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L’estrema importanza dei servizi sociali per la terapia di recupero con il giovane Daniele

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La filantropia laica e la suprema carità cristiana sono due qualità e risorse umane estremamente essenziali per indicarci il valore individuale d’una persona che non è solamente tesa a realizzare se stessa, ma come sosteneva Platone, da cui conosciamo anche il pensiero di Socrate, partecipa alla vita sociale e civile della Repubblica, non come i facinorosi estremisti di via Acca Larenzia, prendendosi cura pure degli altri con il volontariato o con le organizzazioni comunitarie ed i servizi istituzionali all’uopo destinati. Naturalmente è fondamentale che l’individuo trovi in se stesso e soprattutto nella  Fede in Dio, se ha il dono della spiritualità religiosa spiegata razionalmente con le “ 5 Vie” dalla Scolastica di San Tommaso d’Aquino, la capacità di reagire alle sofferte e distruttive, frustranti, prove dell’esistenza, così da favorire una sua ripresa psicofisica che agevoli il lavoro del prossimo che si deve interessare a loro. Come in una squadra di calcio non si possono realizzare gli obiettivi prefissati all’inizio della stagione se ci sono degli infortuni gravi, quale quello di Smalling nella Roma rimpianto da Mourinho “Mister Triplete” nella nostra Inter, ugualmente se il malato o l’handicappato non esce dalla cappa grigia o nella prostrazione e non collabora non c’è niente da fare. Lo stresso Gesù Cristo chiedeva la Fede per poter operare la guarigione dell’anima prima che del corpo in guisa che tutti i miracoli testimoniano come condizione fondamentale, insegnando quindi che non ci deve essere un limite nel perdono “Settanta volte sette” e nell’Amore verso gli altri, sulla base del quale saremo giudicati nel Giudizio Universale della meravigliosa Cappella Sistina dipinto da Michelangelo e dove Papa Francesco domenica scorsa ha amministrato il Battesimo a 16 neonati figli di dipendenti del Vaticano. “Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi stessi” è il massimo ammonimento che Nostro Signore, rivelazione del Padre di cui è consustanziale, potesse darci e di cui occorre che siamo sempre memori, per non tradirlo con le guerre causa solo di rovine e morti inutili che non fanno altro che acuire le tensioni civili e politiche, come dimostra anche l’insurrezione criminale dell’Ecuador con l’evasione del capo malavitoso dei “narcos trafficanti” incalliti di pericolose sostanze stupefacenti, con la cocaina che ha superato il consumo dell’eroina per non citare gli ultimi allucinogeni di moda sofisticata, alla maniera di quelle contro cui si battono Don Coluccia e Brumotti soggetti per tale motivo a vili aggressioni ed odiosi attentati. Tutto ciò è stato oggetto dell’indagine umana e sociale dello scrittore Umberto Marino nel volume “Il Latte dell’Umana tenerezza” che è andato in scena martedì sera al teatro “Cometa Off” di via Luca della Robbia in Testaccio e che per l’enorme problema individuale e sociale   trattato ha fatto registrare il completo ”sold out” con una massima concentrazione da parte del pubblico. D’altra parte l’oggetto della narrazione era un fatto realmente accaduto all’attore di cinema e teatro, con una larga esperienza alle spalle, altresì cantante nei musical di Garinei, Proietti e Marconi, Alessandro Fontana che la notte del 31 dicembre 1999 fu colpito da una gravissima forma di meningite improvvisa che gli tolse l’autonomia nelle gambe, lo ridusse ipovedente ed infine lo privò di gran parte della sua capigliatura, costringendolo ad inventarsi genialmente un’alternativa di vita nella sua situazione nuova e del tutto imprevista, come quelli che sono colpiti da un ictus quasi fulminante.  