Festival di Berlino: l’amore in tempo di guerra

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BERLINO, 12 FEBBRAIO – L’amore in tempo di guerra è il tema del film inaugurale della 76ª edizione del Festival del Cinema di Berlino, “No Good Men” della regista afghana Shahrbanoo Sadat, che oggi ha ricevuto un’accoglienza discreta, ma non entusiasta, da parte della stampa internazionale.

Sadat è una produttrice, regista e sceneggiatrice di 35 anni, considerata dal recente festival di Palm Springs come uno dei talenti più promettenti del cinema mondiale. In questo film debutta anche come attrice, interpretando una camerawoman televisiva separata che vive nel terrore che il marito possa rivendicare la patria potestà e portarle via il figlio di tre anni. Nura, come quasi tutte le donne afghane, è convinta che in Afghanistan non esistano uomini buoni, siano essi mariti, padri, fratelli o perfino figli. La prima parte del film è dedicata a descrivere la vita nel suo Paese nel 2021, nei giorni che precedono il ritorno dei talebani al potere. La sua convinzione verrà messa alla prova quando sarà costretta a collaborare con il giornalista più influente del suo canale televisivo, felicemente sposato e padre di tre figli, che inizialmente la respinge ma poi, poco a poco, comincia ad apprezzarla, a rispettarla, ad affezionarsi a lei e infine a sacrificare la propria vita per permetterle di salire sull’ultimo aereo che lascia Kabul, in fuga dal nuovo regime. Cinque Paesi si alternano nella produzione di “No Good Men” (Germania, Francia, Norvegia, Danimarca e lo stesso Afghanistan), ma il film è stato girato in gran parte in Germania, con un sapiente intreccio tra realtà e finzione. L’aspetto più interessante dell’opera è la descrizione, per nulla didascalica, della vita quotidiana in un Paese come l’Afghanistan, ormai quasi dimenticato dalle cronache internazionali a favore di altri Paesi musulmani oggi più rilevanti. Il principale punto di forza è rappresentato dall’ultima mezz’ora, in cui Sadat racconta la crescente relazione amorosa tra i due protagonisti, che culmina in un lungo bacio nel momento in cui la donna viene sollevata tra la folla inferocita che cerca disperatamente di salire sull’ultimo aereo della salvezza. Il film è stato presentato nella sezione parallela fuori concorso “Berlinale Special”, il che significa non poter concorrere ad alcun premio della giuria ufficiale, presieduta dal celebre cineasta tedesco Wim Wenders. Durante la serata inaugurale, alla presenza della direttrice del festival Tricia Tuttle, del sindaco di Berlino Kai Wegner e del ministro della Cultura Wolfram Weimer, è stato consegnato un Orso d’Oro alla carriera alla malese di origine cinese Michelle Yeoh, 63 anni, considerata una delle attrici più influenti e versatili della sua generazione. L’elogio è stato pronunciato dal regista statunitense Sean Baker, vincitore dell’ultimo Oscar per “Anora”.

Antonio  M.  Castaldo 

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