“ROBERTO BOLLE AND FRIENDS”, GALA’ PER L’ETOILE

Dal 18 al 26 Giugno 2022 al Teatro degli Arcimboldi di Milano

L’icona mondiale della danza torna al Teatro degli Arcimboldi di Milano, insieme ad étoiles di diversa provenienza, per ben otto repliche. Organizzato come un galà, Roberto Bolle si alterna con i colleghi in un misto di repertorio classico storico e modernità contemporanea: tanti coreografi diversi per diverse caratteristiche dei danzatori presenti. L’étoile piemontese, la cui fama ormai lo precede sempre, è uno straordinario strumento di diffusione della danza e delle sue eccellenze ad un pubblico trasversale, ma senza dubbio benestante, visto i prezzi dei biglietti.

La serata si apre con Three Preludes, coreografia di Ben Stevenson su musica di Rachmaninov, suonata dal vivo al pianoforte da Marco Samuel: lavoro di squisita eleganza, astratto, dove si richiede una tecnica classica senza esitazioni, oppure non lo si può eseguire. Bolle, acclamato appena si alzano le luci da fastidiosi urletti femminili dovuti al’accademico aderente e scollato che indossa, è affiancato da Melissa Hamilton, inglese dal Royal Ballet di Londra, una delle sue partners abituali. Splendida nella tecnica, nella grazia e nella partnership con Bolle, lascia davvero senza parole. Segue un super classico, Le Corsaire di Marius Petipa su musica di Riccardo Drigo: banco di prova per ogni danzatore, complesso e molto tecnico, visto innumerevoli volte, è qui interpretato da Anastasia Matvienko e Bakhtiyar Adamzham, quest’ultimo abbastanza sconosciuto dall’Opera di Astana, Kazakistan; splendidamente sovietica lei, quindi una macchina da tecnica, meno preciso lui.

Il Roberto nazionale torna in In Your Black Eyes, un assolo di Patrick De Bana sulla musica meravigliosa di Ezio Bosso. Gli stessi passi ripetuti all’infinito per una serie di minuti interminabili: alla fine l’avevamo imparata anche noi; peccato, la possibilità di creare per una stella del calibro di Bolle dovrebbe scatenare l’inferno in un coreografo, invece qui vediamo solo ripetitività. Passiamo oltre… Il passo a due del Cigno Nero da Il Lago dei Cigni con Fumi Kaneko e Vadim Muntagirov dal Royal Ballet è un grande classico ma che fa sempre piacere vedere, test per le danzatrici con i terribili trentadue fouettées: ben eseguito, non molto interpretato, la scuola dell’Est non si smentisce, ma tecnicamente perfetti. Stupisce la presenza di Muntagirov, russo doc, dopo che Bolle, non più tardi di un mese fa, aveva dichiarato Non inviterò al mio spettacolo ballerini russi, non hanno colpe ma è giusto dare un segnale politico. Mah…

Bellissimo O di Philippe Kratz: il giovane coreografo tesse una ragnatela di passi sulla complicata musica di Mark Pritchard And The Field per Casia Vengoechea e Toon Lobach, due mostri di bravura per un lavoro molto difficile. Ancora Bolle e la Hamilton ne L’Altro Casanova di Gianluca Schiavoni su musica di Vivaldi: già visto più volte, ma sempre molto piacevole, soprattutto per la bravura degli interpreti; ancora di più l’étoile inglese è splendida, veramente inarrivabile. Altro classico dei classici, il passo a due finale da Don Chisciotte, con la stella del San Francisco Ballet Misa Kuranaga ed ancora Bakhtiyar Adamzham: impeccabile lei, impreciso lui. SENTieri, ancora di Philippe Kratz, vede ancora la coppia Casia Vengoechea e Toon Lobach più Roberto Bolle: una sorta di menage à trois di grande difficoltà tecnica su musica di Chopin, suonata dal vivo da Marco Samuel. Anastasia Matvienko interpreta poi splendidamente La Mors du Cygne di Mikhail Fokine, spauracchio per generazioni di danzatrici, ma che l’étoile ucraina affronta in totale sicurezza. Chiude, purtroppo, Duel di Massimiliano Volpini su musica dal vivo, solo batteria, di Giuseppe Cacciola: un assolo terribile per Bolle, anche qui la fiera della ripetitività, con tanti riflettori dietro di lui che accecano il pubblico e nascondono il danzatore, che continua con gli stessi quattro passi in un goffo pantalone bianco largo che sembra un pigiama e dei guantini da palestra. Ma perché? Pensavamo di rivedere C&C di Matteo Gavazzi, l’originale coreografia con il tappeto che suona al muoversi dei ballerini, presentato a Bologna, invece quasi mezz’ora è occupata da due coreografie poco interessanti.

Nel complesso uno spettacolo di qualità, caratteristica costante del danzatore italiano più famoso del mondo, che a fine spettacolo si concede a tutti con autografi e fotografie, fino a che non viene strappato al suo pubblico da qualcuno dello staff, lasciando a bocca asciutta diverse persone: peccato, non è da lui.

Chiara Pedretti

Foto Laura Ferrari

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