“L’ULTIMO DESIDERIO” DI PIETRO FAVARI. Ottava Puntata

Data:

A seguire l’ottava puntata del romanzo di Pietro Favari

OTTAVA PUNTATA

34

Gaston, vestito con una tunica candida, è nel cortile del centro di accoglienza, circondato da altri immigrati. E’ in piedi su una sedia e racconta la parabola della pecora nera a un pubblico di africani che lo ascolta in religioso silenzio.

<<Il regno dei cieli è simile ad un gregge di pecore. Se tra cento pecore novantanove sono bianche e una è nera, il pastore stolto la scaccerà dal gregge e la darà in pasto al lupo per preservare le altre. Il buon pastore invece accoglierà amorosamente quella nera e ad amici e vicini dirà: rallegratevi con me perché il mio gregge è intatto, anche la pecora nera ne fa parte e per lei mi compiaccio più che per le altre novantanove>>.

Gli immigrati applaudono commossi.

In mezzo a loro c’è Marco, nel suo ruolo di direttore del centro d’accoglienza, che ha seguito attentamente la predica. Alla fine della parabola si avvicina a un poliziotto.

<<Porta il predicatore nel mio ufficio>>.

Il poliziotto raggiunge Gaston e lo afferra per un braccio con l’intento di portarlo via.

Marco è infuriato per la predica di Gaston e per il seguito che ha tra i migranti di fede cattolica. Aggredisce Gaston e deforma la sua narrazione per spregio.

<<La parabola mi mancava proprio. Te ne dico una anche io. Nel regno di questo mondo la pecora nera non vale niente. Neanche il buon pastore sa cosa farsene, non può tosarla perché la sua lana non è bianca e non la si può tingere. Allora accende un fuoco, infilza la pecora nera in uno spiedo …>>.

Colpisce con un pugno lo stomaco di Gaston.

<<E si compiace di chiamare amici e vicini a banchettare insieme a lui.

Quindi finiscila con i tuoi deliri cristologici, altrimenti puoi scordarti l’asilo politico, e ti rimando indietro, in pasto ai lupi neri del tuo paese!>>.

Gaston commenta in tono ispirato.

<<Io non sono venuto da me stesso. E’ il signore Padre mio che mi ha mandato. Io sono venuto a compiere la sua volontà!>>.

Un anziano psichiatra in camice bianco sta visitando Gaston seduto davanti a lui.

<<Oggi faremo il test delle associazioni mentali. Le associazioni avvengono per somiglianza materiale o verbale e si formano per categorie, per esempio per assonanza, come mela con tela, per appartenenza come albero con pino, gatto con animale, oppure per contrasto, per opposizione, che può essere di natura concettuale, intuitiva o linguistica. Come male e bene. Mi hai capito?>>.

Gaston sorride enigmatico allo psichiatra.

<<Se ti dico “buio” tu cosa mi dici? Veloce…>>.

Gaston resta in silenzio e alza lo sguardo sullo psichiatra.

<<Ragazzo mio, è semplice… Stai attento. Per esempio avresti potuto rispondere luce…>>.

Estatico, Gaston si alza dalla sedia e prende le mani dello psichiatra tra le sue.

<<Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre>>.

Lo psichiatra guarda attonito Gaston.

La perizia dello psichiatra è sul tavolo di Marco, che aggredisce Gaston seduto davanti a lui.

<<Insisti a prendermi in giro? Prendi per il culo anche lo psichiatra? Sei convinto di essere Cristo tornato sulla Terra? E allora subisci il tuo martirio…>>.

Marco prende a pugni e calci Gaston che non oppone resistenza, lo colpisce a lungo, con ferocia, finché per lo sforzo cade a terra lamentandosi.

Un attacco di cuore. Marco si rotola in preda al dolore.

<<Ah! Che dolore! Il cuore… Presto! Le pillole… Sono nella tasca della mia giacca…>>.

Gaston fa il segno della croce rivolto a Marco, che istantaneamente si sente meglio e stupito si rialza. Gaston esce dall’ufficio.

Richiamata dalle urla di Marco, spaventata accorre nell’ufficio Maria, una donna che indossa la divisa di un’associazione umanitaria di volontari che lavorano nel centro di accoglienza.

<<Che succede?…>>.

Marco, sconvolto, l’abbraccia.

<<Quel nero, quello che crede di essere Cristo redivivo… Mi ha fatto il segno della croce e il dolore al cuore è sparito. Se fossi credente, penserei a un miracolo!…>>.

35

In un vicolo del centro storico Pia guarda l’indirizzo sul retro della foto. Cerca la casa dell’amante del marito.

Il vicolo è pieno di donne sedute o in piedi in attesa di clienti.

