Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

“Cessi Pubblici” al Teatro Filodrammatici di Milano

Data:

21-26 febbraio  2017 – Teatro Filodrammatici di Milano

                                                                                                                                                              “Ricordatevi di seppellire bene i vostri escrementi.”

Invece il drammaturgo cinese Guo Shixing e Sergio Basso regista e adattatore del testo scritto intorno al 2002, anno in cui la SARS colpì la Cina meridionale, li disseppelliscono per portarli sulla scena e raccontarci attraverso l’evoluzione dei “Cessi pubblici”, detti anche latrine, o toilette, o w.c., o vespasiani, a seconda di come li consideriamo, con chi ne parliamo, in che condizioni li troviamo, del nostro grado di educazione e di disprezzo che proviamo, il periodo storico cinese che va dal 1975 al 1995, circa. Si comincia parlando di Nixon, si finisce parlando di Clinton. Si comincia dalla Rivoluzione culturale maoista e si va a finire all’Economia Socialista di Mercato.

Ma dato che la Cina è vastissima e i non-sinologi, più di quell’ibrido di cucina che ci propinano in Italia o le tag dei prodotti che compriamo, accomunati dalla stessa ignoranza che fa dell’Oriente tutta un’erba un fascio, poco altro sanno, i due Autori hanno circoscritto la storia in un particolare cesso pubblico, dando però a quel puzzolente microcosmo un valore universale. E così della Cina ci è stato raccontato meno di quello che ci aspettavamo, e ci siamo trovati davanti a loschi personaggi del nostro familiare mondo e che ci vengono propinati fino allo sfinimento. Forse, collocati in un mondo a noi non familiare, ci avrebbero incuriosito molto di più. Basso voleva ribadire che  tutto il mondo oggi è paese. Lo sapevamo già. E guarda caso, questo concetto riguarda anche la Cina, che per decenni ha combattuto il capitalismo e ora si ritrova a sfruttarne i vantaggi, ad affondare le mani in merda altrui, che profuma però di soldi.

Il Caronte che traghetta i vari e pittoreschi personaggi per ben tre decadi, è un giovane che ha ereditato dal padre il mestiere di guardiano dei cessi, e che non smette di ricordare che in fondo la “merda gli ha dato lavoro”. Completamente privo di ambizione e di talento, o forse perché un contadino in un paese comunista  non può aspirare a nulla di meglio, il ragazzo si trova a che fare con gente di tutte le classi sociali, da un ministro molto eccentrico vestito con un completo giallo, distinto e razionale, al soldato, allo studente, all’intellettuale, tutti presi dallo stesso impellente bisogno fisiologico, come dire che gli escrementi non hanno razza, ideologia, credo, religione, morale, sesso.  Al cesso siamo tutti  uguali. Come davanti alla morte, come diceva Totò nella sua poesia “’A livella”.

Da un regista sensibile e abile, e sinologo competente quale è Basso, e proprio perché sono pochi nel campo dell’arte, ci sarebbe piaciuto più Cina e meno resto del mondo, meno canzoncine in veneto e più inni comunisti, più divise maoiste e meno vestiti in stile Molière.

Insomma pur mantenendo l’anima e lo spirito cinese si poteva raccontare lo stesso una storia universale. Invece a mio parere, per non cadere nei cliché Basso ha cambiato qualcosa che non andava cambiato. Anche dirigere attori cinesi invece che italiani, avrebbe dato più impatto alla storia, e forse attirato una parte di pubblico che si vede molto poco a teatro, pur essendoci a Milano una numerosa comunità cinese.

Certo la recitazione sarebbe stata più contenuta e meno esagerata, come è talvolta, e il pubblico avrebbe avuto l’opportunità di applaudire attori cinesi in un testo totalmente cinese. Sarebbe stata una novità molto apprezzata. Magari poi non avrebbe funzionato, ma perché non tentare?

Il nostro Caronte, dopo trent’anni si ritrova sempre a pulire cessi ma ora sono stati inglobati da un Hotel di Pechino e hanno una clientela ben diversa. Più occidentale, più avida, più moralmente degradata, più individualista e meno collettiva, più universale, più figlia dei nostri tempi.

Sia Basso che Shixing sono concordi nel mostrarci un tempo, questo nostro tempo che, seppur evoluto nella tecnologia e nell’architettura, e in molti altri campi, (il drammaturgo durante l’incontro con il pubblico ci ha svelato che l’idea del testo gli venne visitando una mostra sulla storia dell’architettura dei cessi in tutto il mondo) è povero spiritualmente, livellato e non solo negli escrementi. Siamo d’accordo con lui.

Ma qual’è la catarsi per quel povero pulitore di cessi? Non ci sarà mai? Nemmeno ora che usa guanti e mascherine e potenti disinfettanti?

Un testo che non dà speranza ma interessante da vedere, e su cui ragionare, discutere, pensare.

Daria D.

PRIMA EUROPEA
Cessi pubblici
di Guo Shixing | traduzione e regia Sergio Basso
 con Lidia Castella, Cristina Castigliola, Federico Dilirio, Mele Ferrarini, Mattia Giordano, Eva Martucci, Paolo Mazzanti, Francesco Meola, Lucia Messina, Elena Nico, Matthieu Pastore, Alessandra Raichi | acting coach Karina Arutyunyan | assistente alla regia Lucia Messina | scenografia Federica Pellati | direzione cori Camilla Barbarito
produzione Teatraz

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