IL FASCINO PANORAMICO ED ANTROPOLOGICO DEL TIBET CON IL SUO LAMAISMO. LA VIVA,PERFETTA ED ESPRESSIVA PITTURA AD OLIO DEL CINESE HAN YUCHEN A PALAZZO BONAPARTE

L’attività organizzativa e promozionale della società culturale Arthemisia è sempre più frenetica ed interessante in tutta Italia cosicchè ogni giorno c’è una mostra nuova e di  ciò abbiamo avuto testimonianza a Roma a Palazzo Bonaparte a Piazza Venezia, dove risiedeva la madre del condottiero che passava gran parte del suo tempo a leggere e scrivere a figli e nipoti al primo piano, mentre al secondo c’era la sua residenza privata ed al terzo soggiornava la servitù. Da poco infatti è finita l’esposizione naturalistica e visiva di Bill Viola che ieri s’è aperta la Mostra dell’artista cinese di Jilin Han Yuchen, cui è stata riservata una magnifica retrospettiva di circa 40 opere di varia dimensione realizzate con la pittura ad olio. Ovviamente enorme è stato il concorso d’addetti ai lavori, rappresentanti diplomatici ed intellettuali della civiltà sinologica per visionare la policromia oggettiva del Maestro del pennello ed avere l’opportunità nella sera di vedere il famoso balconcino verde da cui l’aristocratica genitrice dell’Imperatore corso spiava il flusso di gente nell’immensa piazza. Egli, nato nel 1954 e respinto dalle scuole pubbliche per la mancanza del culto dell’ideologia ufficiale, fu preso come discepolo artistico da un altro celebre pittore contemporaneo dell’impero del “Dragone” ed apprese le tecniche base d’osservazione ed esecuzione della pittura, che sperimentò poi girando per tutto il territorio del Tibet a 4900 metri, che ora è autonomo ma che la Cina comunista rivendica come proprio insieme a Taiwan, avendo perciò costretto il Dalai Lama a rifugiarsi in India dalla cui zona settentrionale e dalla religiosità  Varajana deriva la spiritualità tibetana. Una metaforica fotografia a colori è quella ottenuta con la sua riproduzione artistica da Yuchen, che ha immortalato la popolazione con la sua devozione rituale, i battesimi, le processioni ed i pellegrinaggi , tuttavia anche la serafica amenità ed il meraviglioso incanto prospettico delle montagne e delle pianure, delle distese, del “Tetto del mondo” abitato pure da mandrie di pecore, capre e Yak paragonabili ai bufali. L’insieme di questi quadri ha permesso di suddividere la Mostra in tre sezioni  e precisamente : Paesaggi, Ritratti e  Spiritualità, ognuna delle quali  illustrata  con suggestivi  soggetti  espliciti e di varia struttura compositiva , basti citarne alcuni. Per l’anima pia nel suo ascetico buddismo abbiamo la processione religiosa del 2014 ed il pellegrinaggio in rosso dell’anno dopo, mentre per il paesaggio possiamo annoverare ragazze sul lago, in riva al fiume ed al pascolo del 2014 più rettangolare. I personaggi raffigurati sembrano invece magici e possiamo distinguere tra la giovane il cui volto è coperto dalla sciarpa, il sorriso smagliante di Nyima con il cappello tibetano tipico e la fascia rossa intorno al collo del 2011 oppure l’anziane donne intente a preparare la cena ai fornelli della cucina con i fumi che salgono dai camini , intossicando l’ambiente. I valori tradizionali di codesta parte separatista della Cina si confrontano idealmente in lui con quelli del patrimonio occidentale, specialmente quello romantico ed espressionista dell’Ottocento, che l’ha indotto a creare nella città di Handan il Museo che porta il suo nome e dedicato all’Arte d’illustri pittori del Vecchio Continente, tra i quali Millet, Corot e Goya. Dal primo in particolare ha ripreso il tocco leggero, chiaro, sentimentale e leggiadro del pennello, quasi novello Andrea Sperelli dannunziano, che è assurto a suo emblema distintivo inconfondibile ed intuibile a prima vista, in cui i referenti morali si fondono con la sua abile perizia nella tecnica ad olio. Nei lineamenti  analitici dei ritratti o delle opere cultuali  le vesti, gli ornamenti e gli elementi primari ed indispensabili della quotidianità o dei riti e delle cerimonie religiose dei templi ci seducono sensitivamente e ci trasmettono palpitanti emozioni sinestetiche. Insomma è una terra magnifica per la malia dello sguardo ed il loro alto e nobile sentire interiore e psichico con l’empatia nei rapporti umani, per cui la denominazione della Mostra “Tibet, Splendore e Purezza” ci pare del tutto felice ed indovinato, pienamente rispondente ai contenuti dell’allestimento che sarà visitabile fino al 4 settembre, con sconto per coloro che ne approfitteranno per vedere la Mostra scultorea del ciociaro Jago fino al 28 agosto al secondo piano. L’apertura di Palazzo Bonaparte è tutti i giorni dalle 11 alle 21, con chiusura della biglietteria un’ora prima.

Giancarlo Lungarini

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