Ebbe comunque quello scatto d’impeto e forza di cadere in piedi che lo spinse a darsi da fare per sicuramente sopravvivere in maniera positiva, quella medesima in cui si cala nella stanza scenica dello spazio culturale in oggetto lo stesso Fontana che biograficamente viene rappresentato dall’autore in un avvocato omosessuale e di destra che non ha perso il suo lucido smalto rendendosi conto della sua patologia, tuttavia ha accentuato il proprio umore sarcastico e spirito frizzante, ludico e briosamente scherzoso, di cui fa soggetto il povero giovane Daniele, inviatogli dai servizi sociali per farsi le ossa, acquisire esperienza e che non s’aspetta il trattamento che gli riserva il burbero e depresso Massimo, osservandolo timoroso ed inesperto aggirarsi nell’appartamento a pianoterra in cui è relegato a vivere dal suo deambulatore assistito dalla praticante di studio Simona, che lo sostituisce a tutti gli effetti e dal portiere Gabriele in cui si cala con circospezione e viva commozione recitativa per il triste caso umano il diligente Angelo Sorini. Naturalmente Massimo è giù di corda dopo vari mesi d’ospedale e scatena tutto il suo rancore e livore per non poter essere più un dinamico sportivo e patrono forense contro il malcapitato Daniele, nei cui panni si disimpegna con egregia performance e personalità in erba Guglielmo Poggi, che ha cambiato tre Facoltà accademiche in un anno e   che passa la maggior parte del suo tempo nella propria stanza in una casa gestita con rigida autorità dal padre, trascorrendo neghittosamente il tempo sui social in attesa di un’illuminazione sul proprio futuro e dandosi da fare come elemento di quella categoria di “Ultima Generazione” che fa i blocchi stradali o deturpa le Fontane, quali quelle di Trevi,  Piazza di Spagna e Navona, addirittura scrive sui Palazzi istituzionali , per esempio Palazzo Vecchio a Firenze con l’ira giusta del sindaco Nardella od il Giustiniani alias Senato a Roma per fare solo due esempi. Per tenersi in forma scala come “cljimber” le rocce o le montagne e con il disabile Massimo comincia a giocare se si dica retoricamente in forma augurale “In  bocca al lupo” come i salvati Romolo e Remo della leggenda di Rea Silvia e del pastore Faustolo o “Crepi il lupo” per l’altra fiaba di Cappuccetto Rosso che tutti bambini hanno sentito, insieme alle nenie e filastrocche, dai nonni quando erano piccoli, per passare poi a Fedro con l’altra della volpe e dell’uva che Daniele rinfaccia a Massimo. A poco a poco, però, come spesso succede, il ghiaccio metaforico tra i due si scioglie , adesso che si stanno pure ritirando ed il gruppo giovanile contestatore vuole appunto difendere il clima e l’ambiente come i geologi Tozzi e Mercalli , per cui tra loro subentra una prima diffidenza scrutatrice e successivamente una reciproca empatia, esplorazione di pensieri, indole, carattere ed abitudini, quasi fossimo in un romanzo di formazione della Morante con l’isola di Capri ed Arturo, tanto che Massimo si fa portare un “pungiball” o sacco da palestra di boxe su cui Daniele deve scaricare urlando la sua rabbia esistenziale e foggiarsi un forte e tempestoso spirito vitale, quale quello che l’anziano professionista ha dimostrato con la sua caparbia reazione emotiva e che Simona sta cercando di placare, quale elemento di mediazione tra i due protagonisti. Lei, interpretata da una bella e brava Cristina Chinaglia, ha rinunciato a tutto per lui, per gratitudine e fedeltà: non fa sesso non avendo un fidanzato , accontentandosi del ruolo di ligia consigliera diplomatica di buone maniere, secondo Il Galateo” di Mons. Della Casa, all’avvocato per indicargli la strada opportuna nella relazione con Daniele e nel rimproverarlo per una rissa, un duro alterco , in una birreria dove sono andati a trascorrere la serata e per difenderlo  Daniele ha riportato la ferita dello zigomo sinistro. Dall’amorevole cura che Simona gli presta con il relativo cerotto, tra i due giovani nasce una reciproca attrazione, simpatia fisica ed il desiderio di conoscersi meglio, per cui una sera escono a cena e Massimo rimasto solo in casa per ingannare il tempo e concedersi un piacere da tempo dimenticato, con un uno scheletro nell’armadio della “ memoria” volontaria o spettro che lo lacera tormentandolo, ovvero l’amore mai sopito per Marcello che , pur essendo sposato con due figli, era bisessuale e legato a lui sentimentalmente, tanto che nel secondo tempo il fantasma si materializza nella figura di Romolo Passini dalla finestra del pianterreno e rammentano i bei tempi della loro indomita e gioiosa passione sensuale ancora romanticamente presente. Il secondo