LA LACERAZIONE DI TESTORI NELLA DIALETTICA TRA LA CROCE E LA VALITUTTI ALLA FILARMONICA. LA CERTEZZA DELLA VITA ETERNA CONSOLA DAL DOLORE FISICO AMARO E PROFONDO

LA STRAORDINARIA DONATELLA PANDIMIGLIO RENDE OMAGGIO AGLI 80 ANNI DELLA STREISAND.

S’ascolta sempre con piacere il  “Coming out” intimo e psichico d’un poeta o d’uno scrittore in prosa in quanto ci svela il suo pensiero intimo e ci permette di ricostruirne lo spirito e la personalità più vera, autentica e genuina : è quanto c’è accaduto alla rassegna “I Solisti del Teatro” gestita con abile mano esperta, fin nei minimi particolari, dalla sagace regia organizzativa di Carmen Pignataro, che sabato 6 agosto ha voluto regalarci una serata dedicata al lirico ambrosiano che per tutta la sua esistenza fu logorato dalla ricerca appassionata della Fede, partendo dalla convinzione fisica e laica che espresse con una vibrante dicotomia nei suoi scritti. Per comprendere a pieno le sue parole sempre piene d’una forte ed accorata passione era necessario un grande sforzo di concentrazione per sintonizzarsi con i suoi versi lirici, recitati con lucida e chiara dizione fonetica da Elena Croce ed Antonella Valitutti che con i loro scintillanti e simbolici vestiti si sono divise significativamente le parti in causa relative alla perdita ed al distacco del figlio dal vecchio padre che stava morendo e costituiva il perno della riflessione del meneghino Testori : Lasciarsi sopraffare dal dolore per qualcuno che sconsolatamente ti lascia e non rivedrai più fisicamente od accettare il discorso teologico della Creazione e dell’Escatologia finale per cui alla fine saremo insieme “Per sempre” con i nostri corpi gloriosi , secondo il titolo della pièce nel banchetto celeste della nuova Gerusalemme con nuovi cieli e terre. Occorreva una ponderata ed immersiva esegesi ermeneutica nelle parole dell’acuto lirico , in perenne conflitto con se stesso fino all’approdo finale della “vita eterna” declamando le quali Elena Croce s’allontana mestamente dal palcoscenico ma con passo energico , dopo essersi virtuosamente scontrata con Antonella Valitutti che il verbo laico l’ha eloquentemente illustrato pure con il suo magnifico vestito arancione da gran sera. Il corpo è stato veramente per molto tempo il culto del poeta per cui le sue risonanti parole erano di natura fisiologica , perciò  Dio inizialmente era stato il sommo escluso che l’aveva rimosso da sé. Il Padre divino gli aveva fatto sentire la sua assenza, la propria condanna vitale, nonostante la freschezza giovanile del corpo gli avesse trasmesso un senso  di dominio e potere indispensabile a sentirsi  sicuro della sopravvivenza. Tale concezione era manifestata “Sine verbis” dalla danza con musiche “ad hoc” della giovane silfide ballerina in bianco, che voleva suggerire con il suo fascino anche l’importanza dell’amore carnale. Poi era subentrato il tema del dolore e della sofferenza, del lutto, che nella vita non manca mai  e noi ne sappiamo tragicamente qualcosa avendo perso da poco più d’un anno la nostra diletta consorte, al punto che ci siamo commossi in maniera lancinante; il padre del poeta stava per andarsene e vicino al suo capezzale o letto d’agonia, dove immaginiamo avvenga il tenero ed intenso dialogo, il genitore s’accomiata dal figlio invitandolo a riflettere sulle certezze ultime trascendenti e che non verranno mai meno, come c’insegna Cristo “chi vive e crede in me , anche se muore vivrà” e “ chi mi testimonierà davanti agli altri, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio e lo risorgerò nell’ultimo giorno” come aveva fatto con Lazzaro e la figlia del centurione. Bisogna rimettersi con Fede al Signore, per non cadere nel disfattismo autodistruttivo del nichilismo di cui non resta traccia nel mondo. Questa raccomandazione ce la siamo sentita rivolgere anche noi al termine sconfortante del nostro bellissimo rapporto coniugale e quindi ve lo confidiamo per esperienza diretta. Da quelle nobili parole paterne il poeta ha ricavato un balsamo profumato per la sua anima, solitaria e frantumata che per ritrovare consolazione , forza e coraggio nel lacerante attimo conflittuale della sua immanenza terrena non s’è potuta sottrarre al Battesimo, con la sua apertura alla Speranza celeste fondamento di ciò che si crede e prova di quello che non si vede, se non si vuole cedere alla depressione ed all’agitazione diabolica ed infernale, sapendo che nella passione amorosa che c’unisce bisogna mettere nel conto anche la perdita ed il lutto, giacché non è possibile normalmente ottenere ciò che il grande  Lino Banfi ha chiesto a papa Francesco : morire insieme alla moglie. Se non vogliamo parlare d’imprevisti fatali destini, come terremoti o sinistri automobilistici oppure di delitti – suicidi all’interno delle mura domestiche per gelosie, vendette o patologie degenerative che non s’accettano più. L’adattamento ed il suadente scavo  interiore psichico dei due personaggi in uno è stato di Antonello De Rosa. Domenica sera è stata la volta d’un altro stupendo spettacolo  con cui la dotata cantante Donatella Pandimiglio ha riservato un elevato omaggio intellettuale e spirituale alla superba star americana Barbara Streisand , ricavandolo  dai suoi noti e conclamati album di Canzoni, tra cui “Hollywood” e “Back to Hollywood”, nonché i motivi canori dei suoi più celebri film. Per l’occasione ha ripreso il lavoro “Aspettando Barbara” che mise in scena nel 2007 – 08 per il Festival dei “Due Porti” per il mancato arrivo della “vedette” a stelle e strisce. Ha cambiato solo il titolo in “Timeless Barbra”, o meglio ( Happy 80th), non osando minimamente paragonarsi alla sua Musa, con alcune grandi foto sul palco, che, usando Donatella acronimi per definire alcune realtà e cantanti, chiama “ d.o.c.” ovvero diva che onora il canto, quasi fosse un vino super pregiato, rispetto alla quale lei è semplicemente “ a.b.c.” ossia abbastanza brava nel canto, come tutti le riconoscono ed addirittura Gino Castaldo la definì la migliore cantante italiana accostabile nel nostro Paese alla star americana ed il maestro Morricone al loro primo incontro le disse che da tempo sperava di collaborare con Lei per le sue virtù artistiche. L’indimenticabile “ottavo Re di Roma” Gigi Proietti curò alcuni spettacoli che la videro e protagonista ed il maestro Franco Simone le dedicò una canzone i cui immaginava che incontrasse la Streisand mentre la divina cantava ammaliando il pubblico, cosciente che la Pandimiglio con le sue infinite sfumature vocali l’avrebbe posta in risalto. Splendido e magico è stato alla fine il gioco dei cellulari con le luci per suggellare non solo  gli 80 anni della Streisand, ma pure i 60 di carriera. La nostra eccellente performer è stata accompagnata da una super band musicale in trio :i fratelli Carlini, Jacopo al pianoforte e Matteo al basso e contrabbasso, mentre Luca Trolli s’è esibito alla batteria. Non poteva mancare  da “single” ed a duettare  con lei, con affabile esecuzione canora, Luca Notari già presente nella prima versione, che nella recente novità ,di cui è alla base, sarà quest’inverno replicata al teatro Ghione e non si deve assolutamente perdere.

Giancarlo Lungarini

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