“LA TARANTELLA DI CARNEVALE” CHIUDE IL MESE DEDICATO AL BALLO ALL’’AUDITORIUM. LA VARIA MORFOLOGIA DELLA COREOGRAFIA CONTEMPORANEA STILIZZATA IN “EQUILIBRIUM”

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Nell’ormai trascorso mese di febbraio ’22 abbiamo seguito con particolare interesse l’armonia e l’eleganza formale dei corpi in movimento felpato sulle punte e l’espressività gestuale con le posture e l’evoluzioni fisiche che si sono tenute nella Sala Petrassi al Parco della Musica, che ha coinvolto un grande pubblico per la passione tersicorea oppure per il semplice puro spirito di curiosità per le differenti realizzazioni di arte prodotte dalle diverse compagnie ospitate di massima rilevanza internazionale. A noi sono piaciute la prima l’ultima rappresentazione per la classica compostezza del gruppo di Sharon Eyal di converso alla frizzante vivacità ed alla sbrigliata , ritmica e trascinante, musica del “Triplo” di Richard Siegal. La compagnia Tanzmainz nella novità per l’Italia “ Promise” , terza creazione della coreografa israeliana per i ballerini della città un cui Gutenberg inventò la stampa, ha mostrato una straordinaria estetica con l’ausilio della musica elettronica su cui ogni artista s’è mosso con una sublime grazia ed articolata disciplina, apportando ognuno il suo contributo ed addirittura in una sequenza abbiamo visto un melodico sollevamento d’una splendida ballerina librarsi sulle mani d’un suo compagno, come fosse una meravigliosa “Pietà” di Michelangelo rovesciata nelle sue parti. Dunque un collettivo che ha formato un corpo unico, esprimendo sinteticamente diversi emotivi sentimenti d’amore, desiderio e fraterna estasi. Tanta suggestiva bellezza n’hanno fatto quasi un piacevole sogno ad occhi aperti d’un’ora. Estratti di formazione classica nella scuola tedesca di Pina Bausch a Wupperthal ci sono stati proposti dalla stiliforme Cristiana Morganti, di cui ricordavamo l’esibizione con uno scintillante “Assolo” in “Jessica and me”, mentre qui ha tenuto una lezione spettacolo sulle posizioni e gli atteggiamenti del volto con cui esprimere i differenti stati d’animo, secondo gli insegnamenti impartiti dalla Bausch, che diceva ai suoi allievi che cosa voleva e poi magari li lasciava liberi di metterlo in pratica con stressanti esercizi. Dei suoi pezzi c‘ha fatto assistere a degli “Excerpta” componendo una vera antologia della sua carriera. Doveva essere in scena un più ricco e gradevole ballo a cinque , sempre su coreografia della Morganti, conosciuto come “ Another round for five”, ma per motivi di salute non s’è potuto allestire. Dove la coreografia s’è fusa con l’epica è stato il balletto “Oskara “ di Marcos Morau ancora in prima per la nostra nazione, che ha visto cementarsi la sua compagnia “La Veronal” con Kukai Dantza , che porta avanti la tradizione della danza basca non disdegnando tuttavia di confrontarsi con altri linguaggi come quello classico che ha mostrato dei ballerini in tutù bianco muoversi con perfetta sincronia , mentre di lato si profilavano le caricature dell’hidalgo e di Don Chisciotte con i costumi propri del ‘500 in cui regnava il “picarismo” alla maniera del cavaliere folle dei mulini a vento, innamorato di Dulcinea del Toboso. S’andava quindi dall’espressioni più popolari con i miti dell’origini e della monarchia iberica, attraverso simboli ed immagini moderne, ai sensi ed alla natura della persona umana. Infine la sfolgorante e scatenata, serata finale dedicata a Richard Siegal con il suo “ Triple” davvero straordinario e che ha riscosso un enorme consenso da parte del folto pubblico, a partire dal primo pezzo “ All for one”con i costumi di Flora Miranda e la Musica di Markus Popp, che ha creato per il “Ballet of Difference” di Colonia nel 2021 con dei funambolici ballerini in due pezzi che si muovevano tra tubi al neon luminosi inclinati disegnati da Matthias Singer e trasmettevano una vigorosa e calda energia. Più veloce ed in semioscurità è stato “Metric Dozen”, la coreografia più piccola del suo geniale inventore e dedicata agli incontri estemporanei in discoteca con le musiche di Lorenzo Bianchi. L’ultimo quadro è stato riservato a “My Generation” prodotto nel 2015 e messo in scena a New York con la musica di Atom ed i costumi sgargianti di giovani ragazzi di strada di Bernhard Wilhelm, quasi a comporre un fantasmagorico arcobaleno. S’è trattata d’una travolgente esibizione irresistibile sulle basi elettroniche in cui si voleva dimostrare la superiorità di tale genere di partitura e note energetiche rispetto alle romantiche musiche rock e pop – blues. Infine domenica per l’ultima festività di Carnevale s’è recuperata la tradizione folklorica ed il maestro Ambrogio Sparagna, assai apprezzato e stimato dal pubblico della terza età e dai suoi fans, ha diretto la sua Orchestra Popolare Italiana per intrattenere giulivamente la platea della Sala Sinopoli con un’allegra serata, ma lo spirito della gente non era ben predisposto a ciò in quanto la guerra contro l’Ucraina ha suscitato ondate di sdegno, commozione e solidarietà. Il repertorio canoro era dedicato alle canzoni sulle donne ed infatti Clara Graziano ha cantato “La Castellana”, seguito da Raffaello Simeone che ha intonato in modo scanzonato “Che si mangiò la zita?” nel rinfresco nuziale della nipote, celiando causticamente con Sparagna che ha accompagnato tutti con la sua fisarmonica. Essendo stato lo spettacolo preparato in poco tempo, la maestra del coro Annarita Colaianni stavolta è rimasta priva del suo gruppo coreutico per cui ha squisitamente intonato anche lei dei motivi canori, mentre le danzatrici s’esibivano con gli splendidi vestiti bianco e rossi nella scatenata ed indiavolata tarantella popolana, che era innescata dal morso velenoso della tarantola che le rendeva indemoniate come il bacio mortifero della donna ragno. Sono poi comparse led maschere universali di Pulcinella, Orlando ed Angelica, sottolineando la loro esibizione sul palco il suono degli strumenti tipici di Erasmo Treglia, Cristiano Califano e del resto dell’Orchestra. Infine, poiché le feste e saghe paesane finiscono quasi sempre all’osteria, ci sono state le divise dei cuochi e dei tavernieri a restituire il ridanciano gusto delle pietanze succulenti proprie dei ristoratori gastronomici a chilometro zero con i prodotti locali genuini. Concedendo l’immancabile bis, Sparagna c’ha fatto riascoltare l’invitante e seducente canzone “ Lascia tua madre e vieni via con me” e quindi dato appuntamento al 1 Maggio per rendere onore alla memoria di Pier Paolo Pasolini in occasione del centesimo anniversario della nascita. Il titolo sarà “Io Pasolini sono la forza del passato”, mentre in questi giorni ricorre pure il decennale della morte di Lucio Dalla.

Giancarlo Lungarini

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