LA TRASPOSIZIONE MODERNA DELL’AFFASCINANTE HOLLYWOOD DEGLI ANNI TRENTA  AL MARCONI. LA PERSONALITA’ DELLE “DIVE” COME M.DIETRICH E  G. GARBO NEI SOGNI DELLE “DRAG QUEEN”

Data:

Al Teatro Marconi di Roma, fino al 20 aprile 2022

Negli anni trenta del XX secolo, per superare la crisi economica del’29 con il crollo di Wall Street dove ora si trova il famoso toro e quello della Borsa di Londra, nacquero i famosi studi cinematografici di Los Angeles con le prime grandi case di distribuzione delle pellicole, mentre poi nel 1936 il regime del fascio di Mussolini inaugurò il complesso di Cinecittà, che poi s’impose per la creazione di stupendi esterni dei set ed oggi vi si tengono spettacolari mostre ed esposizioni di memorabili costumi di straordinari film con i primi indimenticabili artisti del megaschermo. La scrittrice Roberta Calandra pensò di celebrare quelle origini e fasti lussureggianti con la loro narrazione ricostruttiva negli anni Ottanta del millennio passato, ma il regista Mariano Lamberti, volendo farne a distanza di circa un secolo un’analisi strutturale ed un bilancio socio – psicologico ed economico, ha deciso di riadattare il copione in una “Ballroom” per evidenziare come in quel periodo la comunità cementata dalla concezione alternativa alla normale sessualità fu costretta dalla “caccia alle streghe” dei perbenisti etici a compattare le proprie fila per essere al sicuro, evitando i rischi degli scontri di piazza e di violente manifestazioni, linciaggi a loro danno e contumelie oltraggiose a guisa di ciò che accade oggi nei “Gay pride”.Ecco dunque che i membri della LGBT  si chiusero a riccio e, per sentirsi tutelati dall’avversione civile della maggior parte della popolazione, non poterono che riunirsi tra di loro nei  luoghi pubblici e privi di tutto, che erano le pedane delle stanze libere da tutto per praticarvi  le danze e cantare, seducendo i pochi fans presenti per apprezzarne soprattutto le slanciate e prorompenti fattezze fisiche con le bionde capigliature. Potevano perciò riscuotere lo stesso il successo con le loro “performance” virtuose ed affascinanti corpi che dominavano la scena, con cui suggestionavano il poco pubblico presente per misure cautelative e si godevano una felice rivolta contro le rinunce dovute alla fatale patologia da HIV. Le “ballroom” avevano al proprio centro una passerella, simile a quella con cui l’intramontabile Costanzo fa sfilare i suoi ospiti al termine del suo show televisivo, dove le graziose e leggiadre fanciulle, che si rifacevano al mito della Garbo e della Dietrich, rivaleggiavano in bravura sulle note ed i passi di danza del “Vogue”, oggi una rivista patinata ed allora un ballo codificato che combinava ecletticamente i geroglifici egiziani con la contemporanea “street dance”,  che sovente ci capita d’osservare nei luoghi più disparati. Le “Drag Queen”  erano davvero superbe nel rievocare il mondo delle piume, degli splendidi abiti bianchi lunghi e dello “charme” delle Dive degli anni Trenta, indossando pure le camicie bianche ed i bellissimi vestiti in doppio petto con le bretelle, esibendo una dinamica e folgorante personalità, un deciso carattere, con cui si confrontavano spesso tra loro con spirito di superiorità. Se in pubblico sciorinavano il meglio di loro stesse, la brillantezza del loro essere e si lasciavano andare pure a confidenze intime, piaggerie omosessuali, nel privato la loro libertà era limitata dalle dipendenze dall’alcolismo e dalle sostanze stupefacenti, che poi le spingevano alla propria distruzione con la progressiva assuefazione ai “paradisi artificiali” ed incapacità di reazione caparbia alle situazioni critiche in cui si precipitava. Il degrado morale, la mancanza d’una seria preparazione culturale, d’una carica neurologica convinta, le barriere fisiche ed i preconcetti mentali, erano il loro banco di prova per verificare il valore dell’interiorità di ciascuna . Ognuna dava una sua risposta a seconda della sua formazione psichica e personale maturità, con il risultato che solo alcune palesavano una vera e forte personalità in quanto parecchie crollavano sotto l’incubo della paura di non farcela, con l’aggravarsi della depressione rischiavano appunto il tracollo irreparabile della delusione cocente, come fosse una ferita mortale  fino ad arrivare al suicidio. Per loro esisteva una sola regola : essere favolose e chi non ci riusciva  l’avvertiva come l’inizio del baratro infernale. Lo spettacolo quale riflesso di questo mondo va in scena al Marconi di Roma e vede quali eccellenti interpreti Caterina Gramaglia, Marit  Nissen e Tiziana Sensi nei panni delle dive e talora, al massimo, delle bisex. Lo statuario e aerobico Mariano Gallo alias Priscilla Drag interpreta il fotografo dandy omosessuale Cecil Beaton. Il lavoro sarà replicato al Teatro di viale Marconi fino al 20, con l’annullamento delle repliche del 18 e 19. La durata è di circa 90 minuti e può coinvolgere tutti coloro che sono avvinti artisticamente od interessati  umanamente da quella sfera planetaria.

Giancarlo Lungarini

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