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“CHE VITA FAI ?”: A TU PER TU CON LUCA URBINATI

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Luca Urbinati, riminese classe ’94, è un cantautore che scrive e compone le sue canzoni accompagnandosi con la chitarra da ormai dieci anni. A Natale 2018 esce il singolo “Un Natale vegano” che spopola su Facebook: 250.000 views in soltanto qualche giorno. A giugno dell’anno successivo pubblica “Le rotonde di Rimini”, un tormentone estivo e simpatico che subito coinvolge buona parte degli abitanti della città, tanto che dopo qualche giorno dalla pubblicazione, con circa 50.000 views riminesi su YouTube, viene contattato per cantare alla Molo Street Parade, un evento che ogni anno raduna tantissimi turisti e non lungo il porto canale di Rimini. Alle 22 tutte le barche hanno suonato la sua canzone mentre lui cantava sulla barca centrale, con 200.000 persone stimate tra il pubblico dell’evento. La canzone è stata poi presentata in vari eventi, suonata nei chiringuiti, al pubbliphono ed infine finalmente anche in radio dove è entrata in classifica tra gli emergenti italiani. Ciò ha permesso di chiudere l’estate con 150 mila ascolti online.
Nel 2019 pubblica “A-Mare”, una canzone interpretata con circa 20 artisti riminesi. Si tratta di una canzone “ecologista”, che parla del problema della plastica in mare e della assoluta importanza di cambiare le abitudini che potrebbero uccidere il pianeta. A gennaio 2021 Luca Urbinati pubblica “Netflix”, a cui segue a giugno il nuovo singolo “Che vita fai”, per l’etichetta riminese Yourvoice Records.

Ciao Luca, bentrovato al Corriere dello Spettacolo. “Che vita fai” è il tuo nuovo brano, arrangiato da Gianluca Morelli. Raccontarmi di questo singolo.

“Che vita fai” è una canzone in cui ho voluto raccontare la vita che fanno alcuni ragazzi – e forse soprattutto la vita che fanno alcune ragazze – nella riviera durante l’estate. Proprio qui dove quando arriva l’estate, quando arriva il caldo, giunge il periodo in cui si va al mare. Cambiano la vita e le giornate e vivi quel clima estivo fatto di aperitivi, mare, cene fuori, per poi andare a dormire e ripartire. Insomma, ho scritto questa canzone per raccontare questo stile di vita, quello da spiaggia appunto.

Come nascono le tue ispirazioni, quelle che ti conducono a scrivere le tue canzoni?

Di solito nascono da un concetto o da un gioco di parole che mi piace particolarmente. Nel caso di “Che vita fai”, l’idea era quella di voler trasmettere l’idea di vita, di vita riminese o meglio di vita da spiaggia. Ho pensato come trasmetterla e ho trovato questo modo, cioè con un motto che si usa da questi parti: “Che vita fai” dalle nostre parti viene usato quando vedi qualcuno che se la sta spassando. Ho giocato con questa frase e mi è venuta tutta la canzone.

“Che vita fai” è una canzone uscita un mese fa, un pezzo estivo, allegro, ma questa estate – ti chiedo – uscirai con un altro pezzo e riuscirai a far qualche evento live?

Io punto su questa canzone e quindi voglio portarla fino alla fine dell’estate. Per gli eventi live, penso che ci sia la possibilità di fare qualcosa. Non saranno grandi cose, ma credo qualcosa si possa fare.

Chiaramente oggi per via del Covid troviamo tante difficoltà. Per voi artisti diventa difficile avere i contatti con il pubblico, non avendo la possibilità quindi di far conoscere i vostri pezzi più dal vivo. Quanto è difficile in questo periodo storico essere artista?

Sicuramente rispetto a prima, siamo in una situazione diversa, particolare, però essere artista significa avere anche e comunque degli stimoli, al di là della situazione. Certo, l’aspetto che ne risente di più sta nel mostrare la propria arte, soprattutto per quel tipo di arte che ha bisogno del pubblico. In questo anno mi sono rivolto alla parte digitale, che poi rappresenta a mio giudizio il futuro. Forse per via del Covid abbiamo anticipato questo, che comunque sarebbe arrivato. Tuttavia, con la musica abbiamo perso una buona parte, una buona fetta, ma ancora per fortuna abbiamo la possibilità di poterci esprimere. Mi viene spontaneo ricordare gli artisti di strada, perché proprio loro hanno bisogno delle persone per sopravvivere ed esprimere la propria arte direttamente.

Mi piace la parte in cui sottolinei il fatto che l’artista in qualche modo non si ferma mai, non c’è un tempo che può fermare, perché in ogni tempo si trova sempre nuovi stimoli. E poi ammiro il tuo pensiero per gli artisti di strada. È bello pensare agli altri e questo ti fa onore. Con queste parole ci salutiamo, ti auguro una buona estate.

Grazie, anche a te.

Giuseppe Sanfilippo

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