“SYLVIA”, A VOLTE RITORNANO… IN SCALA

Teatro Alla Scala di Milano dall’11 al 26 Maggio 2022

Al Teatro alla Scala di Milano è in scena Sylvia, balletto in tre atti ripreso dall’attuale Direttore del Corpo di Ballo, l’ex étoile dell’Opéra di Parigi Manuel Legris, dall’originale del 1876 di Louis Mérante. Versione sulle punte di Aminta di Torquato Tasso, su musica di Léo Delibes, racconta la storia di Sylvia appunto, seguace della dea della caccia Diana, che, come lei, ha deciso di dedicare la sua vita alla caccia escludendo l’amore, come fece Diana stessa con il suo grande amore, Endimione. Aminta, un umile pastore, incappa nelle cacciatrici e perde la testa per Sylvia; tenta di nascondersi, ma Sylvia alla fine lo scopre e, nell’impeto, punta l’arco contro Eros. Aminta protegge il dio ma viene ferito; Eros da parte sua tira contro Sylvia, che viene colpita. Anche un altro cacciatore, Orion, sta osservando Sylvia, e viene visto mentre commemora Aminta svenuto. Orion si nasconde di nuovo quando Sylvia ritorna; questa volta lei si dimostra benevola verso Aminta: mentre le cacciatrici lamentano in onore della vittima, lei viene rapita e portata via da Orion. I contadini della zona sono addolorati per Aminta, fino a che Eros rianima il pastore e lo informa delle azioni di Orion. Prigioniera di Orion, Sylvia è tentata da lui con gioielli e vino, ma senza successo. E’ rattristata per Aminta, e tiene la freccia tratta dal suo petto con nostalgia: quando Orion gliela ruba, Sylvia lo fa ubriacare fino a fargli perdere i sensi, dopodiché recupera la sua freccia ed invoca l’aiuto di Eros, che rapidamente si presenta e la porta via, fino a farle ritrovare Aminta. Arriva però anche Orion: lui ed Aminta combattono; ma Diana colpisce Orion e nega a Sylvia di ricongiungersi con Aminta. Eros manda una visione a Diana, ricordandole il suo amore con Endimione, anch’egli un pastore: Diana si rasserena e revoca le sue intenzioni. Aminta e Sylvia si riuniscono con il beneplacito della dea.
Un lavoro vecchio, che più di tanto non si può modernizzare: bisogna tenerlo così. Molti manierismi, gesti con le mani, allusioni del linguaggio del balletto classico che veramente appartengono ad un’altra epoca. Variazioni complicate, passi a due impegnativi, un bel banco di prova tecnico ed interpretativo. Abbiamo visto due diversi casts: Martina Arduino, prima ballerina scaligera, ed Alice Mariani sono entrambi delle piacevoli Sylvia, più delicata ed adatta al ruolo la prima, piena di entusiasmo la seconda. Nicola Del Freo è un Aminta perfetto tecnicamente, anche troppo, una macchina, ma con poca anima; Marco Agostino, molto simile. L’Orion di Christian Fagetti convince, è un cattivo vero, a parte qualche scivolone tecnico, ma nulla al confronto della pessima serata di Gabriele Corrado, dove gli errori sono stati evidenti ed anche numerosi. Alessandra Vassallo è una bella Diana, nel ruolo e convincente; Maria Celeste Losa, al solito, che ci sia o no poco cambia. In entrambi i casi Eros è Mattia Semperboni, con belle pirouettés, buona elevazione ed una prestanza di ruolo che, anche se non si è letta la trama, si capisce che sta interpretando qualcuno che conta, come, in questo caso, un dio. Il Corpo di Ballo non si smentisce: spesso non insieme, non in fila, non una cosa sola, come dovrebbe essere: fra i vari gruppi, meglio i contadini, con una sempre ottima Antonella Albano, che le cacciatrici od i fauni. Splendidi come sempre costumi e scene di Luisa Spinatelli.
Un’opera nata circa centroquarant’anni fa per l’Opéra di Parigi, portata a Milano per la prima volta nel 2019 da un coreografo francese: a volte ritornano…

Chiara Pedretti

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