“NOTRE DAME DE PARIS” VENTUN ANNI DOPO. Il Teatro degli Arcimboldi di Milano ospita nuovamente Notre Dame de Paris, l’ormai famosissima opera moderna di Riccardo Cocciante, nel ventunesimo anniversario, diciassettesimo invece di programmazione italiana

Data:

Al Teatro degli Arcimboldi di Milano, fino al 17 novembre 2019

E’ una storia che ha per luogo / Parigi nell’anno del Signore / 1482 / Storia d’amore e di passione / E noi gli artisti senza nome / Della scultura e della rima / La faremo rivivere / Da oggi all’avvenire… Così inizia uno dei più grandi successi del XXI secolo, il musical tratto dal romanzo di Victor Hugo. Storia francese, progetto nato inizialmente in Francia e sviluppato in francese (i testi italiani sono di Pasquale Panella, dagli originali di Luc Plamondon): solo in Italia ha replicato circa 1.250 volte, debuttando a Roma il 14 marzo 2002, quando in Francia aveva già sfondato nel 1998. Ne sono state fatte versioni in molte lingue: inglese, spagnolo, russo, ed in tutto il mondo è stato visto da milioni di spettatori.
Abbiamo già avuto modo di parlare dello spettacolo e di commentarne pregi e difetti; vent’anni di successi, sempre e comunque: l’opera piace. Per la versione 2019, nulla è variato in termini di scenografie, costumi e coreografie. Il corpo di ballo, formato in parte da danzatori ed in parte da acrobati, è sempre di un ottimo ed alto livello, e non delude le aspettative, rendendo giustizia alle stupende coreografie contemporanee dello svizzero Martino Müller, che viene dalla scuola del grandissimo Jiri Kylian a Stoccarda. Forza ed energia dai ballerini e dagli acrobati, come sempre incredibili, anche se, per la prima volta in tante repliche viste finora, si è notata in certi casi mancanza di sincronia e di insieme.
Anche se si sono avvicendati diversi casts, bisogna riconoscere che il primo è rimasto nel cuore di tutti gli appassionati; molti degli artisti originali hanno avuto una carriera incredibile proprio dopo la partecipazione a Notre Dame: Giò Di Tonno (Quasimodo), Lola Ponce (Esmeralda), Vittorio Matteucci (Frollo), Matteo Setti (Gringoire), Marco Guerzoni (Clopin), Claudia D’Ottavi (Fiordaliso), Graziano Galatone (Febo). Senza nulla togliere ai successivi, ottimi interpreti, questo cast rimane e rimarrà davvero un cult. Per l’edizione 2019, alcuni dei protagonisti sono ancora gli originali, che dopo vent’anni sono ancora lì dove li abbiamo conosciuti. Abbiamo assistito ad una replica dove degli “storici” c’erano solamente Matteo Setti (Gringoire) e Graziano Galatone (Febo): senza dubbio con qualche anno in più, con qualche ruga in più, ma l’esperienza fa sì che la magia non venga meno. Un Matteo Setti, stavolta con i capelli corti, è Gringoire senza se e senza ma: la purezza della sua voce, la sua timbrica perfetta e pulita lo rendono sempre piacevolissimo da ascoltare. Non ha perso grinta Graziano Galatone, con il suo Febo che ormai non ha più segreti per lui. Forse abituati agli “originali”, non tutti gli altri interpreti convincono a fondo, in alcuni manca proprio la maturità artistica per affrontare ruoli assolutamente non banali. Quasimodo è Lorenzo Campani, ex Clopin, bella voce, bella interpretazione, un po’ spento in certi momenti, qualche errore tecnico, ma tutto sommato buono: non dimentichiamo che il paragone con Giò Di Tonno è veramente difficile da sostenere. Bella e brava l’Esmeralda di Elhaida Dani: albanese, 26 anni appena, vincitrice della prima edizione di The Voice (2013) proprio nella squadra di Riccardo Cocciante; già interprete di Fiordaliso, è stavolta un’Esmeralda convincente e con una voce incredibilmente somigliante a quella di Lola Ponce, forse un po’ stona la differenza di età con il suo Febo. Convince anche la Fiordaliso di Tania Tuccinardi, già Giulietta ne Giulietta e Romeo dello stesso Cocciante (2007): particolarmente toccante il loro duo in Bello Come Il Sole. Ottimo il Clopin di Leonardo Di Minno: visibilmente emozionato, ma all’altezza del ruolo. Non convince invece il Frollo di Cristian Mini: anche lui ex Clopin, ma troppo poco cattivo, poca presenza scenica, fuori personaggio, a volte impreciso nel canto; anche qui, Vittorio Matteucci è decisamente inarrivabile ed il confronto difficile.
Un opera mastodontica su tutti i fronti, che, nonostante siano passati vent’anni, non stanca e vale la pena di essere rivista!

Chiara Pedretti

Teatro degli Arcimboldi
Viale Dell’Innovazione, 20 Milano
Fino al 17 novembre, ore 21; sabato ore 16 e 21, domenica ore 17 e 21
Biglietti da EUR 25,00 a EUR 90,00
www.teatroarcimboldi.it

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