ENRICO IV: la follia di un Amleto italiano

Data:

Al Teatro Sociale di Trento dal 27 al 30 gennaio 2022

Enrico IV di Luigi Pirandello, con la regia di Yannis Kokkos, è andato in scena a Trento dal 27 al 30 gennaio 2022 e continuerà ad essere rappresentato in altri teatri italiani nelle prossime settimane. Questo piccolo capolavoro teatrale è stato scritto dall’autore siciliano nel 1921 e rappresentato per la prima volta nel 1922 al Teatro Manzoni di Milano. L’opera presenta temi classici del teatro pirandelliano: la finzione, la verità e la pazzia che diventa un punto di rottura con la realtà.

Il protagonista della vicenda, chiamato sempre “Enrico” (Sebastiano Lo Monaco), durante una parata in costume a cavallo, cade e si risveglia credendo di essere Enrico IV di Germania, il personaggio che incarnava durate l’evento. Dopo dodici anni di pazzia l’uomo rinsavisce e comprende che il Barone Belcredi (Claudio Mazzenga) che partecipò alla parata, lo fece cadere intenzionalmente per rubargli l’amore della marchesa Matilde di Spina (Mariàngeles Torres), la donna della quale era innamorato. Decide pertanto di continuare ad indossare questa “maschera” facendo credere a tutti di essere realmente pazzo. Per tentare di fargli recuperare la memoria Belcredi, Matilde, sua figlia Frida (Giulia Tomaselli), il marchese Carlo Di Nolli (Francesco Iaia) e uno psichiatra (Rosario Petix) vanno a trovare Enrico IV e decidono di provare a rimettere in scena la caduta da cavallo. Frida indossa i panni della madre da giovane ed Enrico, spinto dal ricordo della donna che amava, istintivamente abbraccia la ragazza. Belcredi si oppone, Enrico IV sguaina la spada e lo ferisce.

Enrico è vittima di una follia derivata dall’impossibilità di adeguarsi a una realtà e ad un modo di vivere che non condivide. Per l’uomo la follia è necessaria per non vedere una realtà troppo dolorosa.

Preso dai suoi dubbi, “sono o non sono pazzo?” Enrico può essere considerato l’Amleto italiano, una metafora di una condizione universale dell’umanità, che rappresenta bene anche la nostra società che si pone delle domande nei confronti della realtà.

La regia di Yannis Kokkos, fedele all’originale, è molto vicina alla modernità, con una scenografia che presenta sul lato destro un camerino teatrale, simbolo della finzione teatrale (quasi un teatro nel teatro), la scalinata dove è posizionato il trono del re e dei dipinti sulla sinistra.

Altri simboli che richiamano la modernità sono l’orologio che scandisce l’ora in tempo reale, la pistola usata da Enrico per vendicarsi di Belcredi, mentre nell’opera pirandelliana si trattava di una spada, e il video del dottore tramite il quale mostra agli altri personaggi e al pubblico la pazzia e il percorso del protagonista. Lo spettacolo è armonico ed emozionante, grazie anche ad un cast ben amalgamato e riesce a far riflettere lo spettatore sul tema della pazzia, sul gioco della finzione e sulla funzione dell’attore.

Magistrale l’interpretazione di Sebastiano Lo Monaco, che, dopo “Il berretto a sonagli” e “Così è, se vi pare”, recita nuovamente a distanza di anni un testo pirandelliano, affrontando ancora una volta questo importante tema. Molto interessante il lavoro che l’attore e il regista hanno fatto sul personaggio, in particolare sull’espressione dell’attore per poter esprimere al meglio i dissidi interiori di Enrico, la volontà di staccarsi da una realtà difficile da accettare rassegnandosi al fluire del tempo ed al rimpianto del passato.

Sara Bellebuono

 

ENRICO IV
di Luigi Pirandello
regia Yannis Kokkos
con Sebastiano Lo Monaco,
Mariàngeles Torres, Claudio Mazzenga, Rosario Petix, Luca Iacono,
e con
Sergio Mancinelli, Francesco Iaia, Giulia Tomaselli, Marcello Montalto, Gaetano Tizzano, Tommaso Garrè
scene Yannis Kokkos
costumi Paola Mariani
luci Jacopo Pantani
collaboratrice artistica Anne Blancard
aiuto regia Stephan Grögler
aiuto scenografo Cleo Laigret
Nuova produzione Teatro Stabile Veneto, Teatro Biondo Stabile di Palermo, Teatro Stabile di Catania, Ass. Sicilia Teatro

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