Ridono e prendono in giro Pia.

Sono in realtà dei travestiti che operano in quella particolare zona del centro storico genovese.

Pia si aggira sospettosa e stupita. Ha trovato l’indirizzo, batte forte alla porta.

Le apre Daphne, una vistosa femmina. All’apparenza.

<<E chi è che fa questo chiasso? Una donna?! No, carina, non tratto l’argomento…>>.

Pia è arrabbiata e balbetta.

<<Tu… tu! So tutto! Sono qui per mio marito! Ridammelo!>>.

<<Ma riprenditelo!… Ma chi è?…>>.

Pia le mostra la foto.

<<Eccolo!>>.

Daphne guarda la foto.

<<Oh santo cielo! Ma è Filippo!>>

<<Certo che è Filippo! Lo rivoglio indietro!>>.

<<E’ meglio se entriamo…>>.

36

Un attore in costume sta recitando Otello, che uccide Desdemona sul palcoscenico di uno dei teatri di Genova.

Marion osserva la scena con trasporto e affascinata.

Marco seduto accanto a lei la guarda con tenerezza, poi le prende la mano.

Marco e Marion, vestiti con abiti da sera, escono dal teatro.

Camminano lungo la strada circostante. Marion si guarda intorno meravigliata dalla vista di Genova di notte.

Raggiungono una stazione di taxi e ne prendono uno.

37

Daphne e Pia in piedi vicino al letto, in silenzio. Daphne osserva Pia, che si guarda intorno. Scopre l’appartamento: una camera da letto illuminata da luci rosse e ricolma di oggetti kitsch.

Pia si rivolge a Daphne.

<<E Filippo viene qui?!>>.

Daphne è imbarazzata.

<<Avrai capito che mestiere faccio…>>.

<<Certo che ho capito! Sei una puttana…>>.

<<Semmai un puttano… Sono un uomo, un travestito…>>.

Pia urla.

<<Ah! Allora Filippo non è solo un puttaniere! E’ anche un buliccio!>>.

<<E’ una lunga storia… Siediti>>.

Spinge Pia sul letto.

Pia si siede, si accorge che è finita sul letto e si alza di scatto, scandalizzata.

<<La faccio breve>> dice Daphne.

<<Purtroppo sono costretto a prostituirmi per vivere. E’ vero, un giorno mi è venuto a cercare Filippo, in cerca di una innocente scappatella, non devi scandalizzarti. Credeva che fossi una donna. Quando ha scoperto la verità, stava per andarsene… Non è certo interessato a queste trasgressioni… A me è scappata un’imprecazione, per la perdita del cliente… Filippo si è fermato di colpo. Ha capito… Mi ha riconosciuto… sono suo fratello…>>.

Si toglie la parrucca.

<<Sono stato scacciato da casa tanti anni fa dai nostri genitori che non accettavano la mia omosessualità>>.

Si strucca.

<<Adesso viene spesso a trovarmi…>>.

Si toglie il reggiseno imbottito.

Pia l’osserva sconvolta. Vede davanti a sé un bell’uomo.

38

Il taxi arriva in una stradina poco illuminata e si ferma vicino a casa di Marco. I due scendono nella penombra. Il taxi si allontana. Marco si rivolge a lei, a voce bassa.

<<Stai ferma qui…>>.

Marion obbedisce. Marco apre il portone di casa, entra, accende le luci, si guarda intorno, poi esce.

Raggiunge Marion e la trascina in fretta dentro. Apre la porta di casa, entrano e se la chiude alle spalle.

Marco si toglie la giacca e allenta la cravatta rivolgendosi a Marion.

<<Non potrai più lamentarti che non ti faccio uscire. Sei contenta?>>.

Marion gli risponde mentre si toglie l’abito da sera.

<<Sì. Non ero mai stata a teatro>>.

<<Ti è piaciuto? Era Otello di Shakespeare. L’avrai sentito nominare…>>.

Marco versa da bere in due bicchieri. Inizia a sorseggiare il suo drink.

Marion replica sistemando il suo abito con cura sul divano.

<<Il protagonista era nero come un africano. Però si capiva che era un bianco con la faccia tinta… E poi parlava in italiano senza accento>>.

<<Le convenzioni del teatro. In scena tutti gli attori fanno finta di essere qualcuno che non sono>>.

<<Vuoi dire che il teatro è tutto un inganno?>>.

<<E’ così anche al cinema. In televisione se guardi verso la telecamera vuol dire che sei proprio tu, se invece guardi da un’altra parte vuol dire che sei un attore, un’attrice e che fingi anche tu>>.

