Vivaci coreografie policrome tra Estro e illusionismo in “Back to Momix”

Data:

Al teatro Olimpico di Roma, fino al 19 novembre 2023

Fa sempre piacere ritrovare un vecchio amico, come s’intitola un noto libro di H. Hesse, con cui svelare il proprio vissuto , confidarsi relativamente ai progetti futuri ed agli stati d’animo, come pure andare ad assistere ad uno spettacolo di un valente ed ottimo artista, d’una superlativa compagnia di prosa o di danza, che conosci da lungo tempo e che sai che non ti possono deludere per provata esperienza, essendo un marchio di qualità per i loro lavori. In codesta considerazione rientra il rinnovato incontro con i ballerini della formazione Momix creata da Moses Pendleton nel 1980 e da lui diretta insieme a sua moglie Cynthia Quinn e che discendono dai Pilobolus a cui aveva dato vita nel 1971 con Jonathan Wolken, unendo acrobazia e fantasia quali risorse individuali e collettive. Egli è nato in un fattoria del Vermont, in cui è stato campione di sci di fondo , laureandosi in Letteratura Inglese al Dartmouth College in cui aveva già manifestato la sua passione per l’arte tersicorea. Mettendo il suo genio, estro creativo ed immaginazione, al servizio del ballo sulle punte e dell’illusione scenica con l’ausilio d’elementi primordiali ed unendo l’amore per la Natura, l’ambiente, il mondo occidentale degli USA e la musica di Vivaldi, romantica  e moderna, ha ideato dall’anno di fondazione dei Momix , che emblematicamente simboleggiano tutto ciò con le iniziali tratte dalle prime lettere del suo nome, tutta una serie di spettacoli che ne hanno costituito nel tempo una delle maggiori espressive,  meravigliose per lo sguardo, compagnie internazionali. Il titolo con cui si presentano al pubblico affezionato del teatro Olimpico di Piazza Gentile da Fabriano è un indicativo orientamento ambivalente su ciò che si propongono, partendo dalla loro sede a Washington nel Connecticut, dopo aver già tenuto performance per il cinema, la televisione ed aziende internazionali, come la FIAT e la PIRELLI. La loro danza è stata divulgata in Francia da Antenne 2 ed in Italia dalla RAI, crescendo come fama nel tempo al punto da collaborare con i più insigni Teatri dell’Opera del mondo, ad esempio il Teatro alla Scala, l’Opera di Berlino e di Monaco di Baviera, di Zurigo ed il Festival di Spoleto, fino a diventare  membro del Guggenheim dal 1977 ed Accademico della Filarmonica Romana dal 2012, per cui ogni anno vien a Roma a portare i suoi spettacoli e s’è originato un formidabile sodalizio. N’è passato di tempo da quando aveva visto la luce con un assolo ideato  per i Giochi Olimpici DI Lake Placid nel 1980, fino all’ultima creazione nel 2019 “Alice” con cui aveva debuttato all’Olimpico per La Filarmonica Romana ed aveva poi compiuto la tournée internazionale per celebrare gli 8 lustri passati dalla nascita. Poi il Covid 19 con la sua pandemia aveva interrotto la loro intrepida e serrata attività che ora desiderano riproporre ai loro estimatori, guardando pure avanti senza voglia minimamente d’interrompersi, come tutti gli operatori culturali dell’Arte scenica. Da qui il titolo significativo con l’avverbio albionico “Back” e la preposizione futura “To” che compongono il nome del nuovo lavoro, diviso in 8 balletti nella prima parte e 9 nella seconda su melodiose  armoniche musiche romantiche. Nel primo tempo prevale Natura, anche per la sensibilità emotiva e la dedizione alla fotografia di Moses, che è stato insignito del Premio Positano per la fotografia nel 1999 , a cui s’è aggiunta nel 2021 la laurea “Honoris causa” in Arti dello Spettacolo al Dartmouth College dove da principio era divenuto dottore in Lingua e Letteratura Inglese. Dunque nel primo tempo gli “excerpta” del passato sono stati estrapolati soprattutto da “Botanica” del 2009, a cominciare