Rombo di tuono, il Kaiser e la Partita del secolo: c’era una volta il Calcio

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Per gli appassionati di calcio il 2024 è iniziato davvero male: nel giro di pochi giorni sono infatti venuti a mancare due grandi del passato, quali il “Kaiser” Franz Beckenbauer e il nostro Gigi Riva, soprannominato “Rombo di tuono” da Gianni Brera, Maestro del giornalismo sportivo italiano.

Riva e Beckenbauer hanno incrociato i rispettivi destini sportivi nella mitica “Partita del secolo”, ovvero la semifinale del Mondiale messicano del 1970 Italia-Germania 4-3. Di quella storica partita sono stati entrambi protagonisti, anche se in modo diverso: Riva, segnando il gol – un grande gol – del provvisorio 3-2 alla fine del primo tempo supplementare; Beckenbauer, resistendo stoicamente in campo e guidando da capitano vero la sua squadra fino alla fine, nonostante una spalla lussata – e il conseguente braccio al collo – a causa dell’infortunio rimediato a metà del secondo tempo.

Al di là della delusione Mondiale – l’Italia perderà poi nettamente la finale col Brasile -, quel 1970 è stato forse l’anno migliore della carriera per Gigi Riva, che soltanto un paio di mesi prima aveva vinto col suo Cagliari il primo – e finora unico – Scudetto per la Società rossoblu, peraltro aggiudicandosi anche il titolo di capocannoniere (con 21 gol). Con la Nazionale, invece, la gioia più grande era arrivata nel 1968: la conquista dell’Europeo nell’edizione giocata in casa (suo il gol del momentaneo 1-0 nella finale decisiva contro la Jugoslavia). Chiusa la carriera da giocatore, Riva tornerà in Nazionale come apprezzato dirigente per oltre vent’anni, partecipando a spedizioni come quella di USA ’94 – indimenticabile il suo affettuoso abbraccio consolatorio a un Roberto Baggio in lacrime, affranto al termine della semifinale vittoriosa contro la Bulgaria per via di un infortunio che rischiò di escluderlo dalla finale – e, soprattutto, Germania 2006, teatro del quarto titolo Mondiale per gli Azzurri.

Dopo la semifinale persa con l’Italia, Beckenbauer avrà modo di rifarsi con gli interessi, e non solo con la Nazionale tedesca, con la quale vincerà l’Europeo belga del 1972 e il Mondiale casalingo del 1974, battendo in finale la formidabile Olanda del “calcio totale” di Cruijff; anche con il suo club, il Bayer Monaco, arriveranno trionfi nazionali e internazionali, come la storica tripletta in Coppa dei Campioni tra il 1974 e il 1976. E non finisce qui: il “Kaiser” avrà una carriera vincente anche da allenatore, conquistando prima il Mondiale di Italia ’90 con la Germania (oltre ai lui, solo il brasiliano Mario Zagallo e il francese Didier Deschamps sono riusciti a vincere un Mondiale sia da giocatori che da allenatori), poi un campionato e una Coppa UEFA alla guida del Bayern Monaco.

Opponendo il “gran rifiuto” al corteggiamento serrato delle grandi del Nord – con Juve e Inter in prima fila – e rinunciando quindi, oltre ai soldi, anche alla possibilità di vittorie sicure, Riva, innamorato della Sardegna e della sua gente, aveva deciso di restare a Cagliari, anteponendo le “ragioni del cuore” a quelle del senso pratico, e divenendo così la bandiera della Società. Quella del Cagliari, dunque, è stata l’unica maglia indossata in tutta la carriera (esordio al Legnano in Serie C a parte). Una scelta semplicemente impensabile nel calcio odierno, dove il “dio denaro” ha ormai da tempo soppiantato il romanticismo in maniera probabilmente irreversibile.

Anche il “Kaiser” Beckenbauer, malgrado la parentesi americana ai N.Y. Cosmos e il successivo ritorno in patria all’Amburgo (dove riuscirà a vincere un altro campionato…) in chiusura di carriera, è stato una bandiera del suo club, il Bayern Monaco, che, come abbiamo già visto, ha portato alla vittoria sia da giocatore che da allenatore.

Riva e Beckenbauer: due veri signori, esemplari sia in capo che fuori, due icone di un Calcio (con la “C” maiuscola) che non c’è più…

Francesco Vignaroli

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