<<Otello non sembrava che fingesse… Pareva incazzato davvero perché credeva che la moglie lo tradisse. E tutto per uno stupido fazzoletto! Che vuol dire? Che i negri sono tutti coglioni, anche quelli che sono diventati generali come Otello?>>.

<<Shakespeare non è razzista e Otello non è coglione, è innamorato. E geloso. La gelosia lo acceca. La gelosia è un mostro dagli occhi verdi, lo dice il testo>>.

<<Tu sei mai stato geloso?>>.

<<Forse sì… Almeno una volta…>>.

<<Di un altro uomo?>>.

<<Veramente no. Sono stato geloso della morte>>.

<<Della morte?>>.

<<Sì, della morte. Ero giovane, innamorato di una ragazza, non bella se ci ripenso ma a me sembrava bellissima… Una sera ero andato al cinema con lei. Eravamo felici. Prima della proiezione abbiamo comprato il popcorn, poi siamo entrati nella sala. Era poco affollata. Ci eravamo seduti in fondo. Avevamo iniziato a mangiucchiare popcorn. Le luci si erano spente, lo schermo si era acceso. Prima dell’inizio del film, la mia ragazza mi sussurrò qualcosa all’orecchio mentre stava masticando i popcorn.

Ho ritirato le analisi… mi confessò. Hanno cercato di tenermelo nascosto… i medici, i genitori… ma io ho capito: ho un brutto male. Un male molto cattivo…

Io ero sconvolto. Ho smesso di masticare. La ragazza si era stretta forte a me… Da allora non ho voluto più vederla>>.

<<E perché? Temevi che ti avrebbe attaccato quel brutto male?>>.

Marco sorride.

<<No, aveva un tumore, il cancro non è contagioso>>.

<<E allora perché?>>.

<<Non potevo sopportare di perderla. Non potevo accettare che quel male potesse separarci. Mi tradiva, preferiva la morte a me…>>.

<<La tua sembra una scusa. Non posso crederti…>>.

<<Non mi credi? Forse non mi credo neanche io. Sto cercando di non dirmi la verità. Sono stato soltanto un cinico: non me la sono sentita di continuare ad investire il mio affetto su una donna che poteva morire da un momento all’altro. O forse la sua presenza sarebbe stata lì a testimoniare che il nostro destino è comunque morire. Sarebbe stata lo specchio anche della mia morte e io quello specchio l’ho voltato>>.

39

Carlo è alla scrivania del suo ufficio. Di fronte a lui è seduto Filippo Parodi.

<<Mia moglie Pia mi mette le corna…>>.

<<Veramente sembra il contrario… E’ lei che ha una relazione con una donna…>>.

<<Che è mio fratello… Daphne, un uomo, un travestito. Mia moglie l’ha incontrato, hanno fatto amicizia…>>.

<<Bene! Non è contento?>>.

<<Fosse solo quello! A furia di frequentarsi, si sono innamorati… E ora lei mi tradisce con lui!… Mi aiuti!>>.

40

Redazione di una piccola tv locale. Un giovanotto che svolge le funzioni di giornalista tuttofare entra nella stanza del direttore, un uomo di mezza età grasso e sudato. Si rivolge a lui in tono ironico.

<<Adesso lei non potrà più dire che da noi non succede nulla. Abbiamo finalmente uno scoop…>>.

<<Mi prendi in giro?>>.

<<Giudichi lei. Cristo è tornato sulla terra dopo duemila anni, proprio qui da noi…>>.

<<Guarda che non è giornata…>>.

<<Al centro d’accoglienza c’è un migrante nero convinto di essere Cristo redivivo. Ha i suoi discepoli che lo ascoltano e lo seguono come un capo carismatico…>>.

<<Ti pare che un mitomane possa fare notizia?>>.

<<Se è un migrante sì. Finora non ne abbiamo avuti che parlano per parabole. Questo ha già fatto anche un miracolo…>>.

<<E sarebbe?>>.

<<Con un segno della croce ha guarito da un attacco di cuore il direttore del centro d’accoglienza che lo stava massacrando di botte proprio come se fosse Cristo>>.

<<E bravo furbo… Insomma, ancora non c’è stato un Papa nero e in compenso c’è arrivato un Cristo di colore?!>>.

<<Almeno non si può dire che non sia un evento politicamente corretto…>>.

<<Va be’. Dai la notizia ma nel tg della notte. Mi raccomando, con tanti condizionali e virgolette: “sarebbe”, “si dice”, “pare”… Magari finiamo su Blob…>>.

41

Ester è seduta in mezzo ad un gruppo di migranti davanti al televisore, segue il telegiornale della tv locale.

Il giornalista dell’emittente legge il notiziario al tg della notte.