dai vellutati vestiti o gonnellini arancioni con lunghi ed agili manganelli d’identico colore e simili a protuberanti carote che agitavano vorticosamente sullo sfondo di lussureggianti foreste floreali verdi, papaveri e piante salmastre con l’esecuzione di “Solar   Flares”, ”Sandpiper”,  “Marigolds” e “A Nest of Hornets”, quindi sono stati ripresentati  pezzi danzanti derivati da “ReMix” e “Momix Forever” per i 35 anni dall’erezione della Compagnia con sfolgoranti abiti bianchi dalle piume librate nell’aria o sontuosi  lunghi vestiti mondani da gran sera  con il rituale spacco sulle gambe, infine figure meccaniche lasciate alla libera e suppositiva fantasia del pubblico sbalordito con la creazione immaginaria d’illusorie tipologie d’animali, alla guisa d’intravedibili leoni ed elefanti costruiti con espedienti luminosi. Sono  stati  ripescati  da  “Baths of Caracalla”, Daddy Long Leg”, “ Light Reigns” e   “Paper Trails”  contenuti in “Momix Forever”.  Nella seconda parte v’è stata subito la “premiere” di struggenti e meravigliosi cani rossi figurati, danzati da J. Adms, B. Bellenger, A.Elion, N. Davis e K.Fatscher con il sottofondo musicale di “Dubometer” di R. Tindall e R. Van Spall; è stata un’autentica “chicca”, la migliore ed indimenticabile della  serata, regalataci da Pendleton. Successivamente non più classicità come nel primo  tempo, ma sbrigliata, allegra e divertente giocoleria fantastica ed acrobatica, servendosi di nastri oscillanti e sollevantisi sul palcoscenico, sfere a sostegno dei ballerini, che poi si rotolavano sul palco con ritmi veloci da frenesia ed energia fisica incontenibile. Ecco allora “ Snow Geese”, “ Moon Beams” da “Lunar Sea”,ma pure “Man Fan “ ed “Aqua Flora” con gli scatenati Windsurf da “Botanica” , per non dimenticare “ Brainwave”,”Millennium Skiva” e “Table Talk”con la dolce Jessica Adams in  acrobatiche piroette sul tavolo da “Classics”, che hanno consentito di apprezzare tutte l’invidiabili caratteristiche inventive e mimiche, posturali, gli scatti felini e felpati, di cui sono dotati i singoli componenti della squadra dei Momix.  Come non citare al riguardo la sontuosa ed alta, dispiegata, vela o bandiera bianca piumata, smossa dal vento, che si muta in una gigantesca ed impressionante, sensazionale, ruota ampia ed avvolgente di pavone imperiale? Infine la straordinaria e superlativa chiusura con il ludico spasso dei danzatori che avvinghiati tra loro e sorreggendo dei manichini hanno ballato il pezzo dell’antologia di “ReMix” del 2010 “If You Need Some Body” di suggestiva matrice amatoria con lo squisito e soave Concerto brandeburghese n.2 in Fa maggiore BMW 1047 allegro che ha giulivamente accompagnato l’uscita dalla sala degli entusiasti spettatori, confermando la categoria superiore dei Momix nella disciplina artistica di  Tersicore. Il titolo di tale spettacolo, che si richiama anche  ad un classico della cinematografia degli anni ’80 quando il gruppo sorse, permette di svagarsi con la mente, esorcizzando i problemi ed i cattivi pensieri, le preoccupazioni che c’assillano quotidianamente, vincendo le sfide della legge di gravità di I. Newton, del rapido trasformismo alla Brachetti, dell’arcobaleno caleidoscopico dell’arco dei colori, con una miriade di sensazioni istintive  e pulsioni interiori razionali e meno irrefrenabili, valendo il costo del biglietto per gustare o riassaporare  gli estratti di quasi mezzo secolo e nuovi per la durata di 90 minuti della produzione artistica della  sfavillante mente e fantasia scientifica di Moses Pendleton. Non capita sempre un’elevata serata teatrale che accontenta palati dal gusto difficile e raffinato, un pasto da dieci e lode  per “leccarsi i baffi” che sarà servito fino al 19 al Teatro Olimpico!

Giancarlo Lungarini

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