“Sicilia Vacanti”: nel suo album d’esordio Alessandro D’Andrea Calandra racconta la storia della sua terra

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Ed ecco a voi un artista che impara a suonare da autodidatta e che, proprio in queste settimane, pubblica il suo album di debutto in dialetto siciliano per omaggiare la sua terra, raccontandone la storia e la sua tradizione. “Sicilia Vacanti” non è solo un album  di dieci tracce che attraverso il suono ripercorre la tradizione musicale di una regione, perché l’album d’esordio di Alessandro D’Andrea è anche uno scorcio di storia e del nostro paese che in quella Sicilia ha attinto una tradizione millenaria che si è poi confrontata con il resto del mondo , prendendo spunto dalle  memorie di un tempo e di un luogo.

Con un sound etno-folk unico, anche questo reduce da uno studio approfondito della tradizione musicale del nostro paese e della Sicilia in particolare, l’artista ha voluto anche ritrarre la voce di questo popolo, riprendendo passo dopo passo la lingua e il dialetto di quella regione, dove affondano le radici culturali che ancora oggi si respirano.

La title track dell’album in particolare, racconta il coraggio di tanti giovani che, a causa della mancanza di lavoro, lasciano la loro terra- come l’artista stesso ha fatto- in cerca di un’occupazione, creando con il tempo il fenomeno dello spopolamento della Sicilia. Storie quindi di coraggio ma anche di rabbia, di rammarico e di paura, come lo è CORI FA’ LA VOVÒ, dove

“Fa’ la vovo’ ” (ovvero tradotto, fai la ninna!) è il refrain della Ninna Nanna siciliana. In questa traccia l’autore ci porta in un luogo di paura e disperazione: un rifugio antiaereo negli ipogei di Agrigento, nel corso dei fitti bombardamenti delle Truppe Alleate. Nel brano, la mamma canta una struggente Ninna Nanna al suo piccolo, mentre là fuori uno spaventoso fragore di esplosioni mina ogni speranza di sopravvivenza. …Vincerà l’Amore di una Madre o l’odio della guerra? Il dolce canto della Ninna Nanna siciliana o il frastuono delle bombe? Si chiede il nostro Alessandro, elargendo la domanda anche all’ascoltatore.

 

Quindi non solo storie di coraggio e di uomini che affrontano le loro paure, ma anche luoghi di paura dove la devastazione esistenziale delle persone deve confrontarsi con la quotidianità, con le emozioni di una madre verso il suo piccolo. Ma storie dove c’è pur sempre il lieto fine, come quella di Alessandro stesso, che dopo aver lasciato la sua terra natia, si rimbocca le maniche e, dopo la laurea e il lavoro nel campo della formazione in Veneto, ecco realizzare il suo sogno di artista, che dedica alle sue origini un intero album che raccontano il suo paese. Un album  fatto di suoni, di colori, ma soprattutto di musica e di voglia di raccontare nella lingua tradizionale, ciò che ha costruito un’intera tradizione popolare.

Sonia Bellin

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