Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

TUTTO FINISCE: A TU PER TU CON NYO

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Oggi incontro e intervisto l’autore e compositore Nyo, nome d’arte di Antonio Sorrentino (Castellammare di Stabia, classe 1991). Laureato in Lingue Straniere, Nyo studia canto, danza e recitazione sin da bambino fino a diplomarsi in “Voicecraft”. Vincitore del Festival Show esibendosi alla finale all’Arena di Verona e del Deejay on Stage in collaborazione con Radio Deejay, nel 2015 entra a far parte del cast di Amici di Maria de Filippi con la sua band Metrò, con la quale pubblica diversi singoli nel corso degli anni tra cui “130 volti”, “Uno Qualunque”, “Tu Sei L’universo” e “Giove”. Nel 2017 entra a far parte del cast del Festival di Castrocaro in diretta su Rai 1 con l’inedito “Via d’uscita”. Nel 2020 entra a far parte del Cast de “La Divina Commedia Opera Musical” interpretando i ruoli di Pier delle Vigne/Arnaut Daniel, sotto la regia di Andrea Ortis, con le musiche di Marco Frisina e la voce narrante interpretata da Giancarlo Giannini. È solo poche settimane fa, da il via al nuovo progetto da solista sotto il nome d’arte NYO. “Tutto finisce” (distribuzione Pirames International) è il singolo che apre questo nuovo progetto. Lo stesso gira in radio e su tutte le piattaforme digitali dal 18 giugno 2021.

Ciao Antonio, benvenuto al Corriere dello Spettacolo. È un piacere intervistarti e ti faccio i complimenti per questo nuovo singolo “Tutto finisce” di cui sei – ricordiamolo – compositore e autore del testo. Un pezzo tra l’altro per la chitarra di Luigi Tarquini, Mix e Master sono affidati ad Alex Trecarichi e la produzione è affidata a Phonez (Federico Fontana). Iniziamo proprio da questo singolo, raccontami di “Tutto finisce”…

Come sai è nato in questo periodo di quarantena, trovandomi ad insegnare in una scuola media, vivendo le sensazioni, sofferenze, mancanze e speranze dei ragazzi, allo stesso tempo ho fatto una domanda su Instagram (la famosa box), in cui chiedevo di raccontarmi delle sensazioni che le persone vivevano e vivono in questo periodo. Mi hanno risposto sinceramente in tanti e allora ho raccolto tutto, cercando di inserire tutto, raccontando una storia, la loro storia, anzi la nostra storia (ci inserisco anche me in prima persona), perché se c’è una cosa che abbiamo vissuto tutti è questa linea sottile che ci accomuna in qualche modo in questo periodo. Quindi “Tutto finisce” è una canzone che mi piace pensarla come un pezzo scritto insieme ai ragazzi e al pubblico, considerandola come un puzzle costruito insieme. Con l’arrivo dell’estate ho voluto renderla estiva, ma non vuole simbolizzare una canzone per l’estate, ma piuttosto esaltare una rinascita, la gioia di tornare a vivere, sognare. Insomma, volevo lanciare un messaggio di positività.

Anche se dalla musica è una canzone giustamente che apre alla gioia, all’emozione dell’estate, credo che non ci poteva essere una musica diversa per lanciare proprio il messaggio di positività che vuoi donare. Ma come mai hai scelto questo ritmo e sonorità italiano – spagnolo?

È una scelta che si identifica con le mie passioni verso la cultura spagnola, io amo molto la lingua spagnola (divenuta la mia seconda lingua), studiata all’università, non l’ho mai lasciata. Ne sono innamorato, non mi chiedere la ragione, perché non te la saprei dire, so solo che l’ho incontrata e me ne sono innamorato, sono pazzo di questa lingua.

Ti faccio ancora un complimento, per questo tuo grande cuore che ti ha portato a interessarti, raccogliere le sensazioni ed emozioni delle persone e per il fatto di averle riportate in musica. A mio giudizio ti fa veramente onore. Cosa ti hanno detto le persone che hanno ascoltato “Tutto finisce” e quale è la parte del testo che ti piace di più?

Sinceramente, avevo il timore che si fermassero alle sonorità estive, ma mi sono sbagliato, notano tutti un rapporto con il testo. La parte del testo che mi piace di più è quella che dice “hai perso tutto, gli abbracci, gli sguardi, ti senti uno schifo perdendo i tuoi stracci, ti senti incazzata, privata degli anni […] voglio ballare”. Questo ballare, in realtà non è solamente il ballare nell’atto fisico – corporale, ma è figurativo e quindi la voglia di tornare a vivere, tornare alla gioia. In un contesto in cui, più che una canzone estiva, voglio raccontare – come ti ho detto – la nostra storia. Ciò è stato percepito e di questo ne sono veramente contento.

Infine, ti voglio chiedere come nasce il tuo nome d’arte?

Da una parte nasce dal mio nome “Antonio”, perché volevo si adottare un nome d’arte, ma volevo un nome che indicasse comunque la mia persona. Dall’altro lato, ho voluto anche la mia identificazione con questo progetto, questa mia passione per la cultura spagnola e ti dico che ogni lettera del nome d’arte corrisponde a un nome spagnolo. La “N” sta per “Navigante”, la “Y” sta per “Yerno”, che significa “luogo disabitato, deserto” e la “O” sta “Obrero”, che significa “Operaio”. Mettendoli insieme vogliono indicare “Operaio di me stesso, operaio del mio luogo disabitato, deserto, un luogo da cui ripartire, ricostruire”, e quindi un nome che per me significa rinascita. Effettivamente è così, per me rappresenta un nuovo percorso.

Giuseppe Sanfilippo

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