche filosofo che non narra propriamente le situazioni dell’epoca, ma ci indica anche uno strumento fondamentale per cambiare. Al di là, delle tue canzoni come vedi il pensiero in quest’epoca fatta forse di smarrimento umano?

E’ vero. ho parlato soprattutto d’amore. in almeno tre brani (forse anche di più), ho raccontato la storia di un amore impossibile e malato (vero). in un altro ho cantato del mio amore/odio per la musica (l’Amante). io sono felice che tu ne tragga però un’indicazione universale perché era ciò che volevo. ho cominciato a scrivere i miei testi solo pochi anni fa (in passato mi occupavo solo di comporre musica ed affidavo i testi ad altri). Conscio di non essere de Gregori (ma nemmeno qualcosa di molto meno) e di non essere insomma propriamente un cantastorie, ho focalizzato un punto fondamentale, leggendo il “de prufundis di Oscar Wilde”: se avessi scritto altri pezzi, avrei provato a dire la verità. non la verità assoluta ma la mia verità. ho fatto di tutto per buttare dalla finestra ogni finzione e musicale e lirica. lo scopo era quello di arrivare: se sei vero, le persone di capiscono e forse le canzoni assumono un minimo di dignità artistica. non volevo più trovarmi nella situazione di riascoltare mie canzoni e pensare “ok, carina. ma niente di che”. in passato mi sono fatto fregare troppe volte dal tecnicismo. il risultato era una canzone carina, ma un po’ artefatta. non volevo essere altisonante col riferimento a Wilde. ma quel libro mi ha aperto molte strade. Amy Whinehouse questa cosa l’aveva capita a 17 anni, senza aver letto nulla, credo. io sono un po’ lento!  Pippi è stata un’anomalia. la prima canzone in cui non racconto quello che mi succede, ma racconto una storia. parla proprio della forza del pensiero. ma devo essere onesto: la genesi è meno profonda di quello che hai scritto tu ( questo è il bello. ognuno ci mette il suo mondo in quello che ascolta. lo faccio sempre anch’io). la storia che c’è dietro è pazzesca e vera. io sono un ladro di storie (e quando non rubo storie, rubo le conversazioni sul treno o sull’aereo). Pippi esiste davvero. E’ riccia ed ha i capelli rossi. Ora è una donna. Mi racconta questa storia di quando aveva 7/8 anni. gioca con gli amichetti a rincorrersi in montagna; arriva alla soglia di un dirupo. Erano 15 metri (anche se io ne canto 7 per ragioni di metrica). Guarda sotto e si dice  “non è poi così alto. posso farcela”.  E si butta. Se l’è cavata con una sola frattura (di là si buttavano i suicidi !). quando ascolto la storia sono basito e le dico “ma tu sei come pippicalzelunghe ! hai modificato la realtà con la forza del pensiero: hai accorciato le distanze). così è nata Pippi. Per caso. In un solo giorno di scrittura.

Tra l’altro “Pippi” è un inno alla lotta per la vita. Un inno a non arrendersi mai. Un altro grande brano di questo album a mio avviso è “La logica del fare”, in cui descrivi una logica parlata o che vive nelle parole di una persona. Allo stesso tempo dici che è inutile tornare là… a cosa fai riferimento, a un pensiero, a un evento e cos’è per Corrado “la logica del fare”? Sì. Pippi è un inno alla vita. 

Un recensore l’ha scambiata per una fuga di una bimba da una violenza. Invece in Pippi c’è la vita all’ennesima potenza. perché è la vita di una bambina, fatta di realtà ed immaginazione. quindi una doppia vita. “La logica del fare”… Dietro c’è una donna  e un amore malato. In quanto persona bizzarra, mi ha inspirato per anni scritture bizzarre. Ero solito ripeterle che più che costruire cose, lei facesse solo per fare. in effetti lei faceva moltissime cose (tante cazzate anche). ero ammirato dalla sua logica del fare e dalle 250 vite che viveva. racconto di un amore malato, distruttivo, ossessivo. perciò dico “inutile tornare là”; perché tutti e due sapevamo che non poteva funzionare e dovevamo piantarla (Battisti cantava “uniti indivisibili, vicini irraggiungibili). il pezzo si sviluppa in soli 4 accordi con tre momenti melodici diversi. ha una struttura volutamente ossessiva, con una lunghissima, con archi e chitarra in continuo dialogo. anche la musica  – come le parole – doveva suggerire ossessione, fissità e struggimento.

Nell’album c’è anche un uomo dalle poche certezze. Di conseguenza, ci troviamo davanti a un lavoro ricco di contenuti e frammenti di vita. Ho detto che il disco parla d’amore e nella canzone “L’amante” parli di una donna, ma cos’è per Corrado l’amore e ancora nel nostro tempo possiamo parlare d’amore?

Ecco no. nell’Amante invero parlo del mio controverso rapporto d’amore/odio con la musica. la racconto come una donna che un po’ mi vuole ed un po’ no. è una canzone che parla di sentimenti contrapposti ma coesistenti. Io non so proprio rispondere a questa domanda. io canto d’amore perché non so cosa sia e perché lo voglio. temo che la mia idea d’amore sia vicina a quella che Pasquale Panella faceva cantare al compianto Enzo Carella. è un sentimento viscerale e carnale, fatto di cuore e di pelle.

Ricordando che per questo album hanno collaborato e suonato Daniele Molteni (chitarre), Simone Casale (basso), Ivano Flospergher (batteria) e Maurizio Boris Maiorano (sequenze, programmazioni e percussioni), quali programmi hai per il presente. Farai una tournée?  

E’ più di una collaborazione. La banda ha prodotto ed arrangiato il disco con me. senza di loro sarebbero rimaste canzoni da cameretta.  ho fatto il disco per suonarlo dal vivo. abbiamo le prima date su milano (a breve sui miei spazi social) e su torino. conto di poter girare per i club di tutta Italia. ci stiamo lavorando.  Grazie per le belle ed intelligenti domande e buone cose a te.

Giuseppe Sanfilippo

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