“Maria del mare”. Una passionale Lia Careddu porta in scena la storia di Maria di Eltili, una donna che drammaticamente ha vissuto tutte le condizioni dell’esistenza femminile

Data:

In scena 11 agosto alle ore 21 in Piazza Europa (SP) per “La Spezia estate festival”

“Maria di Eltili” è una drammaturgia ispirata da fatti realmente accaduti, rivitalizzata ed adattata per la scena dalla creatività di Pepi Vigna. Pepi Vigna è un artista sardo nativo di Baunei. Il fumettista, regista e scrittore dopo il meritato successo al festival di Venezia è rimasto affascinato da questa vicenda accaduta secoli fa nella sua terra. Il regista allora ha pensato bene di riscriverla trasformandola in eterna voce drammaturgica, creando un monologo di ottima efficacia. La vicenda, attinta da alcune fonti storiche è la triste storia di una bambina rapita dai pirati saraceni durante una delle tante scorribande sulle coste della Sardegna orientale, dove era situato il paese di Eltili. L’autore ci racconta la drammatica vicenda della piccola Maria come fosse un itinerario iniziatico di una donna che per sopravvivere si è dovuta adattare a molteplici situazioni. La giovinetta viene ghermita, fatta schiava e venduta in Tunisia come prostituta. La ragazza per la sua avvenenza fece ben presto parte di un harem reale tanto che divenne la favorita del sultano. Ma quando in vecchiaia riesce a ritornare ad Eltili, prima è discriminata, perché per le sue stranezze vedono in lei una strega, poi, nel prosieguo, la sua figura divenne quasi sacrale.
Ecco la sorgente ispiratrice della drammaturgia tratta da Dolores Turchi, Leggende e racconti popolari della Sardegna.
“Narra la leggenda che quando la peste si abbatté su Eltili, tanti secoli fa, tutti gli abitanti perirono. Una sola donna riuscì a sopravvivere: Maria Eltili. Con la morte dei suoi compaesani, Maria diventò padrona incontrastata del villaggio e delle terre intorno. Ma si annoiava a star sola. Non sapeva con chi parlare e desiderava vedere persone vive; era brutto abitare in un paese di morti.
Un giorno, stanca di star sola col suo cavallo, decise di recarsi al villaggio di Urzulei e di donare tutti i beni di Eltili a questo paese in cambio di ospitalità. Non pretendeva molto, le bastava una casa in cui ripararsi e una capra per avere un pò di latte tutti i giorni. Sellò il suo cavallo e si avviò in direzione di Urzulei. Lungo il percorso la donna si fermò presso un ruscello per abbeverare il cavallo e per dissetarsi. Un pastore di Baunei che pascolava in quella zona la vide, le si accostò e le chiese dove era diretta. La donna si mise a chiacchierare e raccontò la sua storia. Quando era bambina Maria fu rapita dai Mori che la portarono in Africa. Qui fu venduta ad un sultano che la tenne per tanto tempo al suo servizio. Il suo soggiorno in Africa durò 40 anni, perciò la ragazzina, diventata donna, apprese usi e costumi di quei popoli e divenne musulmana. Tanti anni dopo, in uno scambio di schiavi, fu rimandata alla sua terra. Tornò ad Eltili dove dovette imparare di nuovo la sua lingua.
Vestiva in modo strano, si addobbava con gioielli curiosi, aveva dei tatuaggi ed era tanto diversa dal resto della sua gente.
Il pastore l’ascoltò a lungo e mentre il sole tramontava, la condusse nel suo ovile ove le offrì ospitalità per la notte. Il figlio del pastore governò il suo cavallo mentre alla donna fu offerto pane di ghiande e ricotta. La mattina seguente il pastore convinse Maria a recarsi a Baunei anziché a Urzulei e la fece accompagnare dal figlio perché le indicasse la strada. Quando furono in vista del paese il ragazzo tornò all’ovile e Maria si presentò al majore di Baunei. Offrì il villaggio di Eltili e tutto il suo territorio e chiese di poter restare in quel paese. Il majore le diede una casetta con orticello, un maiale, una capra e la donna si sistemò nel nuovo villaggio. Gli abitanti si meravigliavano delle sue abitudini e stavano a curiosare per vedere cosa facesse durante il giorno quella strana donna. Maria si affacciava cinque volte al giorno alla finestra della sua casetta e, guardando verso Oriente, gridava: “Allà u mamè!”.
Non riuscivano a capire quel modo di pregare, il suo comportamento sembrava a loro molto strano e la consideravano diversa. Parlava una lingua quasi incomprensibile, il sardo era frammisto a tante parole arabe, adorava Allah e tutti credevano che ad Eltili, per alleviare le pene dei moribondi, avesse fatto s’accabadora. La ritenevano molto esperta in arti magiche e vinta la diffidenza si rivolgevano a lei quando dovevano sciogliere qualche incantesimo o quando avevano bisogno di scacciare gli spiriti maligni.
In Ogliastra si suppone che le misteriose parole che mormorano ancora oggi alcune fattucchiere le abbiano apprese da lei: “adonay, tarabulis, arabonas, eloyn, murgas, jerablem, dalzafios, abrox, balaim, gazal, amen”.
“Maria di Eltili” è un monologo ben diretto da Pepi Vigna ed interpretato da una bravissima Lia Careddu. Lo spettacolo è una piacevole forma di melologo, un monologo nel quale i passaggi che hanno maggiore accento emotivo vengono sottolineati da un accompagnamento musicale.

Giuliano Angeletti

Maria del mare
Sardegna Teatro
Teatro Stabile di Sardegna
Testo e Regia di Pepi Vigna
Con Lia Careddu

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