Poesia della Natura

Il lago era di un azzurro intenso, quell’azzurro di cui si tinge solamente dopo un forte temporale o una pioggia prolungata.
I monti apparivano dello stesso colore, come se il lago si fosse spinto verso l’alto, coprendone i tipici colori che dal verde sfumano alla terra.

Solo le cime degli alberi e delle piante si muovevano, ma lentamente, mentre il sole faceva capolino in una mattinata di fine agosto.
Si muovevano quasi danzando, ma con dolcezza, fermandosi a tratti come congelati in quel tempo non tempo, in quell’ esistenza assurdamente sospesa.
Con le braccia appoggiate alla ringhiera, ebbi la sensazione di far parte di quel tutto, di quel progetto…


Chiusi gli occhi ed annusai l’aria, si come fanno i cani, per far arrivare al cuore tutte le verità che la mente cosciente blocca, così intenta a falsare l’esistenza. Non tutti possono amare il lago, bisogna nascerci dentro, far parte di quei fondali pericolosi ed avere il coraggio di vedere cosa c’è nell’altra sponda.
Sì perché il lago termina, termina alla vista, non hai l’illusione di infinito che provi davanti al mare.
Il lago è pesante, le sue acque lo sono, il lago inganna, perché improvvisamente non hai più terra sotto i piedi.
Il lago è freddo e devi esserci nato per affidarti alle sue acque, non ti avvolge con dolcezza, ma ti tempra perché se ci entri un po’ alla volta ti blocchi a metà strada, così impari a buttartici di getto, trattenendo il respiro, magari con un sasso che ti fa perdere l’equilibrio, ma impari presto tutto ciò che la vita ha da insegnarti.

Antonella Trotta

Foto scattate da Antonella Trotta

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