Andrea Casagrande per “Artisti ai tempi della pandemia si raccontano”. A cura di Daria D.

Andrea Casagrande, compositore

Zona rossa, Covid, Pandemia… quali sono le tue reazioni immediate quando senti o  leggi queste parole?

Vivo in Irlanda da anni. Noi non abbiamo le zone colorate, ma i livelli.

Il Level 5 è paragonabile alla Zona Rossa Italiana, anche se noi non siamo mai stati costretti ad indossare la mascherina all’aperto, ma limita gli spostamenti oltre i 5 Km dalla propria dimora.

Oggi, quando ancora sento parlare del Covid19, piuttosto che del Lockdown, sento come tutti, la stretta morsa del divieto di vivere come si viveva prima della pandemia.

Ho notato che fa molto effetto se provate a mettervi a guardare quei video dei travel bloggers, anche senza spiegazioni, solo con la musica. Quanto sollievo che danno, seppur virtuale. Per un po’ funziona. E questo mi fa rabbrividire.

Come hai vissuto e come stai vivendo questo periodo di pandemia, di lockdown?

Lavoro da anni dal mio Studio, è il mio ufficio, il mio angolo designato per le cose che faccio e non ho subìto cambiamenti nelle abitudini rispetto ad altre persone che invece avevano un lavoro onsite piuttosto che un negozio.

Quello che è sicuramente cambiato, sono le abitudini al di fuori del lavoro. La routine al di fuori dell’ufficio, è cambiata e limitata come per tutti ai minimi termini.

Fortunatamente qui in Irlanda c’è stato un grande supporto fin da subito da parte del Governo che ancora adesso fornisce sostegno sia alle persone, sia alle aziende.

Ma la gente è stanca e non so quanto ancora potrà reggere.

Purtroppo molte attività hanno già chiuso e altre vedo che stanno chiudendo per sempre.

Come artista ti sei sentito abbandonato, emarginato, dimenticato? Oppure è la condizione normale degli artisti e quindi…

C’è stata una prima fase nella quale tutti i settori, tutte le persone si sono fermate disorientate, non capivano cosa stesse succedendo. Noi per primi, credo, ci siamo messi da parte capendo che l’urgenza fosse un’altra. Ma non potevamo fare molto.

Gli artisti storicamente sono persone di mestiere, abituate al cambiamento.

Gli attori soprattutto, sono forgiati in questo. Basti pensare a come facilmente riescano ad entrare nel personaggio e cambiare tutto il loro mondo, il loro passato, in pochi istanti.

Ci sono tuttavia molte figure nello Spettacolo, che lavorano fisicamente a contatto con le altre e ovviamente sono state bloccate o limitate per questioni di sicurezza.

Questa situazione ha compromesso i progetti di tutti. Qualcuno si è riuscito ad organizzare, con le dovute precauzioni.

Pensi che la cultura ne abbia tratto beneficio o sia stata ulteriormente deprezzata?

La Cultura, è sempre nello stesso posto e rimarrà sempre in attesa che qualcuno la vada a trovare. Che sia un teatro, un concerto, un museo o un libro, siamo noi che la dobbiamo cercare. Sicuramente i settori dello Spettacolo e del Turismo sono stati congelati e penalizzati. La Cultura, necessita del cambiamento, evolve e viene influenzata dall’uomo e dall’ambiente. Il valore che l’uomo dà alla Cultura, è sempre e comunque deprezzato rispetto al valore reale. Ma sopravviverà come ha fatto sempre.

Hai avuto modo di preparati per il dopo?

Io ho una regola: studio almeno un’ora al giorno qualcosa.

È una regola fissa. Utilizzo il metodo dell’Immersione per imparare che consiste nella ripetizione. L’unico modo per imparare è infatti la ripetizione. Anche dopo aver studiato dei corsi, nei mesi successivi li lascio andare in sottofondo in ogni momento libero e utilizzo tecniche di programmazione mentale. Quando non ho un corso in sottofondo, ho la musica Classica. Tutto questo, serve appunto per prepararmi al dopo a prescindere da quel che accade intorno.

Pensi che dalla sofferenza, dal bisogno, dalla disperazione possano nascere forme diverse di arte, magari con una maggiore profondità etica e sociale?

La sofferenza è uno stimolo. Il bisogno lo è quanto la sofferenza, ma non può e non deve essere un punto di appoggio fisso per essere ispirati. Io personalmente sono ispirato dalla felicità, dal successo, dal benessere. La mia Musica parla di quello. E se anche infondo c’è un momento di tristezza, viene immancabilmente spazzato via dalla luce.

Quando crei hai bisogno di isolamento o ti butti tra le folla, si fa per dire, per trovare ispirazione?

Quando compongo, è necessario che io sia da solo per un motivo puramente tecnico: ho bisogno di sentire quello che ho in testa per poterlo tradurre sull’Orchestra e siccome le idee sono molto volatili e rapide, devo concentrarmi per cristallizzarle il più possibile.

La solitudine nel processo creativo, è sempre stata necessaria per me.

Cosa vorresti che si facesse per gli artisti in momenti come questi quando sembrano, o forse sono, i più dimenticati?

Questa situazione è stata veramente imprevista, è difficile poter dare una soluzione anche postuma ad una condizione che è sempre in costante evoluzione e cambiamento.

La verità, è che chiudendo i luoghi in cui gli artisti potevano lavorare, non si fa solo un danno allo Spettacolo, ma lo si fa a tutta la Comunità.

D’altro canto, se si decide di fermare gran parte del settore, è un dovere morale fornire sostegno alle persone che hanno dedicato la loro vita per quel mestiere.

In questo periodo c’è qualcosa che hai imparato, o apprezzato maggiormente?

Nel limite del possibile, ogni giorno, cerco sempre di guadagnarmi una parte dei miei sogni. Sicuramente ho imparato che certe situazioni inaspettate possono cambiare radicalmente i nostri piani, ma non i nostri sogni.

Quando tutto finirà, cos’è la prima cosa che farai?

Finalmente riuscirò a sposarmi.

Cos’è la speranza per te?

La famiglia.

E l’arte?

L’Arte, è la proiezione delle nostre anime.

Lascia una parola per il tuo pubblico, i tuoi lettori, i tuoi fan, per chi leggerà questa intervista.

Come voi, come tutti, anche io ho fatto parte di questo terribile periodo.

Quello che sto facendo, è concentrarmi su ciò che ho e che posso fare.

Cercare di imparare qualcosa, di fare qualcosa e di passare tempo con la propria famiglia, coi propri cari.

Grazie Andrea!

Daria D.

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andreacasagrande.com

Andrea Casagrande, compositore Zona rossa, Covid, Pandemia… quali sono le tue reazioni immediate quando senti o  leggi queste parole? Vivo in Irlanda da anni. Noi non abbiamo le zone colorate, ma i livelli. Il Level 5 è paragonabile alla Zona Rossa Italiana, anche se noi non siamo mai stati costretti ad indossare la mascherina all’aperto, ma limita gli spostamenti oltre i 5 Km dalla propria dimora. Oggi, quando ancora sento parlare del Covid19, piuttosto che del Lockdown, sento come tutti, la stretta morsa del divieto di vivere come si viveva prima della pandemia. Ho notato che fa molto effetto se…

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