La briosa sciarada di Paolo Hendel contro le paure pubbliche e private in “Niente panico”

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Ancora una volta il funambolico  dissertare del geniale comico toscano, nato nella città di Dante agli inizi degli anni cinquanta e che ha avuto la forza di laurearsi a 44  per poi conseguire la gioia della paternità di Marta dopo un altro decennio, con una smaliziata carica istrionica ed una sottile vena di esacerbata ironia ha colto nel segno ed incantato gli spettatori del Vittoria a Testaccio con la sue civili e sociali considerazioni sulla vita collettiva e sull’abitudini dei singoli individui, spesso egoisti ed indifferenti verso il prossimo. Partendo da una malinconica nostalgia per il passato più ordinato, educato e responsabile, con cittadini coraggiosi e solidali nelle disgrazie altrui, ha giocato con sarcasmo sul presente che viviamo con molta apprensione singola e collettiva. Siamo in un Paese con oltre 2 milioni di famiglie povere e con la crescente, macroscopica, ribellione degli agricoltori che hanno marciato contro il Parlamento Europeo e le nostre maggiori città con violente proteste  per la perdita dell’agevolazioni e la revisione della PAC; l’occupazione è salita ma a livello stagionale con la crisi delle fabbriche , in particolare quella della ex FIAT ora Stellantis , con il rischio di chiusura per Pomigliano e Cassino, per non parlare dell’acciaierie Ilva di Taranto dove l’indiana Mittel s’è tirata fuori. La pandemia, ad avviso della OMS ripresa con puntiglio dal frizzante Hendel, è passata, ma parecchi portano ancora la mascherina FPP2 temendo la risalita del COVID e ciò viene ancor più accentuato dall’età senile quando gli anziani, che sovente vivono in casa con i figli per ragioni economiche o per la necessaria loro assistenza, sputano , emettono liquido nasale decongestionante, puliscono manualmente le vie aeree e sbavano, per cui i piatti dei commensali a tavola non hanno quella garanzia igienica totale richiesta dalla piena tutela della salute. Per Hendel il punto più grave si tocca allorché, dovendo spegnere le candeline del compleanno, i nonni cospargono la superficie del gelato o torta di rito con la glassa delle loro emulsioni fisiche. Sul piano sociale le comunicazioni hanno smarrito il loro carattere di relazione vocale od epistolare intima per cui siamo divenuti schiavi del cellulare e dei “mass – media” di cui non sappiamo più fare a meno, al punto da tenerlo con noi pure al bagno per non restare fuori dal mondo ed infatti il bravo e colloquiale, sornione, interattivo con il pubblico, Paolo confessa di averlo con sé durante i bisogni, fingendo di stare in azienda, altrimenti s’annoierebbe. L’attuale stagione ci preoccupa per la “sciabola artica” che c’ha colpito con un rigido clima in inverno prima che arrivasse la parentesi del bel tempo in corso, destinata a terminare dal 9 febbraio con un previsto ciclone che determinerà un netto calo della temperatura; in America abbiamo visto terribili nevicate ed all’Est siamo arrivati perfino a meno 50.Uno spavento massimo per Hendel è rappresentato dalla guerra in Ucraina e Palestina, tanto che il Papa parla del terzo conflitto mondiale a pezzi e si dice pessimista sulla possibilità di trovare un’intesa, tanto da meravigliare e sconcertare lo stesso Hendel che si chiede come il propugnatore della “Pax Christi” possa dirsi negativo sulle vie dell’intesa. Le macchine della comunicazione veloce possono essere usate come “revenge porn” per insultare, offendere, minacciare ed indurre al suicidio come è stato per  la povera commerciante  lombarda incitata al suicidio, per trasmettere addirittura immagini osé per vendicarsi degli abbandoni delle amanti che talora, anche per vili apprezzamenti su coloro che sono logorate dall’anoressia per una falsa seduzione estetica, sono spinte a togliersi la vita. Proprio questo della morte è stato un altro tema per