Quando i Gotan Project misero in atto “La revancha del tango”

Ottobre 2001, vent’anni fa. Nel bel mezzo di una fase storica molto difficile – sono passate solo poche settimane dagli attentati terroristici dell’11 settembre negli Stati Uniti – esce uno degli album più importanti per il genere nu jazz/lounge, movimento musicale nato in Europa negli anni Novanta dall’incontro tra musica elettronica e jazz, che ha conosciuto il suo periodo di massimo splendore a cavallo tra i due millenni (all’incirca dal 1998 al 2002). Il disco in questione è La revancha del tango, opera d’esordio per i Gotan Project, una delle formazioni di punta del movimento ed esponenti di primo piano del cosiddetto french touch, il “tocco francese”, cioè l’approccio all’elettronica tipico di tanti artisti provenienti da Parigi e dintorni (qualche nome: Air, Daft Punk, St. Germain, Cassius). Quella francese è probabilmente la scena più fertile del nu jazz, e ha fatto scuola in tutto il mondo proponendo un’elettronica pensata più per l’ascolto che per il ballo.

I Gotan Project (Gotan= Tango) si formano a Parigi nel 1999 in virtù dell’unione multietnica fra tre musicisti: il francese Philippe Cohen Solal (tastiere e basso), lo svizzero Christoph H. Müller (programmazione batterie elettroniche, basso e tastiere) e l’argentino Eduardo Makaroff (chitarrista); forse, chissà, è legata proprio alla presenza di quest’ultimo l’idea vincente del gruppo: rielaborare il tango argentino in chiave moderna per portarlo nel nuovo millennio, contaminandolo con le raffinate sonorità elettroniche del momento. Un progetto ambizioso, quello della “rivincita del tango”, che non è solamente musicale, quanto, guardando oltre, soprattutto culturale: l’obiettivo è rivitalizzare il genere – un vero e proprio patrimonio dell’umanità – e renderlo fruibile anche per le nuove generazioni, cercando di evitare che cada nell’oblio. Il risultato di questa fusione fra tradizione e modernità è un piccolo capolavoro in musica che incanta ancora oggi, nonostante il nu jazz non vada più di moda da anni. Peccato: specie nel caso specifico del “new tango”, vi sono potenzialità rimaste inespresse e territori musicali che avrebbero meritato un’esplorazione più duratura e approfondita.

Le dieci tracce de La revancha del tango coniugano felicemente la riconoscibilissima sensibilità elettronica europea del french touch con le celebri atmosfere sensuali e malinconiche del tango sudamericano, proponendo una musica ammaliante e misteriosa, a tratti sfuggente, in cui le pennellate del bandoneon – lo strumento simbolo del tango, qui suonato dal virtuoso argentino Nini Flores – e degli altri strumenti “classici” del genere (piano, violino e contrabbasso, affidati per l’occasione ad altri specialisti argentini) si innestano alla perfezione nelle ritmiche downtempo scandite dalle batterie programmate. L’ispirazione si mantiene ad alti livelli per tutto il disco, l’ascolto è fresco e coinvolgente.

Tra le sette composizioni originali, che comprendono sia brani strumentali che cantati, spiccano l’iniziale Queremos Paz, con la sua presa di posizione ideologica (il titolo fa riferimento a una frase pronunciata da Che Guevara durante il celebre discorso all’ONU del 1964, frase inserita per far da testo alla canzone insieme ad altri frammenti originali del “Che” campionati), poi la teatrale Época, con la voce di Cristina Vilallonga, oltre alle splendide Triptico e La del Ruso. El capitalismo foraneo è un altro titolo che esprime chiaramente la sensibilità politica del gruppo.

Di notevole valore anche le tre cover. Sorprendente e riuscita quella di Chunga’s Revenge di Frank Zappa; quasi doverosa quella che, in coda, omaggia Piazzolla con Vuelvo al sur; ma il clou è rappresentato da Last Tango in Paris: emozionante, notturna e poetica rilettura elettronica del tema principale della colonna sonora di Ultimo tango a Parigi (il film capolavoro di Bernardo Bertolucci del 1972) firmata da Gato Barbieri. E’ il brano che, da solo, vale l’acquisto del disco: un incanto, una magia, un sogno.

Anziché cavalcare l’onda del successo de La revancha del tango, in seguito i Gotan preferiscono concentrarsi sui live, e attendono ben cinque anni per la pubblicazione di Lunático, il loro secondo album di inediti (in mezzo, il dj set Inspiración espiración del 2004); trainato dall’ottimo singolo Diferente (di cui viene realizzato anche il video), pur non potendo contare sull’effetto sorpresa del precedente è comunque un lavoro di buon livello, che sostanzialmente ripropone la formula vincente di La revancha sbilanciandosi un po’ di più sul versante delle canzoni. Nel 2010 esce Tango 3.0, a tutt’oggi l’ultimo disco in studio del gruppo, che però è formalmente ancora attivo, e ciò lascia ai fan legittime speranze di poter ascoltare “buone nuove”…

Francesco Vignaroli

Ottobre 2001, vent’anni fa. Nel bel mezzo di una fase storica molto difficile - sono passate solo poche settimane dagli attentati terroristici dell’11 settembre negli Stati Uniti – esce uno degli album più importanti per il genere nu jazz/lounge, movimento musicale nato in Europa negli anni Novanta dall’incontro tra musica elettronica e jazz, che ha conosciuto il suo periodo di massimo splendore a cavallo tra i due millenni (all’incirca dal 1998 al 2002). Il disco in questione è La revancha del tango, opera d’esordio per i Gotan Project, una delle formazioni di punta del movimento ed esponenti di primo piano…

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