Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

MAGICHE COREOGRAFIE E SUADENTI MUSICHE ARGENTINE DI PIAZZOLLA AL QUIRINO. UNO SCINTILLANTE BALLETTO DI ROMA SUBLIMA IL TANGO MODERNO DEL MAESTRO CON “ASTOR, UN SECOLO DI TANGO”

Data:

Dal 19 al 25 dicembre 2022 al Teatro Quirino di Roma

Da domenica sera siamo in piena festa latinoamericana non solo nel Paese del Papa, ma pure nelle città italiane dov’è folta la comunità argentina ed in particolare a Napoli dove nel nome di Diego, ideale condottiero cui è dedicato pure lo Stadio,  la metropoli è impazzita, dimenticando che nel 1990 in semifinale al San Paolo fummo eliminati proprio dai biancoceleste, mentre loro tifavano contro i nostri e dunque la domenica dopo l’inno argentino venne fischiato nella finale contro la Germania all’Olimpico, definendoci l’idolo meraviglioso della “bombonera” in modo irripetibile. Corsi e ricorsi vichiani della Storia, come la Francia sconfitta di nuovo dal dischetto dopo l’interruzione del sogno mondiale nel 2006 a Berlino contro di noi, con la famosa espulsione di Zidane. Lunedì la comitiva di Scaloni ha fatto tappa a Fiumicino nel volo intercontinentale verso l’aeroporto Erzela della magnifica metropoli sul Rio de La Plata e, quasi l’avessero previsto i danzatori del Balletto di Roma, hanno festeggiato la civiltà e la cultura che ha la sua ritrovata democrazia dopo il periodo della dittatura militare, ma che deve superare ancora la grave crisi economica. Sul palcoscenico del Quirino hanno portato lo spettacolo nato per il centenario lo scorso anno della venuta al mondo nel 1921 del maggior interprete musicale del sublime tango sorto con venatura popolare nei “ Barrios” di Buenos Aires ed in particolare nel variopinto quartiere de la Boca con il “caminito” vicino al porto. Con la sua musicalità sensuale ha saputo congiungere l’ardore iberico, che con i suoi governatori o cabildi aveva dominato quei territori dopo il trattato dci Tordesillas del 1494 che aveva diviso l’America Latina tra Spagna e Portogallo, con la parte Ovest a re  Filippo I e quella ad Est al sovrano di Lisbona. I ballerini con la sensitiva, passionale e dinamica coreografia di Valerio Longo hanno incantato ed entusiasmato il pubblico per 90 elettrizzanti minuti, in cui hanno dato libero sfogo alle vibrazioni del loro fisico per poi abbracciarsi in un erotico intreccio di sguardi ammalianti, seduzioni ed avvinghiamenti lascivi. Nella prima frazione della “performance” ha prevalso il colore della speranza e della gioia prorompente del loro muoversi sincronico in un due pezzi dai morbidi e delicati c olori, mentre nel finale con la loro tuta nera hanno simbolizzato gli eccessi esasperati e la disillusione, la sofferenza psicologica, derivanti dal tramonto del vagheggiamento a partire da quando si sono sollevati plasticamente da terra e cullato i loro sogni.”Astor”, riservato alla creatura più espressiva di tali vortici interiori è stato  seguito con mistica contemplazione laica dagli spettatori che hanno gremito il Quirino in una sinestesia incandescente per occhi ed orecchie con lo struggente ed impareggiabile musicista M. S. Pietrodarchi strabiliante per come ha suonato prima la  fisarmonica e poi il bandoneon, con il gruppo di 8 perfezionisti tersicorei che gli ruotava intorno. S’è trattato veramente d’un “Concerto di danza” apprezzato sommamente per l’armonia della divina fusione di geniale spessore laico. La sospensione quasi impercettibile dell’ora di coreografia per il breve stacco delle due partiture appaganti dello spirito ed emotivamente commoventi, specie per coloro che rammentavano una loro vacanza o soggiorno in quello Stato e nei suoi fantastici paesaggi, come Usuhaia, Bariloche ed il Pepito Moreno, favoloso ghiacciaio diviso tra più nazioni, ha rinviato alla fragilità di Piazzolla, che ebbe tuttavia il coraggio e la forza di modificare l’amplesso del vecchio tango con questo più aperto e brillante, senza cedimenti alla retoricità dell’immagine classica di damerini stretti nel contatto e piacere corporeo. Smaglianti i giochi luminosi di Carlo Cerri in una policromia di sfumature: dal bianco smerigliato al celeste del cielo ed a una policromia superlativa con l’accompagnamento non solo musicale, bensì anche delle liriche in sottofondo di Luis Borges, con un moto astratto e trascinante sul ritmo degli strumenti tipici impiegati. Dal tango vecchio delle milonghe di Gardel si giunge a quello più sciolto da rigidi schemi, brioso e suggellato dall’imperiosa e fresca vivacità della libertà delle cadenze corporee e sessuali per come avvertite. Eccelso nel suo estenuante suonare progressivo gli arrangiamenti di L. Salvadori con le musiche del celeberrimo e fastoso Piazzolla è stato il prestigioso talento del giovane Stefano Pietrodarchi con l’imperdibile magistrale cura della completa riuscita di suoni, danze e parole recitate, come guida didascalica della perfetta esecuzione del Balletto dci Roma, del conosciuto regista della capitale, emblematicamente raffigurata con il suo teatro Colon, Carlos Branca. Si replica, con applausi a scena aperta, fino al pomeriggio di Natale.

Giancarlo Lungarini

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