Federico Vanni in “Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman

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La drammaturgia di Andrej Končalovskij ricalca i tratti salienti del famoso film dell’artista svedese. Ingmar Bergman nasceva a Stoccolma il 14 luglio del 1918, da sempre considerato un grande maestro di regia che ha lasciato un’impronta indelebile nella cinematografia mondiale. Nel 1973 Scene da un matrimonio uscì nei cinema italiani continuando il suo mitico successo che aveva avuto in tutta Europa dimostrando che le crisi coniugali non hanno latitudine e né lingua, e per tutte le coppie del mondo sono simili. La regia per compattare la scena esegue tagli consistenti alla pellicola. Andrej Končalovskij colloca la drammaturgia nella Roma anni sessanta e ne fa rivivere i tratti salienti. Molto meticolosa è la costruzione della scenografia che maniacalmente in teatro sembra di rivivere come fosse un cinematografico gioco di prestigio. Nella scena che raffigura il salotto si notano anche i piccoli difetti che hanno tutte le abitazioni: tracce di fumo su un muro, si sente il rubinetto che gocciola. Tutto in una razionale realtà. Lo spettacolo diviso in due atti: lascia trapelare già nelle fasi iniziali gli eventi drammatici. Nella falsa cordialità e nel falso amore che si intravede nelle pieghe delle battute fa capolino il sorgere degli infausti eventi. Il marito con razionale cinismo comunica alla moglie che ha deciso di partire per Parigi con una giovane studentessa di cui si è follemente innamorato. La moglie Milanka è così costretta tra pianti e disperazione a ricrearsi come donna e in futuro ad essere apparentemente più forte del suo ex marito. Giovanni come da trama ritorna un anno dopo deluso e pentito tra le braccia della moglie e tra i due scoppia un nuovo amore. La seconda parte dalla lettura registica di Končalovskij porta la drammaturgia a sequenze cinematografiche. La meccanica drammaturgica, simile al film, si legittima spesso sulla non parola e sull’allusione. Lo sviluppo matrimoniale viene messo a nudo in ogni minima parte mettendo a fuoco i compromessi e l’ipocrisia di facciata di un rapporto ormai logorato nel tempo. Non si può pretendere di conoscere sé stessi se non si fa lo sforzo di conoscere la persona che vicino a noi è partecipe della nostra completezza. Capire i bisogni dell’altro l’altro e comprenderne i bisogni, gli stati d’animo, le paure, le incertezze e le fragilità: deve essere la base di un amore che non teme il trascorrere del tempo. Il dramma è il conflitto irrisolto dei sentimenti, subito inespressi e poi gridati a muso duro. Feroce è il confronto urlato nello scaricarsi colpe, rancori, sospetti e rimpianti. La prova attoriale di Federico Vanni si manifesta con una presa verso il pubblico, il suo rapporto con il personaggio è coinvolgente. Julia Vysotskaya: lodevole nella parte che interpreta in modo egregio: anche la sua cadenza linguistica rimarca l’origine russa della donna, internazionalizzando il personaggio. Entrambi meritano un plauso per essere ottimi nel cucirsi ruoli complessi, interpretando con forza una vicenda sempre attuale. Andrej Končalovskij è riuscito a comunicare con scene cinematografiche il pensiero di Ingmar Bergman riuscendo ad infondere al complesso attoriale il progressivo mutamento dei ruoli, facendo un attento esame della fragilità di coppia.

Giuliano Angeletti

“Scene da un matrimonio”
Produttore:
Teatro Stabile di Napoli, Fondazione Campania dei Festival
Regista:
Andrej Končalovskij
Autore:
Ingmar Bergman
Protagonista:
Julia Vysotskaya, Federico Vanni
Durata:
90 minuti
Numero atti:
1
Anno di produzione:
2018

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