Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Angelo Di Bella. “Io sono l’Arte”

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Con il Maestro Angelo Di Bella abbiamo fatto una bella chiacchierata, dove sono emerse le intenzioni artistiche e la poetica di un Artista che scava nel profondo e nello spirituale, andando alla ricerca dell’ignoto e della verità.

Ciao Angelo, ogni volta che si vede le tue opere si è scossi da qualcosa d’invisibile. Qual è il tuo segreto?

Più che emozione invisibile direi che lo scontro tra opera e osservatore è inevitabile. Questo è l’imperativo che mi pongo ogni qualvolta mi accingo a dipingere, questo è il mio unico modo di sentire l’opera, di essere scaraventato nell’atto della creazione in un nuovo inimmaginabile mondo, perché non c’è limite alle nuove realtà da vedere dentro di sé. Per questo rido, gioisco e soffro, affinché il mio spirito fluisca libero e chiaro, esprimendo il mistero di un mondo infinito e le azioni degli uomini come infinita follia. Proprio grazie a questo dialogo interiore ininterrotto scelgo sempre nuove strade senza mai fermare il dialogo interiore, perché l’Arte che risiede in noi non potrà mai essere penetrata nei suoi segreti più oscuri, l’Arte è un mistero insondabile e il segreto per poter creare liberamente è cavalcare e consentire che questo flusso di morte e vita scorra liberamente in noi. Senza questo concetto bene in mente è impossibile superare gli ostacoli sulla strada della rivelazione.

Che cosa intendi col concetto “Io sono l’Arte”?

“Io sono l’Arte” è la più grande dichiarazione d’amore mai rivelata: due amanti che si vogliono pazzamente e che non si incontreranno mai. È quasi impossibile spiegare l’immensità di tale affermazione, perché essenzialmente dev’essere una visione personalmente vissuta: la nostra mente originaria, la nostra vera natura, dove non esistono cose belle o brutte, solo un incessante e inafferrabile flusso, che dal passato attraversa il presente e prosegue nel futuro, come un’estensione infinita del campo tridimensionale in cui esistono le stelle e le galassie, l’universo. La simbiosi con l’Arte non è solo una formulazione astratta, bensì una forza inimmaginabile che può essere recuperata in particolari circostanze di disciplina rigorosissima. Io sono l’Arte vuol dire annullarsi nel nulla e quando nulla è certo ci manteniamo vigili e costanti. Non c’è alcun bisogno di una storia personale, un giorno ti accorgi che ti è solo di intralcio e l’abbandoni. L’Arte, come la morte, diviene la nostra costante compagna, per questo un artista verace che decide di fare qualcosa di nuovo deve andare fino in fondo e assumersi la responsabilità delle proprie azioni-affermazioni. Poco importa quello che fa, ma deve sapere perché lo fa e quindi procedere senza dubbi né rimorsi.

Di conseguenza si può dire, senza peccare di presunzione, che, divenendo Arte, l’esperienza di tutte le esperienze è essere vivi. Non si diviene Arte solo perché lo si desidera, è piuttosto una lotta interminabile che si protrae fino all’ultimo istante di vita. Siamo uomini e siamo Arte, siamo noi a trasformarci nell’uno e nell’altro. “Ar” il termine sanscrito da cui deriva la parola Arte, letteralmente significa: “andare verso”. Non viene indicata una metà, è un andare verso l’ignoto, andare verso noi stessi e lì non c’è qualcosa a cui aggrapparsi. Solo quando non si ha nulla da perdere, si trova questo coraggio.

Di che cosa ha bisogno l’Arte per essere veramente Arte?

L’Arte per essere Arte deve essere annientata come il più grande pregiudizio della storia. Il dono immenso della libertà non è una concessione, ma la possibilità di avere una possibilità d’essere, così ogni cellula diviene immediatamente consapevole di sé, della totalità del corpo. Senza corpo ditemi quale Arte esisterebbe? L’inconoscibile, l’indescrivibile, l’inconcepibile ci dicono chi siamo veramente: qualcosa che non ci sarà mai noto e tuttavia esiste, stupefacente e terrorizzante nella sua vastità.

Quanto conta per te la spiritualità?

Per il fatto solo di “vedere”, credo. Ma più importante del vedere per l’Uomo è ciò che non riesce a vedere: l’ignoto è sempre presente e senza un’energia sufficiente per impadronircene l’ignoto diventa superfluo. La spiritualità ha a che fare con la nostra energia di visione, l’uomo è un organismo creante energia e piano piano dovremmo scivolare nell’eternità, non in modo compulsivo per come ci dettano le società cosiddette credenti, ma come normalità del mistero dell’uomo: una nuova posizione, un nuovo punto di unione. C’è bisogno di una curiosità insopprimibile e di coraggio in abbondanza.

Come definiresti la tua poetica pittorica?

Un mondo in divenire, in trasformazione. Mi piace sempre citare questa frase latina di Publio Terenzio Afro: “Omnium rerum vicissitudo est”: tutto è soggetto a cambiamento. L’uomo dipende solo dall’infinito.

Stefano Duranti Poccetti

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