Al Rossetti di Trieste Alessandro Albertin in “Perlasca”: l’eroe che ci interroga sulla nostra capacità di scelta

Data:

Trieste, Politeama Rossetti, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Sala Bartoli, dal 21 al 26 febbraio 2017

Alle persone che si complimentavano con lui, Giorgio Perlasca rispondeva: “Lei che cosa avrebbe fatto al mio posto?” In questa frase è riposta la chiave necessaria per iniziare a comprendere. Da lì si deve fare molta strada, restare in ascolto per riuscire a cogliere il respiro dei piccoli gesti nascosti dietro quelli più eclatanti, andare oltre alle apparenti contraddizioni, lasciare in sospeso quel che al momento non si comprende per poi riprenderlo quando si trova il collegamento giusto. Persone così non sono facilmente classificabili; a loro le etichette stanno strette. Fu, ad esempio, fascista e volontario a fianco dei franchisti nella guerra civile in Spagna, ma assolutamente non antisemita, né filonazista. Intemperante e ribelle, riusciva con difficoltà ad integrarsi se in un sistema non riusciva a riconoscersi, preferendo defilarsi e pagandone il prezzo piuttosto che scendere a compromessi con la propria coscienza o mendicare favori per se stesso.

Si finse console spagnolo nella Budapest occupata dai nazisti e, grazie a questo stratagemma rischiosissimo, protesse più di 5.200 ebrei permettendo loro di giungere sani e salvi alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Trovandosi faccia a faccia con Adolf Eichmann, seppe tenergli testa e riuscì a fare lo stesso anche con i maggiori esponenti del partito nazista ungherese delle Croci Frecciate.

perlasca 1Per lui tutto questo non fu un atto di eroismo, ma una cosa assolutamente normale che chiunque, al suo posto, avrebbe fatto. È questo che sconvolse e destabilizzò tanti, a pace avvenuta, perché costringeva ognuno a trovarsi di fronte a se stesso e alle proprie azioni, purtroppo non sempre altrettanto nobili. La conferma della verità profonda di tutto questo sta nel fatto che, una volta tornato alla vita “civile”, non si servì di quel che aveva fatto per ottenere meriti, o credito, o semplicemente un lavoro.

I riconoscimenti arrivarono molto più tardi, quarantaquattro anni dopo, grazie alla tenacia di alcuni sopravvissuti che avevano continuato a cercarlo.

Quando la vicenda venne finalmente alla luce, l’Italia fu l’ultima ad onorare, appena nel 1991, questo suo generoso figlio di cui avrebbe dovuto essere grandemente orgogliosa. Era già stato riconosciuto due anni prima Giusto fra le Nazioni dallo Stato di Israele (gli accertamenti d’obbligo per accertare la veridicità dei fatti fu per lui rapidissima) ed aveva ricevuto la Stella di Merito ungherese, oltre a diverse onorificenze da parte degli Stati Uniti, mentre la Spagna gli aveva conferito la Gran Croce dell’Ordine di Isabella la Cattolica.

Il gigantesco valore della sua battaglia, combattuta con null’altro che l’ingegno e la volontà di salvare quelle vite ad ogni costo, era indubitabile, ma nessuno poteva fare di lui una bandiera: né una certa sinistra, né una certa destra, e nemmeno certi ambienti cattolici; così, fu tenuto a distanza un po’ da tutti. La sua colpa? Aver agito secondo coscienza, “perché sono un uomo” e non all’ombra di una qualsiasi ideologia, credo o sistema di pensiero. Lo fece andando fino in fondo, sempre più incurante del proprio personale interesse: si vince o si perde tutto.

Alessandro Albertin, nato nello stesso paese in cui ora è sepolto Giorgio Perlasca, autore ed interprete unico di Perlasca – Il coraggio di dire no, affronta la scena chiedendo rispetto per la storia in modo chiaro ed esplicito, a partire dall’invito a spegnere completamente i cellulari.

La sua interpretazione è intensa, coinvolgente da principio a fine, specie nelle scene più concitate, quando il passaggio da un ruolo all’altro è rapidissimo. I tempi interni allo spettacolo sono calibrati con grande attenzione e, nella drammatizzazione, ogni personaggio ha una voce precisa, una propria intonazione e cadenza dialettale o linguistica, una gestualità che definisce e descrive solo lui; a volte interviene anche un efficacissimo gioco di luci, aumentando così la suggestione.

Nel 1990 Giovanni Minoli lo intervistò e, ad un certo punto, Giorgio Perlasca disse: “Vorrei che i giovani si interessassero a questa mia storia unicamente per pensare, oltre a quello che è successo, a quello che potrebbe succedere e sapere opporsi, eventualmente, a violenze del genere”.  Esempi come il suo sono necessari per ricordarci sempre, come ricorda anche Hannah Arendt, che sta a noi decidere se continuare ad eseguire qualsiasi ordine o, semplicemente a  capire quando è il momento di dire di no.

Paola Pini

Trieste, Politeama Rossetti, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Sala Bartoli
Dal 21 al 26 febbraio 2017
Perlasca. Il coraggio di dire di no
scritto e interpretato da Alessandro Albertin
a cura di Michela Ottolini
Produzione: Teatro de Gli Incamminati e Teatro di Roma In collaborazione con Overlord Teatro e con il patrocinio della Fondazione Giorgio Perlasca
Interpreti: Alessandro Albertin

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