In scena il 15 e il 16 aprile 2026 al Teatro Ivo Chiesa di Genova
Nella nuova visione de Il misantropo: Shammah decide di far pronunciare le prime battute senza sipario, come se il teatro dovesse confessare subito la propria nudità. È un atto programmatico, un manifesto estetico. In questa scelta si condensa l’intero progetto: riportare Il misantropo all’essenza della parola, al suo ritmo, alla sua ferocia, alla sua capacità di vibrare senza mediazioni.
Questa nuova produzione del Teatro Franco Parenti, nutrita dalla traduzione limpida e tagliente di Valerio Magrelli, e dalla collaborazione drammaturgica di Luca Micheletti non cerca di “attualizzare” Molière, ma di ascoltarlo. E proprio in questo ascolto, rigoroso e sensibile, trova la sua modernità.
Fausto Cabra costruisce un Alceste di rara intensità: un uomo in abito scuro, figura verticale e quasi monolitica, che attraversa una società pastello, elegante e levigata, ma profondamente uniforme. La scelta cromatica di Margherita Palli e Giovanna Buzzi è un dispositivo critico. Attorno ad Alceste si muove un coro di personaggi che sembrano diversi solo in superficie, mentre condividono la stessa grammatica dell’opportunismo e della convenienza.
Cabra non interpreta un “moralista”, bensì un uomo ferito, attraversato da una nevrosi amorosa che Shammah definisce con lucidità: un amore-possesso, un nodo irrisolto che lo rende tanto feroce quanto vulnerabile. La sua disperata vitalità per usare le parole della regista è un moto continuo, un’oscillazione tra la volontà di isolamento e il bisogno di essere visto, riconosciuto, amato.
Shammah non cerca di pacificare il testo. Non lo addomestica. Lo lascia vibrare nella sua ambiguità.
Il suo Misantropo è un teatro della frattura: tra individuo e società, tra desiderio e coerenza, tra parola e gesto.
La scena di Palli, sontuosa ma mai invadente, diventa un dispositivo di risonanza: uno spazio che amplifica la solitudine di Alceste e, allo stesso tempo, la leggerezza quasi coreografica degli altri personaggi. Il movimento curato da Isa Traversi accentua questa dialettica: Alceste è sempre un po’ fuori tempo, un po’ fuori asse, come se il suo corpo non riuscisse a sincronizzarsi con la danza sociale che lo circonda.
La regia non giudica. Non indica un colpevole. Non offre soluzioni. E proprio in questa sospensione, in questa rinuncia al verdetto, si manifesta la sua forza.
Accanto a Cabra, un ensemble di attori che lavora con una coesione rara: Marco Balbi, Bea Barret, Angelo Di Genio, Margherita Laterza, Andrea Soffiantini e tutti gli altri compongono un mosaico di caratteri nitidi, mai caricaturali. Ognuno porta in scena una sfumatura della stessa malattia sociale: la paura del conflitto, la dipendenza dallo sguardo altrui, la necessità di piacere.
La partecipazione di Corrado d’Elia aggiunge un ulteriore livello di autorevolezza e misura.
Il merito più grande di questa produzione è forse proprio questo: non cede alla tentazione di “spiegare” Molière al pubblico contemporaneo. Non lo attualizza con ammiccamenti o scorciatoie. Lo lascia essere ciò che è: un autore che ha già in sé una modernità bruciante.
L’incomunicabilità, il corto circuito tra ideale e desiderio, la fragilità dell’identità, la violenza sottile delle convenzioni sociali: tutto questo risuona con una chiarezza che non ha bisogno di aggiornamenti.
La geniale regista milanese offre un teatro che non consola, ma illumina. Un teatro che non semplifica, ma approfondisce. Un teatro che non giudica, ma ascolta. Ed è proprio in questo ascolto come lei stessa afferma che si trova l’essenza del gesto teatrale.
Il Misantropo di Andrée Ruth Shammah è un dialogo vivo, un confronto, un attraversamento. È un atto d’amore verso la parola, verso la complessità, verso la fragilità umana. Lo spettacolo è un lavoro che ci restituisce un Molière nella sua forma più pura: comico e crudele, tenero, spietato ma profondamente umano.
Giuliano Angeletti
Il misantropo di Molière
Produzione
Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana
Traduzione
Valerio Magrelli
Progetto e collaborazione alla traduzione
Andrée Ruth Shammah e Luca Micheletti
Regia
Andrée Ruth Shammah
Interpreti
Fausto Cabra
e con (in o.a.) Marco Balbi, Bea Barret, Manuel Bonvino, Angelo Di Genio, Filippo Lai, Margherita Laterza, Francesco Maisetti, Edoardo Rivoira, Emilia Scarpati Fanetti, Andrea Soffiantini e la partecipazione di Corrado d’Elia
Scene
Margherita Palli
Costumi
Giovanna Buzzi
Musiche
Michele Tadini
Luci
Fabrizio Ballini
Photo
Filippo Manzini
Cura del movimento
Isa Traversi