tempo inizia tuttavia con quello che sovente si registra per un omosessuale in cerca di sessuale avventura, per non dirla volgarmente od alla romana: Massimo invita dalla rivista “Grinder” per uomini soli un ospite sconosciuto e non ben caratterizzato nel proprio appartamento, per non rimanere agli ingannevoli e mercenari social,  per cui rincasando la giovane estemporanea coppia rinviene il povero disabile sprofondato sul divano in pianto per essere stato aggredito e derubato del cellulare e di qualche centinaio di euro dall’incognito delinquente dalla palesata identità di genere subdola e truffatrice. I due lo redarguiscono per la superficiale leggerezza dimostrata e qualche giorno dopo il patrono forense si prepara di tutto punto e con uno splendido abito scuro per andare a tutelare il reprobo Daniele in Tribunale per interruzione stradale di pubblica circolazione e danneggiamento di beni immobili del Patrimonio statale, pretendendo da Simona l’elegante borsa di pelle marrone dei vecchi tempi  per denotare d’essere un legale di grido, alla Coppi o Bongiorno dei processi a carico del defunto presidente G. Andreotti, con una consumata e riconosciuta esperienza alle spalle. Logicamente ottiene il successo sperato con la minima pena e la prevista condizionale per l’incensurato Daniele, ma ciò che gli dà fastidio è che il rinnovato sentimento da “padre adottivo” od amante del bel ragazzo od efebo, alla maniera dell’ Antinoo di Adriano, sia ostacolato dal sospetto che il giovane e la dolce Simona siano innamorati ed abbiano avuto i rapporti sessuali che l’irritano per la gelosia che prova, essendo ormai soltanto un “ vecchio avvocato” che non può competere con la loro fresca ed energica seduzione. Dove sarà la verità con la minuscola rispetto a quella oggettiva e sacrale con la maiuscola? Qui, nonostante la suggestiva, tenera e commovente scena finale che non vi sveliamo, siamo nel relativismo pirandelliano della novella “Così è, se vi pare” a cui ogni spettatore potrà dare la sua risposta. I sospetti del professionista sono motivati e Daniele e Simona avranno finalmente scoperto la loro felicità dietro la “galeotta conoscenza” comune del legale che sarebbe il terzo incomodo, la strada machiavellica per conseguire il nobile scopo o fine dell’amore ,come i lussuriosi Paolo e Francesca nel V Canto dell’Inferno a scapito di Gianciotto claudicante per un piede deforme.  In questo campo c’è sempre qualcuno che soffre come la straniera,  devastata da progressiva depressione e crisi, turbe, neurologiche per incompatibilità con il lavoro ed il marito, che da una ventina di metri a Ravenna s’è gettata giù dalla finestra con la bambina di 6 anni che la scongiurava di non farlo  ed il cagnolino, provocando la morte di loro due e salvandosi invece lei che voleva farla finita. Il destino certe volte è assurdo e strano! Insomma i malati ed i sani, le due metà della nostra società con le lunghe liste d’attesa e gli scarsi posti disponibili nei pochi luoghi di cura, come i CIM ed i SAT o le RSA, a parte l’improvvisate private a scopo di lucro e spesso illegali per i mezzi di cura usati fino ai letti e camici di coercizione, devono sentirsi coinvolti in una reciproca cooperazione affettiva ed assistenziale, come la fattiva attività dello stesso Fontana. coordinatore della Rete dei Disabili  per il settore Cultura e Spettacolo, lascia intendere, nonostante le limitazioni ovvie. Massimo non desidera sulla scena  specchi e non vuole sentire musica, ma quando scaturisce la predilezione sensuale e pedagogica per Daniele al pianoforte suona ed intona la canzone della gloriosa Mina ritiratasi a vita privata a Lugano “All’improvviso una porta s’è aperta e mi sei scoppiato nel cuore, all’improvviso ! ” I rapporti umani sono fondamentali e la bella scena di Enrico Serafini li sottolinea, mentre la regia psicologica del suddetto autore Marino ha i ritmi e i tempi esatti nella scansione esplorativa prima personale e poi dialettica tra i vari personaggi. La pièce resterà in programmazione alla Cometa Off fino al 21 prossimo e ve la raccomandiamo per la scottante pregnanza degli argomenti affrontati.

Giancarlo Lungarini

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