l’attore per divagare con il suo “Cavallo di battaglia” sulla morte che diversi non sanno se affrontare in ospedale od aspettarla in casa se la fine è ormai segnata : ci sembra che lui, che ormai sulla via del tramonto a 72 anni già c’è, propenda per stare i malati terminali nel comodo della propria abitazione, senza stare a tribolare sulla barella od in un corridoio, talvolta senza coperte e cibo, finché non si liberi un posto in corsia od in una camera doppia o meglio singola. Tutto favorisce, a cominciare dalle lunghe ed incessanti liste d’attesa per cui non s’è risolto nulla e con l’autonomia  differenziata delle Regioni sarà sempre peggio, la speculazione della Sanità privata, ma non tutti se la possono permettere ed aumentano l’ingiustizie fatali per i meno abbienti. Comunque per Hendel in alcuni casi non si può affatto scegliere :in questa ipotesi rientrano quelli che incappano in un gravissimo incidente stradale senza colpa, si pensi alla suora travolta sulle strisce davanti al Brancaccio e alla piccola di 5 anni a bordo dell’utilitaria travolta dal “driver” che non andrà in carcere essendo stato condannato solo a 4 anni e 4 mesi; oppure vi sono quelli che vengono sorpresi in casa da un cataclisma quale un imprevedibile terremoto o smottamento del terreno , simile a quello di via di Vigna Jacobini, che fa irreparabilmente crollare il palazzo. Nel quadro contestuale di siffatto argomento Hendel c’ha raccontato la storia dell’amico Filippo che era  andato a visitare di frequente in ospedale fino a quando il conoscente era felicemente uscito dal coma dell’infezione virale riacquistando la parola. In codeste circostanze o i parenti indifferenti si dileguano attendendo a casa il guarito oppure restano in nosocomio per aiutarlo a rifare i bagagli. Rientrando nella categoria senile, Hendel rende omaggio al disegnatore e vignettista Sergio Staino deceduto purtroppo lo scorso ottobre e fattosi generalmente ammirare con la figura icastica e grottesca di Bobo definitosi “ Il raccattapalle del proprio destino” a cui dolorosamente s’è aggiunta in questi giorni l’indimenticabile eroina dei maxischermi, della tv e del teatro, Sandra Milo a 90 anni, legata sentimentalmente a Fellini, con poi tre matrimoni e tre figli, che l’hanno pianta a Piazza del Popolo con parecchi artisti e molta gente romana. Del gruppo degli anziani in relazione con lui e che tenta la rimozione apotropaica della “dama in nero” di I. Bergman cita gli intimi David Riondino, Luigi Manconi e Stefano Benni, di cui, per chiudere in bellezza ed accontentare il bis chiesto dal partecipe pubblico, ha letto la sublime e struggente lirica romantica “Io t’Amo” ed il versificatore come manifestazione del suo affetto sarebbe disposto a dare tutto, prendendolo pure dal firmamento celeste. Pertanto l’Amore e l’Ironia costituiscono l’efficace terapia contro le molteplici paure interiori ed esterne nel mondo, che c’attanagliano in siffatto periodo e ci provocano un senso di panico frustrante e deprimente, da cui razionalmente non ci dobbiamo far abbattere. Permane lo scetticismo che se le cose devono accadere prima o dopo  si verificheranno, il futuro non è pronosticabile, non siamo Onniscienti come Dio, possiamo solo sperare in Lui, pregarlo ed invocare la sua Bontà e Misericordia, Provvidenza, per l’Umanità. Con il sorriso e la Fede avremo un po’ di serena Pace, impegnandoci nell’esistenza per il Bene comune fine cristiano e statale derivante dalla Carità e dalla Filantropia. Il copione è stato redatto a 4 mani da Paolo Hendel con Marco Vicari, mentre la regia dai giusti ritmi e dalla perfetta impostazione posturale e fonetica dell’interprete sulla scena è firmata da Gioele Dix, che Hendel ricorda d’aver casualmente conosciuto dal dentista. Peccato che sia stato allestito per una sola settimana al Vittoria con buona riuscita di “aficionados”.

Giancarlo Lungarini

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