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Il mimo

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Dire senza parlare è una grande virtù.
Appartiene a ben pochi.
Uno di questi sei tu?

Non è la più grande forma di espressione quella in cui non occorrono parole per mostrare il proprio mondo?
Il proprio modo di sentire.
Insomma, il modo del mondo.

Quelle mani che ondulano, le braccia mosse da movimenti misurati, accurati.
La testa annuisce o dice di no?
Si può far intendere l’ infinito anche stando fermi.
Le gambe sono come il tronco di un albero le cui radici si trovano nei piedi ancorati al suolo o in movimento verso qualcosa che può essere qualcuno o verso qualcuno inteso per qualunque cosa…

Fino all’inizio del ‘900 le prime pellicole del cinema, ovviamente in assenza del sonoro, vertevano sulla mimica degli attori e tutto si comprendeva perfettamente.
Un vero attore è, innanzitutto, quello che sa esprimersi senza proferire parola.
La parola è dopo, se proprio deve essere.
Totò, Chaplin, Buster Keaton hanno fatto della recita senza parole la storia dell’arte.

Dall’arte alla vita, fateci caso quanto sia decisivo esprimersi con gesti e sguardi.
È comunicazione ancestrale, assoluta, diretta e volitiva.
Il mimo è un maestro di sostanza, è forma non formale.
È arte primaria dello scambio tra esseri umani su una scena di cinema o teatro come per strada tra conoscenti o sconosciuti.
Mimare è arte della comunicazione primitiva.

Accarezza, se ne va, è una finta, ritorna veloce.
La bacia.
È amore non detto eppure inequivocabile

ROViRO’

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