TORNA IN SCENA MONI OVADIA CON GLI AFORISMI E LE STORIE DEL POPOLO DELLA DIASPORA PER CELEBRARE IL 25° ANNIVERSARIO DELL’ESULE S. RABINOVICH CON ”DIO RIDE, NISH KOSHE”

Data:

al Teatro Vascello di Roma, fino al 9 febbraio 2020

Uno dei più geniali ed arguti artisti del momento, l’istrionico e perspicace intellettuale MONI OVADIA esponente della cultura ebraica dell’est europeo, nativo di PLOVDIV in  BULGARIA e d’estrazione genealogica greco-turca da parte di padre e serbo-ebraica della madre, con dunque una profonda ed eterogenea preparazione umanistica e musicale alle spalle, per l’atroci sofferenze e l’ignobile sterminio della sua gente supportato pure da una vibrante emotività e forte spiritualità, è di nuovo in palcoscenico a ROMA nella prima settimana di Febbraio per regalarci una preziosa gemma della sua incommensurabile maestria artistica: ultimamente ha rievocato pure per la RAI, SEZIONE CULTURA CANALE 5, dal binario 21 della stazione centrale di Milano e poi dai vagoni fermi nella stazione polacca  di LODS.La partitura musicale: ”PIANTO PER IL MASSACRO DEL POPOLO EBRAICO” con LEE COLBERT ed adesso in occasione del venticinquesimo anniversario di ”OYLEM GOYLEM” è al VASCELLO DI MONTEVERDE con la creazione KOSH NISH il cui sottotitolo significa ”Così Così”, per cui ha ideato anche le musiche kletzmer, di cui è ugualmente un grande esperto, per la sua ”Ensemble stage orchestra”. La scena è una piccola zattera su cui il narratore SIMICH ARABINOVICH, dallo stesso MONI OVADIA impareggiabilmente incarnato,continua ad enunciare con ironico sarcasmo aforismi ed aneddoti del popolo disperso dopo la distruzione di GERUSALEMME ad opera dell’imperatore romano TITO nel 70 D. C. e che solo nel 1948 ha avuto uno stato, di cui ora TRAMP ha detto che capitale è l’integrale città del muro del pianto provocando le violente reazioni di HAMAS senza la pace in PALESTINA. Riesplode la dolorosa tragedia d’un popolo ancora in attesa d’un condottiero,un salvatore, finora non riconosciuto, in un melodico racconto poetico armonico e rapsodico,ricco di storielle e salaci battute dell’esilio e delle bettole, osterie, con gli ossimorici riso e pianto, canzoni alternate a lunghe pause di silenzio e riflessioni pungenti, microletture, per un rapporto emblematico ed interrogativo con il divino presente ma talora perfino apparentemente lontano e sordo all’involazioni della sua gente. Il cammino redento duemila anni fa verso il monte di SION sembra non dover  finire, reperire finalmente giusizia, allora ecco il discorso della senatrice a vita LILIANA SEGRE al parlamento europeo per meditare sui rigurgiti antisemiti nel giorno della memoria. A tutto ciò non poteva mancare lo sferzante e dotto pensiero con allusive citazioni del poliedrico intellettuale OVADIA..

Susanna Donatelli e Giancarlo Lungarini

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