<<Mentre compiva i prescritti accertamenti sulla identità di un profugo africano, un funzionario del centro di accoglienza per richiedenti asilo è stato colto da un grave malore di natura cardiaca felicemente superato all’istante, pare per intervento del migrante che lo avrebbe salvato benedicendolo. La notizia ha fatto il giro del centro di accoglienza accreditando la convinzione che l’improvvisa guarigione del funzionario sia un vero e proprio miracolo operato dal migrante, che si proclama Cristo tornato sulla terra dopo duemila anni>>.

Nel televisore all’immagine del giornalista subentra quella di Gaston ripreso mentre predica ai migranti nel centro di accoglienza. Poi ritorna quella del giornalista.

<<Sembra che il presunto Gesù dalla pelle nera abbia un vasto seguito tra gli ospiti di religione cristiana del centro, certi che l’uomo sia proprio il redentore tornato a compiere miracoli per riscattare la dignità dei migranti.

Per finire, una notizia davvero gustosa: la carne più saporita la trovate nella macelleria di Zi’ Antonio, sponsor di questa edizione del nostro telegiornale…>>.

Nel televisore all’immagine del giornalista si sostituisce quella di Zi’ Antonio, un uomo corpulento con il grembiule ripreso mentre taglia delle fettine da un pezzo di manzo e sorride.

In sovraimpressione la scritta: “I piaceri della carne li trovi solo da Zi’ Antonio” accompagnata da un jingle.

42

La stessa sequenza di Gaston mentre predica è ripresa il giorno dopo da Blob, montata insieme a immagini di sbarchi di migranti.

Emilia Daneri, una trentenne di bell’aspetto, vestita Versace, organizzatrice di eventi, direttrice di riviste on line e blogger, guarda la puntata di Blob incuriosita dall’immagine di Gaston.

Emilia è a colloquio con Gaston in una stanza del suo studio arredato con computer e schermi televisivi. Gli porge il suo biglietto da visita dove è scritto:

EMILIA DANERI

Event Planner

Editor of “Inside the Boot”

Blogger

<<Vuoi bere qualcosa?>>.

Gaston fa cenno di no.

<<Ti chiami Gaston, vero? Male, non suona bene, suona vecchio, suona buffo. Colpa di Petrolini>>.

Canticchia.

<<Gastone sei davvero un bel Adone… Oppure Gastone Paperone, il cugino fortunato di Paperino… Gesù Cristo era molto meglio. Ci dovremo lavorare sopra, al tuo nome>>.

Gaston sorride.

<<Il mio nome africano è peggio. Mi hanno chiamato “Colui che porta il male” perché mia madre è morta nel darmi alla luce>>.

<<Mitico! Come per i pellirosse: Toro Seduto, Cavallo Pazzo, Nuvola Rossa, Aquila della Notte, il nome indiano di Tex Willer… Nomen omen. Nel nome il destino. In attesa di un nome d’arte pensiamo alla tua immagine. Sei già venuto un’altra volta tra noi e, direi, con scarsi risultati. Hai predicato l’amore per il prossimo ma non sei stato troppo convincente, tanto che alla fine ti hanno messo sulla croce>>.

Mostra a Gaston le apparecchiature del suo studio.

<<In duemila anni noi peccatori abbiamo fatto progressi incredibili, a me le nuove tecnologie fanno pensare più alla magia che alla scienza. Si può comunicare con tutto il mondo battendo qualche tasto su un computer ma per lo più si tratta di cazzate… E come esseri umani siamo diventati anche peggio di come eravamo ai tempi tuoi, altro che scribi e farisei sepolcri imbiancati! Ci ammazziamo ancora e proprio in nome delle religioni…>>.

Gaston commenta in tono ispirato.

<<Avete udito che fu detto: “Ama il prossimo tuo e odia il tuo nemico”. Ma io sono venuto per dire a voi: “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, affinché siate figli del vostro Padre, che è nei cieli, perché egli fa che sorga il suo sole sui cattivi e sui buoni e cada la pioggia sui giusti e sugli ingiusti.

Siate giusti, come giusto è il Padre celeste>>.

Emilia sorride ironica.

<<Già che ci sei puoi anche consigliare di porgere l’altra guancia a chi ti ha preso a schiaffi…>>.

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati

A tu per tu con Carlo Aonzo

Il mandolino, strumento principe della cultura musicale italiana, sta...

“Io non so mai chi sono”. L’identità da liberare

Roma, Teatro Lo Spazio (via Locri 42/44 – Metro...

LA STEFI: MANAGER E FOTOMODELLA SOTTO I RIFLETTORI

La sua è una storia tutta da scoprire. Anzi,...