Rumori fuori scena. Quarant’anni e non sentirli!

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Quarant’anni e non sentirli! Ecco come si potrebbe fotografare con uno scatto Rumori fuori scena, in scena a Roma al Teatro Vittoria fino al 21 Gennaio, e che da quattro decenni non ha mai cambiato né regia, né costumi, né tantomeno scenografia, ed è sempre brillantemente interpretato dalla stessa compagnia Attori&Tecnici, che riescono con mirabile energia a sostenere il ritmo incalzante della commedia di Michael Fryne nello storico adattamento di Attilio Corsini.
Humour inglese appunto, caratterizzazioni dei personaggi evidente ma mai stucchevole, movimenti scenici vorticosi, tempi teatrali perfetti: meccanismi lubrificati e incalzanti che provocano risate senza mai scadere nella volgarità e che rendono Rumori fuori scena un piccolo gioiello da poter rivedere negli anni con uno sguardo sempre nuovo.
La struttura della commedia è suddivisa in tre fasi: se nella prima lo spettatore assiste alla pasticciata prova generale di una compagnia già stanca prima di iniziare il tour per l’Italia, nella seconda invece si è spettatori del backstage mentre va in scena lo spettacolo ed infine si assiste a una replica dello spettacolo, ormai deformato dalla stanchezza e dalle ripicche che nel tempo si sono create all’interno della compagine.
Al tormentone “capito, no?” che accompagna le battute di Stefano Messina durante tutta la vicenda, che sottolinea l’apparente sicumera di Jerry, si aggiungono la rigidità e lo sguardo vacuo di Lisa, Chiara David, tipico delle attricette alle prime armi, così come le improvvise e esilaranti riflessioni di Severino, Marco Simeoli, sul senso del testo. Tutte caratterizzazioni che insieme a molte altre si confondono tra porte che sbattono e piatti di sardine che vanno avanti e indietro sulla scena. Tra i protagonisti anche il Direttore Artistico del Teatro Vittoria, Viviana Toniolo, nei panni della Signora Clackett che si prepara la prelibatezza in attesa di un programma televisivo che non riuscirà mai a guardare.
Una sorta di commedia “drammatica” in cui emergono gli egocentrismi e le debolezze degli attori, il supporto “psicologico” dei tecnici, la tenacia di un regista stremato me sempre egocentrico e di vanità incontenibile e infine complice delle debolezze degli attori: tutti costretti alla convivenza forzata durante la lunga tournée, ma anche tutti elementi che rendono l’intera piéce un’esilarante vicenda foriera di divertimento puro.

Azzurra Di Meco

ph Manuela Giusto

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