“Se io fossi un angelo”: piccolo ricordo di Lucio Dalla

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Esattamente dieci anni fa, il primo marzo 2012, ci lasciava all’improvviso Lucio Dalla, colto da un infarto mentre si trovava a Montreux, in Svizzera, dove si era esibito per un concerto la sera precedente. Tre giorni dopo avrebbe compiuto 69 anni. Con la sua scomparsa la musica italiana perdeva uno dei suoi cantautori più grandi e apprezzati, un artista eclettico e complesso, amante della musica leggera quanto del jazz, nell’ambito del quale utilizzava come “voce”, oltre al caratteristico scat, anche l’amato clarinetto, non disdegnando nemmeno il pianoforte; nell’ultima fase della sua carriera si era spinto anche nei territori della musica colta, con la sua personale rilettura della Tosca di Puccini.

Senza dubbio, il Lucio Dalla più conosciuto e amato è quello degli anni Settanta, specie considerando la trilogia di album usciti nella seconda metà del decennio (Com’è profondo il mare, Lucio Dalla e Dalla), i primi realizzati come cantautore dopo la fine della collaborazione con l’autore e poeta Roversi. Il grande pubblico – un po’ meno i puristi – ha continuato a seguire anche il Dalla più “commerciale” e pop dagli anni Novanta (Cambio) in poi. Rimane invece in una sorta di “cono d’ombra” la produzione degli anni Ottanta, ad eccezione forse del live DallAmeriCaruso (1986), trainato dalla celebre Caruso, e della collaborazione Dalla/Morandi del 1988 (dalla quale è nata Vita). Invece, album come 1983, Viaggi organizzati e Bugie sono opere che, pur se regolarmente considerate “minori” da gran parte della critica, meritano di essere rivalutate e riscoperte. Se io fossi un angelo e Washington – le due sole canzoni di quel periodo a godere ancora di passaggi radiofonici abbastanza frequenti – potrebbero forse bastare a convincere gli scettici, ma si tratta di due “singoloni” ritmati e orecchiabili, e per questo di più facile presa rispetto ad autentici gioielli, meno immediati ma altrettanto importanti, come 1983, Pecorella, Camion, Noi come voi, Tutta la vita, Ribot e Navigando, che richiedono un ascolto più attento e ripetuto per “entrare”, ma vale la pena insistere. E’ giusto ricordare anche un altro “Dalla” poco conosciuto: il pregevole Lucio Dalla/Marco Di Marco (1985), album jazz realizzato dall’artista (qui in veste di clarinettista) insieme al pianista Marco Di Marco, nel quale spicca la deliziosa Stella by Starlight.

Grazie, Lucio, per tutte le lune che ci hai mostrato.

Francesco Vignaroli

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