Sarà inaugurata il 10 aprile 2026 alle ore 18.30 negli spazi di PROSA_contemporanea la mostra personale Metamorfosi intangibile dell’artista giapponese Uemon Ikeda, curata da Alberto Dambruoso.
L’esposizione, visitabile fino al 30 aprile, è realizzata con il patrocinio dell’Istituto di Cultura Giapponese (The Japan Foundation) e della Fondazione Italia Giappone.
L’appuntamento segna una nuova tappa nel percorso italiano di Ikeda, già protagonista di recenti progetti espositivi dedicati alla presenza dell’arte contemporanea giapponese in Italia, tra cui l’iniziativa al Museo Venanzo Crocetti in occasione delle celebrazioni per il 160° anniversario dei rapporti diplomatici tra i due Paesi.
Un filo rosso
Per questa occasione, l’artista presenta un progetto installativo concepito appositamente per lo spazio romano. Fulcro dell’intervento è un ambiente costruito attraverso un filo rosso in lana e seta, realizzato in collaborazione con l’artista Ximena Robles, che attraversa e ridefinisce lo spazio espositivo invitando il pubblico a interagire direttamente con l’opera.
La serata inaugurale proseguirà alle ore 19.30 con una performance di danza Butoh interpretata da Flavio Arcangeli, pensata come estensione e attivazione dell’installazione stessa. Il dialogo tra corpo e spazio diventa così parte integrante del progetto, trasformando l’opera in un’esperienza dinamica e partecipata. Accanto all’intervento ambientale, saranno esposti anche una serie di acquerelli su carta.
Tra figurazione e astrazione
Come sottolinea il curatore Alberto Dambruoso, la ricerca di Ikeda si distingue per una costante oscillazione tra figurazione e astrazione, con frequenti riferimenti alla pratica concettuale, soprattutto nell’integrazione tra segno visivo e scrittura. Nel corso degli anni, l’artista ha ampliato i propri linguaggi includendo, oltre alla pittura, installazione, disegno e testo.
Negli ultimi tempi, in particolare, l’installazione è diventata centrale nel suo lavoro. Ikeda ha realizzato interventi in contesti di forte valore storico e simbolico, tra cui la Piramide Cestia a Roma e il Palazzo Reale di Napoli. Le sue opere, spesso costruite con fili sospesi nello spazio, generano ambienti che modificano la percezione dei luoghi, creando connessioni tra interno ed esterno e mettendo in relazione opposti come visibile e invisibile, pieno e vuoto.
PROSA_contemporanea e “metamorfosi intangibile”
Il progetto espositivo ideato per PROSA_contemporanea si sviluppa proprio su questo doppio registro: da un lato la dimensione pittorica degli acquerelli, dall’altro l’installazione che interviene direttamente sull’architettura della galleria. La performance di Butoh, linguaggio nato in Giappone negli anni Cinquanta in un clima di sperimentazione artistica, contribuisce a rafforzare il tema della trasformazione. Questa pratica, basata sull’espressione degli impulsi fisici e interiori, viene spesso definita come una “danza della metamorfosi”, da cui deriva il titolo della mostra.
Il concetto di “metamorfosi intangibile” rimanda infatti a una trasformazione non materiale dello spazio: qualcosa che non si può afferrare fisicamente, ma che prende forma nella percezione e nell’esperienza dello spettatore.
La mostra e l’artista Uemon Ikeda

Nato a Kobe nel 1952, Uemon Ikeda si forma artisticamente a Tokyo prima di trasferirsi a Roma negli anni Settanta, dove si diploma all’Accademia di Belle Arti e avvia un percorso che intreccia cultura orientale e occidentale. La capitale italiana diventa il centro della sua ricerca, caratterizzata da un approccio concettuale e multidisciplinare che attraversa diversi linguaggi espressivi. Il suo lavoro indaga il rapporto tra spazio, percezione e “vuoto”, inteso come elemento attivo e generativo.
Flavio Arcangeli, protagonista della performance inaugurale, è un artista attivo tra arti visive e pratica performativa. Formatosi in architettura, si avvicina alla danza Butoh alla fine degli anni Novanta sotto la guida del maestro Masaki Iwana, sviluppando negli anni una ricerca che unisce corpo, gesto e spazio.
PROSA_contemporanea, progetto nato all’interno di PROSA_studiolab da un’idea di Valeria Palermo, Amelia Roccatelli e Stefano Salvi, è uno spazio ibrido ricavato dal recupero di un’ex pasticceria. Oggi ospita attività di progettazione, lavoro condiviso e programmazione espositiva, con un’attenzione particolare alle pratiche contemporanee al confine tra arte e design.
La mostra sarà visitabile fino al 30 aprile 2026, dal lunedì al venerdì dalle 16.00 alle 18.30, mentre il sabato è previsto l’accesso su appuntamento. L’ingresso è libero.
Filly di Somma




